Martedì 23 marzo 2010, ore 16.00, presso l’Aula Magna del Liceo Classico “P. Virgilio Marone”, la professoressa Eva Cantarella terrà una conferenza sul suo ultimo libro “Dammi mille baci - Veri uomini e vere donne nell’antica Roma”.
L’incontro con l’autrice si inserisce nelle iniziative del progetto “Scuola e territorio”, coordinato dal prof. Ferrara e organizzato dal prof. Attolico.
Una ghiotta occasione per alunni, docenti e appassionati
dell’antichità per dialogare con un’autrice che, pur provenendo dal mondo accademico ed essendo avvezza ad argomentare le sue tesi con puntuali riferimenti alle fonti, ci ha regalato con questa sua ultima fatica un’altra prova della sua capacità di parlare ad un pubblico ampio con lo stesso gusto dell’affabulazione degli antichi aedi o cantastorie.
Dopo aver indagato nelle riposte pieghe della concezione dell’amore nella Grecia antica con “L’amore è un dio”, del 2007, la prof.ssa Eva Cantarella si è dedicata nel suo ultimo libro “Dammi mille baci”, edito dalla Feltrinelli, ad indagare gli aspetti dell’amore e dei costumi sessuali di uomini e donne nel mondo romano.
La prof.ssa, che insegna istituzioni di diritto romano e di diritto greco antico all'Università Statale di Milano, con questa ultima fatica riesce a far rivivere dinanzi agli occhi del lettore aspetti della vita quotidiana nella Roma antica, che danno più spesso la misura della distanza di quella civiltà dalla nostra piuttosto che della continuità.
Questa ricostruzione, tuttavia, non rinuncia a far intravedere linee di continuità rispetto al mondo d’oggi. Come l’autrice scrive, si scoprono “fili, che legano i secoli fino al presente, e quindi ci aiutano a capirlo”.
Ma il passato - si sa - “è una terra straniera”. E per questo in esso, e nell’antica Roma in particolare, prende vita la concezione della sessualità maschile come predatoria, rivolta indifferentemente a uomini e donne e, d’altra parte, in esso si anima un catalogo di figure femminili che spazia dal modello di virtù rappresentato da Lucrezia, moglie di Collatino, fino alla Lesbia-Clodia cantata da Catullo e da quest’ultimo fatta oggetto di ingiurie per i suoi facili costumi.
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