
Ci sono uomini che servono il potere credendosi potenti quanto chi lo possiede, altri asserviti al potere, di fatto… impotenti, ma tanto che fa? Basta portare acqua al mulino giusto per poter “macinare” la farina quando serve e comprarsi le protesi necessarie.
Altri ancora che necessitano del “viagra” adrenalinico della competizione elettorale e che, a dirla con le parole di Emiliano “hanno la tigre negli occhi” ed un delirio di onnipotenza tanto latente quanto pericoloso, i quali non esitano ad azzannare chiunque intralci i loro progetti e ad allearsi anche con il diavolo, se necessario, per realizzarli.
Intorno a loro ciambellani, uomini di corte, discreti oratori e “penne” incensanti e insipide ai quali è affidato il compito di “levigare” le asperità degli uomini tigre e crearne l’immagine.
Punti di forza? Esattamente quelli più esecrabili, che nella normalità dei casi li avrebbero affossati. E’ l’unico modo per annullarne l’effetto! Punti di debolezza? Quelli che sembravano punti di forza (e lo sono ancora), fatti passare per peccati veniali.
Questa l’arena su cui si giocherà la campagna elettorale, con ruoli “aperti” ed interscambiabili. Parola d’ordine: il fine giustifica i mezzi! Se poi tra alleanze (vere o presunte), coltellate alle spalle (più vere che presunte), compromessi, trasversalismi, consociativismo e giochi di prestigio qualcuno ci perde la faccia e la credibilità, nessun problema! C’è sempre chi raccatta i caduti, li medica e li rimanda in campo, magari incerottati e sotto un’altra bandiera…
E’ il gioco delle parti, il gioco (sporco) di una politica becera che non conosce etica né ha rispetto degli elettori, che spesso, per primi, non si “rispettano” e preferiscono rispecchiarsi nei politici che scelgono di votare.
Non è un inno all’anarchia, ma è davvero lo sconsolato sfogo di chi non riesce più a credere in niente e nessuno, neanche nel messianico arrivo di politici puliti ed onesti nell’agone civico.
Anche perché sarebbero “martirizzati” ancor prima di scendere in campo!
Ma una speranza, ancor piccola e tenue brilla. Tra Destra (c’è chi c’è, magari momentaneamente arroccato in un centro civico 121 e chi non c’è ma ci sarà) e Manca (e stavolta il termine è più che azzeccato, il PD manca davvero, ma dov’è?) il Centro “sbanca”, ramazza le fiches un po’ a destra, un po’ a sinistra e si gioca tutto per tutto: o si vince o si deve vincere, costi quel che costi (alla città, ovviamente!).
Emiliano nel suo incontro del 20 dicembre l’aveva profetizzato: “Ciascuna realtà cittadina ha un privilegio: è l’unica a conoscere i propri problemi e a risolverli. Bisogna tessere alleanze, avere buone relazioni, la nostra salvezza dipende da noi!”.
Messaggio quanto mai ammiccante nei confronti di un Centro numeroso e presente sia in fondo alla sala (Povia, simile ad un basilisco, osservava tutto e tutti pronto a pietrificare i contendenti al trono), sia in prima fila (Filippo Donvito, che si interroga sulle privatizzazioni e sulle partecipate per poi eclissarsi appena ricevuta la risposta).
Paolo Covella auspica una coalizione ampia, “una (poetica) stella polare”.
“Una volta c’era una idea massimalista con programmi di trecento pagine, oggi c’è la tendenza alla sintesi anche programmatica”.
Emiliano coglie l’assist e si sbilancia… “State in gioco – è il suo vaticinio – se progetti bene sei premiato. Serve coraggio. Terzo polo e centro sinistra vogliono stare insieme, c’è una relazione intensa, lo vediamo anche a livello nazionale…- quindi si perde nei ricordi - …la sinistra mi candidò a forza, avevo la tigre negli occhi, sentivo che potevo vincere, questo meccanismo deve scattare anche a Gioia, apritevi tra di voi, fate le primarie, fate uno sforzo possibile per stare uniti, questo progetto deve avere il DNA di durare dieci anni…”.
