Martedì 16 Agosto 2022
   
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CHIESA SS. CROCIFISSO, PATRIMONIO DA SALVAGUARDARE - le foto

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crocifisso-altareSi sono conclusi il 14 settembre i festeggiamenti in onore del SS. Crocifisso. Una devozione antica, ancor viva e molto sentita che ha riunito nei giorni 12, 13 e 14 numerosi fedeli.

Una celebrazione priva di fasti, sobria, raffinata e disarmante nella sua semplicità, che ha visto volgere l’attenzione, come è giusto che sia, al Crocifisso, al suo culto, alla devozione popolare che ha “scolpito”, “levigato” e scritto importanti pagine di storia della comunità.

banda-musicaleAd impreziosire il triduo costellato di messe, il concerto del Corpo Bandistico Musicale “G. Argento” e la conferenza sul tema “Storia, arte e pietà popolare nella chiesa di Sant’Antonio”, curata dalla restauratrice Maria Gaetana Di Capua e dal professor Mario Girardi.

cappellanoDon Carlo Lattarulo ha sottolineato quanto la devozione popolare abbia contribuito ai restauri già effettuati, ed annunciato l’avvio dei prossimi lavori: la riparazione del tetto ed il restauro del Crocifisso ligneo.

ultima-cenaNecessario, ma non ancora urgente, l’intervento sul Cenacolo custodito nel refettorio.

girardiNel corso della conferenza il professor Girardi ha rivolto al sindaco Piero Longo, presente in Chiesa, un accorato appello, affinché l’Amministrazione restituisca le otto tele rinvenute in una nicchia del coro superiore – struttura finalmente agibile, oggetto di un recente restauro - attribuite a Fra’ Giuseppe da Gravina e datate 1686.

dipinti-da-restituireLe opere attualmente nel Palazzo comunale, rappresentano un ciclo di angelica passione, purtroppo orfano della tela centrale raffigurante il Cristo crocifisso, probabilmente trafugata nel 1865, quando lo stato unitario soppresse tutti gli ordini ed il convento divenne parte del demanio pubblico, prima di essere “riacquistato” dal Comune e riconsegnato al culto.

Un ritrovamento casuale a seguito del restauro del “Perdono di Assisi” di Fra’ Giacomo da San Vito, cui collaborò l’associazione Artensione con i maestri Sergio Gatti e Mario Pugliese.

sindaco-piero-longoSe meritoria è stata l’opera dell’Amministrazione nel restaurare le opere – commenta il professor Girardi - non lo è nel sottrarre oggi alla fruizione della pietà e della devozione popolare, un ciclo pittorico che non può essere allocato altrove, senza perdere la sua identità”.

Il sindaco, preso atto dell’istanza, ha a sua volta invitato i rappresentanti delle precedenti Amministrazioni ad un tavolo di concertazione, per decidere in merito al trasferimento delle tele nel coro alto del convento.

Non ha, inoltre, esitato ad offrire un suo personale contributo ai restauri in programma, precisando di voler attingere al proprio reddito, in riferimento alle cocenti polemiche sorte sulla statua di San Filippo.

fedeli-crocifissoDi certo non sarebbe necessario un simile sacrificio ed atto di devozione da parte del primo cittadino, se le tante risorse “bruciate” in effimere mondanità ed inutili opere ed arredi urbani si destinassero al recupero di manufatti artistici, architettonici e storici, di cui tutti i gioiesi che versano tasse e vari “oboli” nelle casse comunali, vorrebbero potersi sentire - al pari del sindaco - devotamente orgogliosi.

Investire nel patrimonio storico di una comunità è progettarne il futuro. Ben lo sanno coloro che vivono a Pompei e “di Pompei”, in lotta con le 32 disposizioni di chiusura degli scavi.

san-antonio-di-padovaTornando in argomento, precisamente alla conferenza sul restauro di Sant’Antonio di Padova e dell’Immacolata, più di un segreto storico ed artistico è stato svelato ad un pubblico numeroso ed attento.

Don Carlo sottolinea l’importanza di trasferire alle generazioni future un patrimonio artistico di immenso pregio (ben cinque opere pittoriche di Fra’ Giacomo da San Vito, il Crocifisso ligneo di Fra’ Angelo di Pietrafitta e le otto tele miracolosamente rinvenute, attraverso cui Fra’ Giuseppe da Gravina narra l’apoteosi della passione di Cristo).

nativit“Velature” storiche, economiche e devozionali vibrano e riverberano tra l’amalgama degli oli stesi su tele robuste, cucite con cura.

Osservando la “Natività” di Fra’ Giacomo, Girardi esorta a soffermarsi sull’unicità della presenza dei pastori adoranti, emblema di “Madonna Povertà” e degli umili di ogni tempo, con fuscelli di ricotta tra le mani, quasi ad anticipare la vocazione gioiese nel settore lattiero caseario.

