Sabato 26 Maggio 2012
   
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“PERCHÉ I PARTITI VOGLIONO ANDARE AL CENTRO?”

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TuttiAlCentroHo letto con interesse le interviste fatte a persone che a vario titolo sono o erano o si impegneranno nell’amministrazione della nostra città tramite la politica, non attraverso i concorsi pubblici per l’occupazione di quel posto o di quell’altro. Subito dopo sono andato a rileggere un articolo  a firma di Sofia Ventura pubblicato sull’Espresso del 21 dicembre 2011 dal titolo “Per favore l’ammucchiata no”.

E’ stato, per me, ulteriormente illuminante. Dalla lettura sono venuti fuori alcuni interrogativi che vorrei socializzare con voi e con i lettori di www.gioianet.it.
Perché tutti vogliono occupare il centro dello schema politico? Perché i nostri innumerevoli poli vogliono essere tutti al centro? I vogliosi di centro non hanno votato il referendum sul bcasini-fini-rutelliipolarismo?

Queste persone che si sentono di centro privilegiando la collusione (Sofia Ventura) e non la competizione sana, leale, aperta e democratica, vogliono creare un “cartello” per alterare il corretto funzionamento del mercato elettorale? Vogliono creare ulteriore confusione nel mondo della politica? E’ una metodologia di spartizione? (andiamo tutti al centro e poi chi vince fa le parti?).

Non ritengono, i centristi, che questa corsa al centro, questa collisione al centro sia un modo per seppellire definitivamente la DEMOCRAZIA DELL’ALTERNANZA? Se si realizzasse una coalizione centrista fatta da TUTTI dalema-bersani-largequelli che “vogliono il bene della città” i cittadini avrebbero ancora il potere di decidere di cambiare il governo del paese?

Il mio pensiero è che una sana e corretta competizione tra partiti di destra e di sinistra che avanzano progetti e metodi di realizzazione di progetti, seri e utili per la crescita e lo sviluppo culturale, sociale ed economico di una comunità, possa rappresentare una iniezione di fiducia verso i partiti e verso la politica, a cominciare da quella che tutti i giorni facciamo. (Mi sono convinto che la società civile non è mai esistita).

 

Commenti 

 
#3 Uno dei tanti 2012-01-15 21:46
Quante belle parole Ing. Mastrovito, ma restano solo parole, come si può coniugare la politica di destra con quella della sinistra? Lei, e la sua famiglia ( di origini missine ) come potete stringere rapporti di alleanza politica con la sinistra?
Certo che le spara sempre piú grosse Ing. Mastrovito.
Per non parlare, poi, di quel decalogo dove Lei si erge insieme agli altri a radiologo dei canditati, ma a Lei una radiografia chi la fa?
Ed infine parla di rassegnare le dimissioni, quando si è in palese contrasto con le decisioni della maggioranza, ma Lei quando non era in accordo con Longo e l'allegra compagnia, ha rassegnato le dimissioni? No! Anzi si è seduto tra i banchi dell'opposizione, poi è rientrato, poi...poi...poi..
Taccia per rispetto di chi oggi crede nella politica per il bene della nostra Città.
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#2 Mirella 2012-01-15 20:48
Un tempo gli uomini di partito usavano il partito per emergere, era il loro vessillo, il loro scudo. Mauro, non avrai dimenticato che per decenni il tuo papà e la "Fiamma" erano emblema di destra da tutti rispettati e riveriti.
Oggi uomini di partito ripudiano lo stesso perchè non li sponsorizza a sufficienza per il raggiungimento dei loro scopi, non li VALORIZZA e quindi si torna al paradosso del singolo alla guida di un non ben identificato consesso civile, possibilmente "centrato" per poi spostarsi a destra o sinistra, a seconda della convenienza. Questa è vera ipocrisia!. Non pensavo l'avrei mai affermato, ma rimpinago i Berlinguer, gli Almirante, lo stesso Andreotti (Moro mi perdoni) che almeno ERANO uomini identificabili in un pensiero politico e non ominicchi pieni di sè in cerca di autore.
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#1 mauro mastrovito 2012-01-15 19:47
In linea di principio condivido l'utilità del bipolarismo. Soprattutto per le competizioni politiche. Ma è sotto gli occhi di tutti il fallimento di questo sistema, a mio avviso a causa di un'involuzione dei partiti, del sistema elettorale e del sistema di comunicazione dei mass-media, che li hanno ridotti a strutture verticistiche e generalmente prive di meccanismi di democrazia interna.
In questo quadro a livello locale occorre, a mio avviso, andare oltre gli schemi e gli schieramenti, e costruire coalizioni fatte da persone in grado di darsi regole e programmi, e di garantire il più possibile il rispetto delle prime e dei secondi. E queste garanzie, in assenza dei meccanismi di verifica nei partiti, che non esistono quasi più, passano attraverso la qualità delle persone. Al di là degli schieramenti ideologici.
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