Giovedì 02 Luglio 2020
   
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PORTE APERTE AL “MUSEO DELLA CIVILTA’ CONTADINA”

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In occasione dellaDSC04480.jpg2 XII Settimana della Cultura il MiBAC apre gratuitamente al pubblico, per la durata di dieci giorni, tutti i luoghi statali d’arte presenti su tutto il territorio italiano con l’intento di toccare più da vicino il ricco patrimonio artistico e culturale che esso ci offre.

Strettamente personale e motivata la scelta di appoggiare questa iniziativa da parte di Vito Santoiemma che apre alla collettività il “Museo della civiltà contadina”.

Passione e ricerca hanno donato a quest’area una collocazione spazio- temporale, che si estranea da quella attuale, riproponendo oggetti del mestiere e del vivere comune di un epoca che non è più la nostra, ma che è madre di tutti quei processi che hanno condotto all’odierno sviluppo del prodotto iniziale.

Sotto la guida di Nicola Traversa, l’itinerario parte dall’esclusività del primo ambiente, più piccolo, adibito quasi esclusivamente per dare risalto all’esposizione di un pezzo raro: si tratta di un mulino antico, un pezzo unico dell’Ing. Alberto Riva. Nella stessa stanza alcuni pezzi di rara manifattura del fabbro Cristoforo CastellanetaDSC00653, recuperati fortunosamente da Vito Santoiemma da una di quelle “storie da non raccontare”, e una teca contenente un Pastrano, un mantello in tessuto grossolano usato dai militari.

A seguire, un secondo e ultimo grande ambiente suddiviso come se fosse un piccolo centro di artigianato dove ogni lavoratore d’altri tempi si è ritagliato il proprio spazio. Prima di tutto si può osservare la “Noria”, un marchingegno ideato nel passato per tirare l’acqua, mosso dall’energia di un mulo o di un asino, in secchi morbidi e dalla maglia stretta per versare meglio il contenuto.

Lungo questa macchina, assemblata nella sua reale posizione di lavoro, compaiono i collari in legno con tanto di campanaccio, e trappole per ogni tipo di animale, indicatori prDSC00700oprio del fatto che la nostra zona in passato è stata molto boscosa, ma che è stata soggetta ad opera di disboscamento per evitare il brigantaggio, nelle memorie della nostra storia.

Caratteristica è  la bici dell’arrotino; figurano poi gli attrezzi del sellaio, dello spaccapietre e quelli per la lavorazione del grano, gli arnesi del calzolaio che modellava la scarpa su un calco in legno fatto sul piede del cliente; la “cardatrice” e l’”arcolaio”, la macchina per filare; la “monaca”, un fornellino di metallo con i carboni per riscaldare il letto e la “ghiacciaia” in legno e piombo che isolava il calore in modo tale da conservare in fresco gli alimenti.

DSC00632Il laboratorio dello stagnino, o stagnaio e la calandratrice; gli strumenti del lattaio, come il separatore per il burro; la mola utilizzata dal falegname per arrotare gli attrezzi: la bottega del fabbro che espone un trapano a colonna e torni paralleli e quella del bottaio fornita di pompe idrauliche per lo spostamento dei liquidi; la cereria per concludere la tipografia con la stampa a caratteri mobili in legno e piombo, e la Pedalina immortalata in un film di Totò per la stampa di soldi falsi.

Ci troviamo davanti ad una collezione originale caratterizzata da oggetti unici che meritano di essere visti, e magari esposti in un ambiente più spazioso per dare il giusto rilievo ad ogni singolo pezzo, come pare sia nei progetti futuri di Vito Santoiemma e Sigismondo Taranto.

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