Sabato 24 aprile, alle ore 19.00 è stato aperto al pubblico l’edificio di culto più antico di Gioia del Colle: la Chiesa di Santa Maria Maddalena, presentata da uno degli scopritori, il prof. Mario Girardi.
Si tratta di una struttura realizzata nel X secolo, la cui scoperta è avvenuta soltanto 30 anni fa grazie allo sguardo attento del prof. Antonio Donvito che aveva rilevato una somiglianza architettonica dello scantinato ad una chiesa. Confidata questa intuizione al prof. Girardi, di comune interesse, danno il via ad un itinerario di ricerche che li porterà a risposte che il giorno innanzi non presupponevano neanche una domanda.
Considerate le premesse, Don Mimì Padovano concede loro la possibilità di accedere all’archivio più antico della Chiesa Madre, l’unico in grado di fornire dati abbastanza remoti da procurare delucidazioni in merito alla questione. Si tratta delle carte relative al “Decreti di Santa Visita”, che obbligavano i vescovi del tempo a visitare tutti i siti religiosi della propria diocesi per relazionarne in seguito lo stato delle stesse.
Da questi documenti viene fuori una serie preziosa di note sulla Chiesa di Santa Maria Maddalena. Infatti, nella registrazione della prima visita del Vescovo Antonio Putreo, risalente al 1568, emerge un alto numero di chiese sconosciute tra le quali, una serie di dettagli, hanno portato all’identificazione di quella in questione. Il prof. Donvito e il prof Girardi visionano nuovamente il sito e sono proprio gli ex proprietari a rivelare di essere a conoscenza del fatto che fosse una chiesa, adiacente alla, già nota, “Strada della Maddalena”. Rivisitando nell’immediato gli antichi documenti affiora che le indicazioni topografiche corrispondono perfettamente.
A questo punto, il prof. Girardi, convoca il Dott.Ciancio assieme ad un equipe di archeologi e restauratori e nel
Il documento ecclesiastico più antico di Gioia del Colle riporta il giro completo delle chiese effettuato dall’Arcivescovo nel 1578. Egli trova la Chiesa di Santa Maria Maddalena in grave stato di degrado, infatti non avvenivano più celebrazioni se non limitate al 22 luglio, festa di Santa Maria Maddalena, e in occasioni strettamente alla memoria storica della chiesa e dei suoi devoti. Ancora più sconvolgente è l’indicazione di un altro sito religioso,
Nel 1623 compare un'altra fonte che testimonia la presa d’atto dell’Arcivescovo Ascanio Gesualdo che le Chiese di Santa Maria Maggiore e di San Nicola d’Andrano sono in stato di decadenza totale e ancor più profanate, motivo che lo spinge a richiamare Don Nicola Francesco Mariotta invitandolo ad assolvere ai compiti del culto almeno nei giorni di maggiore importanza.
Successivamente non compaiono più informazioni o atti che citino le due Chiese, e per tutti questi anni nessuno è a conoscenza dell’esistenza di questo luogo, ad esclusione dei proprietari che per tutelare la privacy non ne hanno mai rivelato la presenza.
Attraverso uno studio attento, Lavermicocca, arriva alla conclusione che la struttura risale all’epoca tardo-bizantina (X sec.). Si tratta di una Chiesa con pianta rettangolare, di 12.70 x 4.50, anche se ci sono tutti gli elementi per credere che in realtà fosse più lunga. Tuttavia manca il lato ovest, quindi l’ingresso, ad est invece, l’Abside, tipicamente bizantina, è larga 3.80 e ha due nicchie ai lati, e i muri perimetrali sono in pietra.
Con la supervisione del Dott. Ciancio, vengono momentaneamente rimosse delle chianche per scendere in profondità, fino ad un metro e mezzo. Da queste ricerche viene fuori che tutta la struttura poggia su un terreno vergine, quindi l’assenza di fondamenta, e a soli 30cm si identifica una canaletta di pietra che parte dall’esterno fino a convergere verso il centro della Chiesa. Questo lascia intendere che aveva l’utilizzo di attingere acqua piovana corrente da trasportare all’interno di una piccola vasca battesimale -era usanza tipicamente occidentale che l’acqua del battesimo fosse corrente e non stagnante-. Lo scavo è stato poi ricoperto.
Nell’Abside, al di sotto dell’intonaco moderno, è stata localizzata una cromaticità viva di un affresco dell’epoca bizantina. Questo rilievo ha sollecitato
Santa Maria Maddalena è l’anello di congiunzione fra l’antica Chiesa di Monte Sannace e l’attuale sito della città, infatti si trattava di una Chiesa rurale, attorno alla quale cominciò a crearsi il paese.
La dedica di una Chiesa a Maria Maddalena, è piuttosto inconsueta, ed è sempre stata una figura discussa e fonte di disagio, nonostante la sua vicinanza a Cristo. Il Vangelo di Marco, il più antico, presenta la donna come la prima persona alla quale Cristo Risorto si manifesta. Ecco perché questa dedica sembra ricollegarsi ad un Cristianesimo Ortodosso che conserva un ricordo più fedele della figura di Maria Maddalena.
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