Il profetico suggerimento non viene “colto” dal PD ed oggi Sergio Povia si presenta candidato sindaco per le prossime amministrative e lo fa con la sua “Gioia Futura”, un mix di “personalismi” di cui sono espressione Nicola Ardillo, Capodiferro, Francesco
Ventaglini e Antonio Mancino (quest’ultimo nato in Rifondazione, approdato tra i socialisti con Ventaglini ed oggi tutti appassionatamente insieme nell’UDC), Filippo Donvito in Italia Futura (così affine a Gioia Futura e allo “sceriffo” che qualche lustro fa lo querelò), Leogrande per l’API e Tuccillo in FLI.
Persi per strada alcuni dei “simboli” inizialmente sponsor poviani, ovvero la Lista Emiliano e quella Schittulli (mai dire mai in politica!).
Né Povia esita a dichiarare di essere pronto al dialogo anche con altre realtà politiche, nello specifico Puglia prima di tutto (De
Leonardis permettendo) PD e persino PDL.
Una grande, orgiastica ammucchiata, ci manca solo l’IDV (ma Castellaneta resiste).
Quel che davvero lascia basiti è la dichiarazione del geometra Ardillo che identifica la rinascita di Gioia nel PalaCapurso (feudo di Celiberti), nella Piscina (contea di Tuccillo) e nel Seven (marchesato di Castellano).
Giusto per non sbagliare Povia chiarisce meglio il suo pensiero: prima contiamo i soldati (e le munizioni), poi pensiamo alla strategia per vincere.
Uno scenario apocalittico: all’orizzonte già si intravedono passaggi a livello murati su binari deserti (le tratte di Trenitalia stanno isolando il Sud più di una guerra di secessione), discariche tossiche (i cinesi vengono a lavorarci direttamente, perché spostare la materia prima altrove?), inceneritori, compostaggi, torri faro ogni cinque metri e già che ci siamo cementifichiamo anche le vigne del primitivo e copriamo di “familiari” pannelli solari tutta la Murgia e guai (per fittiana coerenza) a difendere l’ospedale!

Se Sparta piange, Atene non ride. Finita la sagra del pupo fritto, dopo festa, farina e forca ecco spuntare un centro multifunzionale per raccattare consensi tra la società civile, quella degli universitari (rigorosamente giovani di destra), dei mediatori forensi, dell’associazione dei marinai, del garante del contribuente e chissà cos’altro ancora bolle nella “cucina” di Pierolò che proprio non ci sta a cedere lo scettro.
Manca tra il re Leone e il gigante Golia un piccolo Davide armato di fionda… chissà se prima o poi troverà il coraggio di sfidare i due “aspiranti sindaco a tutti i costi”, costi quel che costi!
(Per gli scatti fotografici si ringrazia Donato Mastromarino per la collaborazione)
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Commenti
Dov'è il nuovo, dov'è il programma?
Forse il PUG (per gli studi professionali), il cimitero ai privati, la discarica?
Il Davide tanto acclamato non può che esser in ognuno di noi. Non esistono supereroi, ma gente che comune che può condividere capacità, voglia, determinazione per lavorare alla realizzazione del “Bene Comune”. Il Davide tanto acclamato ha nome e cognome e mette la faccia nell’espressione delle sue idee, poiché è l’unico modo per dirimere le nebbie e dare forma ad un esercito di “Cittadini” che sanno confrontarsi, unirsi e spaventare anche il più immenso dei Golia.
ITALIA FUTURA di Montezemolo e Povia cosa mai possono avere in comune con i reali bisogni dei cittadini gioiesi???
Finti moderati, giù le mani dalla nostra Gioia del Colle.
"ANCORA TU,NON MI SORPRENDE LO SAI? ANCORA TU, MA NON DOVEVAMO VEDERCI PIU'?."
Ma per piacere...
Il vero problema è che sui Giovani a Gioia nessuno scommette, anzi vengono visti dai partiti come i "riempiliste" della situazione...
che quando era con la destra sparava
sulla sinistra, con che faccia si
ripresenta! Gioiesi dalla memoria corta.
Sono disgustato per non parlare di tutti gli altri...