Don Carlo, conclude l’introduzione dedicando un pensiero alla restauratrice delle prime tele, Teresa Piacente ed indica le opere di recente restituite al loro splendore da Maria Gaetana Di Capua. Quest’ultima, con garbo ed appassionata competenza, si sofferma sulle tele di Sant’Antonio di Padova, il cui restauro è stato ultimato in luglio e dell’Immacolata, pervasa da un primigenio lucore, adombrato da sovrapposizioni di cromie ed integrazioni improprie, impreziosita da angioletti nascosti tra le nuvole, “coperti” nel ‘700.

restauratriceDel Sant’Antonio, la cui effigie compare nel sigillo usato dai frati, la restauratrice sottolinea il pessimo stato di conservazione. La tela - a malapena inchiodata al listello tarlato nella parte dipinta - in lino “spigato” proveniente da Venezia, attesta la presenza di maestranze pittoriche operose lungo la costa. Presenti gocciolature ed evidenti cuciture sulla tela inaridita, tanto da esser necessario “foderarla” con altro lino e crearle un nuovo telaio, dopo aver riparato con lo stucco le piccole lacerazioni ed aver ridipinto tali segmenti con la tecnica del rigatino, necessaria per individuare le parti su cui è stato operato il restauro.

san-antonio-dipintoLa Di Capua ricorda che in passato era necessario bagnare più volte la tela - in gergo pittorico per “stancarla” – per evitare che il colore negli anni si “muovesse”. Tali tecniche erano usate dai maestri più esperti, così come l’uso di lacche costose e colori pregiati tra cui i lapislazzuli. Della stessa opera si esalta la nicchia, dipinta in modo così realistico da diventarne parte integrante.

Il professor Mario Girardi, nel suo successivo intervento, sottolinea la “fissità manieristica” della rappresentazione devozionale del Santo, evidente proiezione verso il Divino e l’Eterno, in contrasto con la vivacità appassionatamente umana che trapela dai suoi occhi, sotto lo sguardo di un ancor più vivace Gesù Bambino.

L’Infante rivolge la sua attenzione al Santo, accarezzando con la manina chiusa a pugnetto la sua guancia e benedicendo con l’altra i fedeli. Il suo stesso sguardo sembra vagare tra gli uni e l’altro.

quadro-restauratoMaria Gaetana Di Capua, nel descrivere l’intervento sull’Immacolata, rivela che la tela non foderata, formata da tre drappi, presenta ben due lunghe cuciture, visibili in trasparenza, e delle alette. Recuperati l’antico telaio, dopo l’indispensabile disinfestazione e la più recente cornice.

L’opera ha riservato non poche sorprese: i due angeli che affiancano la Madonna, recando foglie di palma, ramoscelli d’ulivo, gigli ed una rosa bianca, sono stati dipinti nel ‘700, con una tecnica più materica che denota minore esperienza. A seguito di tale intervento erano “scomparsi” due angeli di squisita fattura, ora tornati in volo tra le nuvole, e il velo svolazzante, contestualmente sostituito da una fluente capigliatura.  Modificati anche il colore del viso e delle mani della Madonna ed il rosso di maniche e cinta. Inteneriscono i “ritrovati” puttini, in parte coperti dagli angeli “postumi”, in un commovente ed improbabile tripudio di braccia e piedini.

interno-chiesa-crocifissoMario Girardi nel suo intervento ha ricordato l’importanza della devozione dei fedeli, cui si deve il recupero del patrimonio - non solo artistico - di uno dei più antichi luoghi di culto, di proprietà dei Cavalieri di Malta.

Successive transazioni portano tale proprietà tra i beni ecclesiastici ed è all’arciprete che i Francescani Riformati dell’ex Provincia Minoritica di San Niccolò di Lecce chiedono il permesso di costruire un convento, venendo a Gioia con le loro maestranze.

Qui vi erano già i Francescani, insediatisi fin dalla metà del 1200, ma l’aver trascurato “Madonna Povertà”, come attestato dal lascito “del bue più grasso” da parte di Reone Guarnita al guardiano francescano nel 1292, aveva reso “tiepidi” i rapporti con i fedeli.

crocifissoNel 1623 era molto sentito il culto di Sant’Antonio: artigiani e contadini curavano con devota abnegazione la cappella intitolata al Santo. La confraternita di Sant’Antonio di Padova e dell’Immacolata, una delle più fervide ed attive, guidata dal priore Donato Gallo, accolse con gioia i Riformati.

I confratelli, vestiti di bianco per esaltare la purezza di Maria, aiutarono con  dedizione i poveri fraticelli scalzi.

