Silvia Pietroforte ha “poeticamente” conquistato la giuria popolare del premio internazionale di poesia "Ciro Coppola" di Ischia, tanto da essere eletta vincitrice della XXXIII edizione con "Scevra presenza".
Un premio che ha portato agli onori della cronaca letteraria il liceo Classico P.V. Marone che Silvia frequenta essendo in II A, da pochi mesi affidato alla dirigenza del professor Rocco Fazio.
Un successo che vede “madrina” la professoressa Grazia Procino, che oltre ad accompagnare ad Ischia Silvia e Maria Natile Martino, anche lei in corsa con una splendida ode poetica, ha suggerito per non dire “ispirato” la felice partecipazione al concorso stesso, ben conoscendo le loro capacità.
“L’esperienza a Ischia ha lasciato un segno indelebile nell’anima dei ragazzi partecipanti, dei cinque finalisti del premio di poesia - – dichiara Grazia Procino - ma anche in quella degli alunni delle scuole superi
ori di Ischia e Procida, che costituiscono la giuria popolare di un premio meritorio e speciale. La specificità del premio “Ciro Coppola”, infatti, è quella di affidare il compito di segnalare le migliori poesie a una giuria tecnica e di assegnare la scelta della poesia vincitrice a una giuria popolare di alunni, coetanei ai giovani poeti.
Ho visto nell’isola campana la passione che da sola può eliminare gli ostacoli e i problemi, ho toccato i sogni di ragazzi che si nutrono di arte e respirano la poesia. Ragazzi provenienti dalla Lombardia, dalla Calabria e le nostre due allieve, Silvia e Maria, che hanno incantato la platea della giuria popolare con le loro riflessioni e argomentazioni intorno alla poesia da loro composta.
Il coraggio di esprimere le proprie emozioni e gli stati d’animo è raro ai giorni d’oggi, mentre, paradossalmente, raccontarsi in televisione sembra essere diventata una moda a cui non sottrarsi, per questo acquista ancora più valore un’occasione in cui poter svelare la propria personalità senza ritrosie e ipocrisie.
Leggere la propria esistenza attraverso la scrittura poetica è una gioia indescrivibile e una ricchezza ineguagliabile, questo è il messaggio che i giovani poeti hanno trasmesso a tutti noi che eravamo lì”.
Per Silvia ancora tanta emozione: “Custodirò preziosamente, come se fosse un feto indifeso, l'arte che ho respirato nei giorni indimenticabili che ho trascorso ad Ischia. Rimarrà ferma ed invecchierà nelle mie memorie, non smarrendo mai la sua essenza né i suoi magnifici e suggestivi colori. La poesia è immortale ed è per questo che il concorso ‘Ciro Coppola’ deve permanere negli anni.
Prima di partire per Ischia ho portato per giorni dentro di me una dicotomica sensazione di entusiasmo e ansia, originati dal fatto che mi era ignoto ciò che mi attendeva ma al contempo ne ero affascinata, speranzosa di incontrare dei ragazzi con cui condividere il mio immenso amore per la scrittura.
Tutte le mie sensazioni negative, giunta lì, sono state travolte dal calore sprigionato dalla magnifica accoglienza che hanno spontaneamente dato a tutti noi. Non siamo stati partecipi di un asettico concorso, uno di quelli in cui la competizione si fa protagonista, dove l’ansia che aleggia fastidiosa, riesce a cancellare ogni stilla di positività.
La scia che il percorso ci ha lasciato, prepotentemente si è insinuata in ognuno di noi e nel tempo di un lungo respiro ci ha fatto commuovere solo guardandoci negli occhi e osservando silenziosamente quanto sia meraviglioso il lavoro che ognuno può compiere se mosso dentro.
Il dibattito con la giuria popolare composta dai ragazzi è stato sorprendente, ho apprezzato molto il contatto con i miei coetanei, sono stata lieta di poter interagire con tante personalità differenti e soprattutto riscoprirle molto disponibili, sensibili e aperte. Vedere i loro sguardi mentre discutevamo mi ha conferito una gioia immane, mi sentivo a casa, sembrava conoscessi tutti da sempre per la semplicità e la disinvoltura con cui abbiamo parlato”.
“Questo concorso – continua Silvia - ha reso visibile quel “pathos” che spinge ognuno ad imprimere nelle parole ogni singolo colpo che, in modo positivo o negativo, ci segna. Ci ha fatto
rinascere, ci ha permeati di emozioni inspiegabili, ci ha insegnato che non è vero che i sogni non danno il pane e ci ha mostrato che c'è un angolo nel mondo dove gli uomini non hanno paura a mostrare al vento la propria anima incustodita o distrutta, fragile, buona, sporca. Forse un aspetto negativo c’è in tutta questa meraviglia…è fuggita via troppo in fretta che a volte ripensandoci mi pare di aver sognato solamente”.
Per quanto fugace possa essere la gioia, ed effimero il ricordo della premiazione, vi è un tangibile segno di “eternità” nei versi di Silvia… Di seguito la poesia vincitrice del concorso ed il link (News di TeleIschia ), su cui la premiazione è stato pubblicizzata.
Scevra presenza
E’ nell’aria che s’ode il tuo lento fiato
è come il battito d’ali di una falena morente:
mi lambisce le gote con un ricordo soffocato.
Si dirada nel sangue la tua anima silente
nei miei sogni notturni m’invade.
Da infante mi fondevo stanca sul tuo ventre,
disegnavi storie sulla mia candida schiena,
vagavano blande le tue fragili dita di rena
e taciturna percepivo la tua ruvida mano
muoversi a rilento e scivolare piano.
Assopita dal languore delle melodie che intonavi,
sul tuo petto adagiavo il capo sudato
e mi smarrivo tra i tuoi battiti soavi
abbandonandomi ad un profondo sogno dorato.
Con gelido inchiostro hai lenito la mia sete ingiuriosa,
di carta ingiallita di polverosi tesori mi hai gremito le ossa
e scrivendo su sinuose stille svelavo segrete storie, silenziosa:
raccontavo all’arido cielo dei tuoi vividi occhi in sommossa
feroci, fervide, furiose fiere funeste ferite dal tempo.
Lenta si è compiuta la mia metamorfosi
e con membra evolute, scolpite dal vento
vedevo sbiadirsi il tuo aspetto opulento
ingoiato fugace dal tempo delittuoso;
le tue scure fiere si sono affaticate brevemente
e le tue mani grandi hanno perso vigore
mentre, rapido, si spegneva il tuo corpo possente
liberando nel vento uno straziante fragore.
Inerme, osservai la boriosa ferocia della vita
la sua ingordigia, i suoi artigli taglienti
la condanna che cela, i suoi cupi tormenti
il dolore che arreca la sua impervia salita.
Ora, ti scovo nei miei cromosomi, ridente
è lì che tessi nostre memorie sovente.
Rimembro ancora il tuo intenso odore,
dei tuoi passi veloci imito il ritmo incalzante
e tra gemiti amari di una ferita dilaniante
il tuo brillante sorriso mi riveste il cuore.
La tua essenza, padre mio, è un’eterna fiamma:
mi scioglie quest’anima che gelida cala dagli occhi.
Potessero le mie lacrime divenire tua linfa vitale.
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