“A proposito di aggiudicazioni di bandi. Nulla di straordinario"

municipio gioia del colle

città di tutti - la bottega“Premesso che ogni volta che una comunità riesca ad avvalersi di fondi atti a realizzare progetti utili alla crescita del suo territorio, c’è solo da rallegrarsi, occorre però fare delle precisazioni. Innanzitutto vale ricordare che partecipare ad un bando è ormai diventato unica fonte di accesso, per le casse sempre più vincolate degli Enti locali, a importanti finanziamenti per opere altrettanto importanti. Se poi alcuni di questi fondi se li aggiudicano una quarantina di città dell’area metropolitana di Bari, si capisce immediatamente che non vi è nulla di straordinario come da un po’ di tempo alcuni amministratori sbandierano.

Quasi come una vittoria epica. Fa specie rilevare che si valutino le capacità politiche di un’amministrazione sulla base dei fondi aggiudicati. Lo diciamo da sempre: non è importante aggiudicarsi i fondi quanto canalizzarli nel modo migliore. E purtroppo non è sempre così. Abbiamo imparato in questi due anni che il trionfalismo è la cifra che contraddistingue la nostra amministrazione, ma l’onestà politica, prima ancora che intellettuale, dovrebbe portare invece ad una certa cautela.

Perché se ad una prima lettura, viene spontaneo inneggiare al successo politico, subito dopo non si può non pensare ad una serie di bandi aggiudicati in passato che non hanno sortito gli effetti desiderati.

Buona parte delle opere realizzate con fondi di diversa natura (PON, POR, statali, europei e regionali) non fanno che sollevare polemiche anche a distanza di anni: pensiamo a Piazza Kennedy, al recupero di diversi edifici quali le distillerie o Palazzo Sant’Antonio o Palazzo Serino e Palmentullo che dopo anni ancora non hanno trovato un uso adeguato non costituendo così un reale arricchimento per Gioia del Colle. O ancora alcune aree verdi anche peggiorate dai nuovi interventi o le aree di svago non utilizzabili per vizi di forma o per errori di progettazione. O la mensa sociale! E sicuramente stiamo dimenticando qualcosa! Il vero motore di questo entusiasmo partecipativo, ai bandi, dovrebbe essere la valutazione di impatto nel tempo, la sostenibilità insomma o, come dicono i francesi, la durevolezza. E soprattutto alla base dovrebbero esserci processi di democrazia partecipata che coinvolgano i cittadini, gli attori principali di questi cambiamenti.

E se questo può essere un risultato più difficile da raggiungere, magari coinvolgere i consiglieri, non in quanto decisori ma in qualità di rappresentanti dei cittadini stessi. Per evitare che poi ci calino dall’alto progetti dall’impatto sociale, ambientale o urbanistico, discutibili, per usare un eufemismo. Per evitare cioè di vedere magari costruire un plesso scolastico o un’appendice di un plesso, senza valutare anche scelte diverse, senza comprendere se stiamo sottraendo piuttosto che aggiungere. Qualunque intervento urbanistico impatta sulla gestione dei tempi e degli spazi di una città che diventano problemi di traffico, di gestione delle questioni personali dei singoli, di inquinamento, con molteplici implicazioni di disagio.

E invece no!  Quasi sempre ci si candida in extremis e quindi non si ha il tempo di condividere! Precisiamo che i tecnici stanno facendo un grande lavoro, anche di informazione attenta e puntuale ai nostri consiglieri. Quello che continua a mancare è la progettazione e la condivisione politica. Del resto la partecipazione ad un bando non significa la certezza dell’aggiudicazione ma una discussione aperta forse potrebbe evitare errori che pagano solo e soltanto i cittadini. Quegli stessi cittadini che auspichiamo riescano non solo a sperticarsi in lodi sui social, spesso richieste dai destinatari stessi, ma anche a costituire quella massa critica che contribuisca a rendere la nostra città sempre più sostenibile”.

“Città di tutti – La Bottega”