Il 22 giugno avevamo segnalato l’esasperazione degli abitanti e dei commercianti di via Roma, pubblicando la lettera da loro predisposta per la raccolta firme (http://www.gioianet.it/cronaca/1467-lesasperazione-degli-abitanti-e-dei-commercianti-di-via roma.html, lettera firmata da oltre 90 sottoscrittori tra cui Terranova uomo e bimbi, Lena profumeria, Calliope, Nemo abbigliamento, la gioielleria, il parroco di S. Lucia, Roman's Swarovsky, il Bar Roma, la Tabaccheria, Benny boutique, Liliana donna, Boutique bimbo, Toys giocattoli, Donvito abbigliamento e Abbigliamento Antonicelli.
Nella lettera, presentata il 1° luglio al sindaco ed al presidente della Spes, veniva anche chiesto il rispetto di un’ordinanza sindacale.
A distanza di 10 giorni dalla stessa, è giunta nelle mani degli organi preposti ed i risultati non si sono fatti attendere.

Nella lettera, infatti, si chiedevano a gran voce l’applicazione di divieti per salvaguardare l’igiene pubblica e gli arredi, un maggior controllo del rispetto delle più elementari norme di educazione civica (non giocare sul sagrato della Chiesa di Santa Lucia, non disturbare la quiete notturna, non scorazzare con bici e motorini mettendo a repentaglio la vita di anziani e bambini).
Tonia Scarnera, tra i firmatari della lettera, dichiara che al suo rientro dal lavoro ha trovato su via Roma “il camion della Spes e due “tre ruote” con quattro operai, i quali avevano già potato tutti gli alberi, ripulite le panchine e sostituiti i tombini rotti”. Motivo per cui ringrazia “il presidente della Spes e gli stessi operatori a nome di tutti gli abitanti e commercianti di via Roma per aver esaudito la prima richiesta della petizione”.
Come sempre in questi casi emergono “a bocce ferme e giochi fatti” voci fuori dal coro. E’ il caso di un noto pub che “con il chiasso ci lavora”, uno dei pochi “dissenzienti” non firmatari della lettera denuncia, che vede questa iniziativa popolare come un pericolo per il futuro della sua attività. Senza rendersi conto che la protesta non è contro la presenza notturna della sua potenziale clientela, quanto verso determinati comportamenti che la stessa assume, che nulla hanno a che vedere con l’attività commerciale.
Si può anche consumare e vivere la notte ma senza sporcare o arrecare danni o disturbo alla quiete pubblica. E’ solo questione di civiltà, oltre che di sensibilità civica, e le richieste presentate agli enti preposti andrebbero condivise e appoggiate non ostacolate.
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