Sarà processato dai giudici della prima sezione penale del tribunale di Bari per tentativo di estorsione, falso e tentato omicidio il dermatologo 50enne tarantino Roberto Giannico, ex dirigente medico della Colonia Hanseniana di Gioia del Colle (Bari). Il processo comincerà il prossimo 7 giugno con giudizio immediato, che permette di saltare l'udienza preliminare.
Secondo le indagini coordinate dal pm di Bari Renato Nitti, Giannico, licenziato dall'ospedale Miulli, avrebbe meditato una vendetta: prima avrebbe tentato di estorcere denaro all'ente ecclesiastico che gestisce l'ospedale, poi avrebbe commissionato l'omicidio dell'ex datore di lavoro, il sacerdote 53enne don Mimmo Laddaga.
La vicenda comincia nel luglio 2009. Secondo la direzione dell'ospedale Miulli, il dottor Giannico avrebbe falsificato e alterato i diari clinici di due pazienti in cura al lebbrosario di Gioia del Colle per nascondere un presunto caso di malasanità a lui attribuito: per questo era stato licenziato.
Durante l'esper
ienza professionale al lebbrosario, Giannico era entrato in possesso di informazioni sulla gestione dell'ente: storie di presunta malasanità, di falsi ricoveri, di sperpero di denaro pubblico, di fondi donati al lebbrosario e messi invece a disposizione del Miulli. Storie sulle quali la Procura ha aperto un'inchiesta parallela, ancora in corso.
Per non rivelare queste informazioni avrebbe chiesto all'ente circa un milione e mezzo di euro. Al rifiuto di don Laddaga, l'imputato avrebbe cominciato a pianificare la morte del suo ex datore di lavoro. Secondo i carabinieri, Giannico avrebbe prima contattato il clan camorristico salernitano 'Pecoraro', commissionando l'omicidio e incontrando il killer con il quale, però, l'accordo sarebbe saltato per questioni economiche, poi si sarebbe ri
volto, sempre invano, alla mala tarantina; infine, avrebbe cominciato a meditare di compiere lui stesso il delitto.
Per il gip che nel novembre scorso ordinò l'arresto di Giannico, il medico ha solo immaginato l'omicidio di don Laddaga, che ora vive sotto protezione, ma non lo ha messo in atto. Per questo motivo il giudice respinse la richiesta cautelare limitatamente al reato di tentativo di omicidio.
(Fonte Corriere Mezzogiorno)
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