“Il 2009 è un anno da dimenticare per l’agricoltura italiana. Un anno contraddistinto da una serie di gravi problemi e da una drammatica emergenza che ha fortemente condizionato l’attività dei nostri imprenditori agricoli, sempre più stretti da onerosi costi (produttivi, contributivi e burocratici), da prezzi sui campi in caduta libera, dalla mancanza di un’efficace politica agricola, culminata nella finanziaria per il 2010 che lascia totalmente insolute le questioni che affliggono il settore. Quello che oggi serve è una decisa svolta, un progetto di ampio respiro, interventi coraggiosi che ridiano le giuste certezze a più di un milione e mezzo di famiglie che vivono di agricoltura nel nostro Paese”. E’ quanto afferma il presidente della Cia - Confederazione italiana agricoltori, Giuseppe Politi, in una lettera inviata ai produttori soci dell’organizzazione che suona come un bilancio, certamente fallimentare, dell’operato del governo nei confronti del mondo agricolo italiano.
“In questi mesi - scrive Politi - abbiamo assistito a continue promesse da parte del governo e dallo stesso presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che però non si sono mai tradotte in una concreta realtà. I problemi di migliaia di imprese agricole sono rimasti, anzi si sono aggravati ulteriormente. E ora c’è il rischio che per molte di loro ci sia lo spettro drammatico della chiusura. Quindi, un’assenza di politica efficace ed incisiva che ha ridotto allo stremo un intero settore. Da qui nasce la nostra forte mobilitazione che si è sviluppata sull’intero territorio e con iniziative a livello nazionale, anche con la partecipazione di altre organizzazioni agricole e cooperative. Una mobilitazione che nei prossimi mesi proseguirà ancora più propulsiva, proprio perché pretendiamo risposte valide da parte delle istituzioni e soprattutto dell’esecutivo che non può continuare ad ignorare la gravità della situazione”.
“Non c’è, dunque, da stare allegri, né da cantare vittoria. L’agricoltura - afferma ancora nella lettera il presidente della Cia - è in una crisi profonda che non ha precedenti negli ultimi trent’anni. Il governo non se ne è affatto accorto. La finanziaria per il prossimo anno ne è la prova tangibile. Solo poche e insufficienti misure che non cambiano il volto di un’emergenza che ha connotati sempre più drammatici. Appaiono, pertanto, fuori luogo tutte quelle dichiarazioni dai toni trionfalistici che abbiamo ascoltato nelle ultime settimane. Nulla è mutato. Il settore continua a leccarsi ferite che ogni giorno di più si fanno gravi. E sul futuro incombe un alone molto oscuro. Non c’è alcuna certezza. Non si può far finta di nulla. Occorre intervenire e presto. In questo particolare caso, il tempo non è certo il migliore alleato”.
“Il 2010 - scrive Politi - s’annuncia, di conseguenza, importante e decisivo per le sorti della nostra agricoltura. A febbraio ci sarà per la Cia un appuntamento rilevante:
“Certamente, da parte nostra - avverte il presidente della Cia - non sarà lasciato nulla d’intentato. Non accettiamo la logica del declino, né tantomeno staremo fermi davanti alla mancanza di una politica seria per l’agricoltura. Sin da adesso lanciamo la nostra sfida per cambiare le carte in tavola e far sì che l’agricoltura venga considerata alla stessa stregua degli altri settori produttivi. Pretendiamo dal governo e dalle istituzioni una svolta. Basta con gli annunci e le promesse. Gli agricoltori italiani hanno bisogno solo di fatti concreti e tangibili. Altro non ci interessa”.
“L’auspicio per il nuovo anno - conclude nella lettera Politi - è che finalmente il settore primario possa ricominciare a vedere la luce dopo mesi di buio completo. Noi saremo ancora una volta in prima linea per lo sviluppo e la competitività delle imprese. Aspettiamo, pertanto, risposte da chi ha altre responsabilità e che non si può limitare a parlare senza mai intervenire in maniera valida. La nostra pazienza ha, però, un limite. Gli interventi concreti e le nuove politiche devono essere adottati in tempi rapidissimi. Altrimenti rischiamo di perdere pezzi importanti di un patrimonio, quello agricolo, fondamentale per il Paese, la sua economia, la sua società”.
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