Il palcoscenico è quello del nostro Rossini e lo spettacolo è la replica pomeridiana de “La sirena”, già visto la sera precedente, martedì 16 marzo, dal pubblico gioiese.
La sala è nuovamente gremita, si apre il sipario e in scena ci sono solo due uomini: l’uno è il noto attore Luca Zingaretti che, in quest’opera, è anche drammaturgo e regista, con il suo leggio; e l’altro è il musicista Fabio Ceccarelli che, con la sua fisarmonica, esegue le bellissime musiche di Germano Mazzocchetti.
La scenografia è assente, ma in fondo, non è necessaria, perché sono del tutto sufficienti le parole consistenti e piene del racconto.
Il sottofondo musicale ha, quindi, inizio e la fisarmonica, grazie alla maestria di Fabio Ceccarelli, sembra muoversi come se stesse eseguendo la più alta delle danze. Durante lo spettacolo c’è sempre l’alternarsi della luce scenica fra l’attore e il musicista, un po’ come se la musica avesse il compito di segnare l’incalzare del ritmo del racconto, carico e ricco di emozioni.

Così dopo pochi minuti la nostra attenzione si sposta su un uomo elegante (l’attore Luca Zingaretti), in smoking nero e dalla bellezza scultorea, la definirei una scultura in movimento che con quel suo gesticolare è come se ci invitasse a seguirlo.
“Venite con me!”, infatti esorta, quando le indiscrete fotocamere iniziano con qualche flash qua e là. E allora noi non possiamo fare altro che abbandonarle (anche se qualche foto è stata inevitabile ndr) e ci incamminiamo pian piano con lui, facendoci trasportare dalla storia.
Il racconto che ci accingiamo ad ascoltare – aiutati dall’abilità trasformista della voce limpida e profonda di Luca Zingaretti, in quanto in alcuni punti si traduce in un dialogo – è
Sentiamo l’odore del mare, dei ricci che magicamente sono assimilati ai seni femminili, degli agrumeti e del rosmarino … . Percepiamo il calore sulla pelle e vediamo quei magnifici tramonti di giugno attraverso le loro parole che prendono forma sotto i nostri occhi.
La voce narrante è qu
ella di Paolo Corbera, giovane siciliano, laureato in giurisprudenza e redattore de “La Stampa” a Torino. Corre l’anno 1938 e Paolo, dopo qualche relazione amorosa con epiloghi sfortunati, è in un punto della sua vita che egli stesso definisce guidato dalla “misantropia” che, forse, altro non è che un modo per odiare anche se stessi. Del resto lo stesso autore del racconto, Giuseppe Tomasi Di Lampedusa, è celebre per la sua personalità complessa, incline, in un certo qual modo, alla solitudine.
Paolo inizia così a frequentare un bar di via Po, “una specie di Ade”, dove avviene un incontro, che questa volta è per lui molto fortunato, con un uomo anziano, Rosario La Ciura, nato ad Aci Castello, che è uno dei più illustri ellenisti del tempo. Infatti, a ventisette anni è già professore all’università di greco e successivamente anche senatore. Paolo, inoltre, ci riferisce anche che è sempre avvolto nel suo cappotto con colletto di astrakan, legge delle riviste, fuma sigari toscani e sputa in continuazione. In un secondo momento il professore stesso rivelerà a Paolo il perché sputa in continuazione: è che trova molte cose prive di senso su quelle riviste.

Ci sono dei momenti, come questo, in cui quel signore burbero e scontroso ci fa sorridere. Rivelerà a Paolo anche una parte della sua vita, caratterizzata da una storia che ha in sé del meraviglioso. Il racconto a questo punto incontra innegabilmente l’elemento fantastico e si muove tra il surreale e l’onirico con grande classe e raffinatezza.
Il professore che si trovava ad Augusta, sulla costa siciliana, mentre si preparava al concorso per la cattedra di greco, ha una storia d’amore e di passione travolgente con una donna che è, sì, una donna, ma solo per metà.
È Lighea, una splendida sirena, figlia di Calliope. È una figura mitica, ma al contempo carica di tensione erotica. È carnale, sensuale, brilla di luce propria. Parla in greco antico ed il professore è rapito dal suono della sua voce che sembra un canto … Non la rivedrà mai più e non amerà di nuovo.
Il finale è aleatorio, ma agli spettatori piace pensare che il professore, gettandosi in mare si ricongiunga alla sua bella, perché del resto veniamo rapiti anche noi da Lighea, e dall’inizio alla fine non vogliamo avere alcun dubbio sulla veridicità di questa incantevole storia!
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