La Chiesa è intatta. Tolti gli stucchi ritroviamo esattamente le mura e la struttura originaria, i gioielli in essa incastonati ne esaltano la bellezza e compongono tasselli di storia antica. Ed è gioiese la più “datata” tra le opere di Fra’ Giacomo, seppur in contraddizione con il pensiero di Padre Perrone, uno dei massimi studiosi del francescanesimo pugliese.nativita-particolari

La Natività, infatti, risale al 1639, la firma del frate ed una sua scritta “datano” inequivocabilmente l’opera del discepolo di Fra’ Francesco da Martina. Insieme avevano dipinto Sant’Antonio e l’Immacolata che vede in adorazione San Pietro D’Alcantara, padre spirituale di Santa Teresa d’Avila ed il taumaturgo San Salvatore da Horta.

crocifisso-2Ma è il Crocifisso in legno, uno dei diciotto attribuiti a Fra’ Angelo da Pietrafitta, il protagonista indiscusso della serata.

Il simulacro, risalente al 1696, soffuso da un’aura di leggenda che lo vede animarsi e colloquiare con il suo scultore, esprime una così intensa sofferenza da essere eletto emblema della Passio Christi. Il volto di Gesù, a seconda dell’angolazione, cambia espressione tanto da apparire smarrito in un incerto sorriso, agonizzante e morente.

Tra le spine che lo trafiggono e le piaghe che ne feriscono il corpo, ecco crocifisso-piaghecomparirne a sorpresa una sesta. E’lì, sulla spalla, laddove poggiava la croce, ad attestare l’empatica condivisione del doloroso calvario tra l’artista e la sua creazione.

Il Crocifisso che tanta pietà e devozione ha raccolto anche oltre oceano, essendo a lui devoti gli emigranti gioiesi trasferitisi in America, come attestato dalla corrispondenza e dalla messa celebrata in loro ricordo, racchiude altri misteri. Da ben 60 anni è posizionato, ovvero “imprigionato” nel caveau della sua nicchia, protetto da un pesante cristallo incorniciato dal legno intagliato dal maestro Giuseppe Vinci e “dorato” da Filippo Dentico.

Il timore reverenziale determinato dagli uragani scatenatisi ogni qualvolta il Crocifisso veniva portato in processione, convinse i devoti che “volesse” e dovesse restare perennemente in Chiesa. Un motivo di natura strutturale e statica potrebbe anche essere all’origine di tale decisiincontro_crocifisso_017one…

Mentore di Mario Girardi, ricordato con affetto Tonino Masi, per decenni “custode” del Crocifisso.

Di seguito i nomi dei benefattori residenti in America, cui va il saluto del Comitato in cui operano Rosanna D’Aprile e Gianni Santamaria: Rita (deceduta), Giovanni e Doria Tanzilli, Silvestro e Margherita Fiore, Savina Nigro e famiglia, Pietro e Giuseppe Dorio, Fusillo De Vanna, Steiner Gemmati ed Antonio Procino.

Un grazie anche a Mario Di Giuseppe per il sempre più prezioso contributo fotografico, in questa particolare occasione anche “artistico”, ed al professor Mario Girardi per le notizie su Fra’ Giacomo, tratte dal pregiato estratto da “Miscellanea Franciscana Salentina” a sua firma: "Fra Giacomo da San Vito a Gioia. Il Percorso artistico nella Chiesa di S. Antonio di Padova".

Commenti  

 
#1 Paolo Covella 2010-09-17 15:06
Vorrei ricordare un piccolo episodio capitatomi nel 1974 o 75. In quegli anni, facevo parte del Consiglio di Amministrazione dell'Ospedale Paradiso. Le tensioni politiche si tagliavano a fette in quell'Ospedale, perchè esso era, di fatto, il "centro di gravità permanente" di tutta la politica locale. Non a caso c'era un personaggio che fu CONTEMPORANEAMENTE Sindaco, Segretario della Dc e Segretario Generale dell'Ospedale! Un giorno un infermiere di ortopedia, mi allertò sommessamente( all'epoca dialogare con i rossi, era un delitto...) sul fatto che nei bagni di quel reparto, c'era una perdita di acqua che corrispondeva esattamente alla cappella del Crocifisso. All'altezza del ginocchio sinistro della sacra immagine, sul raso rosso, si notava effettivamente un alone di umidità che, se non rimosso, poteva causare un danno alla statua. Fu un colpo per l'allora padrone dell'Ospedale: come si permette un laico spretato (ma allora nel Consiglio di amministrazione eravamo alleati con l'arciprete don F. Di Maggio...)di occuparsi di cose che non gli riguardano? Inevitabile la (quotidiana) baruffa: ma dopo qualche giorno la riparazione fu effettuata. Conoscendo l'accidia del personaggio, debbo davvero pensare che si trattò di un miracolo....
 

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