Venerdì 22 Ottobre 2021
   
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INCONTRO D’AUTORE CON “LA FEROCIA” DI NICOLA LAGIOIA-foto

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Di seguito proponiamo quanto scritto da Mariangela Mastromarino sulla presentazione de “La Ferocia” di Nicola Lagioia, prestigioso ed atteso appuntamento della rassegna “Incontri d’autore” ideata dal Presidio del Libro e dal Liceo classico “P.V. Marone”.

Sabato 11 ottobre nella Sala Javarone di Palazzo San Domenico, Nicola Lagioia - presentato da Grazia Procino e intervistato da Orietta Limitone - ha incontrato i lettori gioiesi così numerosi da aver sostato anche in piedi, pur di assistere all’evento. Buona lettura!

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la ferocia di lagioiaOre 18:35. Sono entrata. Prendo posto, e in fretta mi preparo. Con la penna in una mano e il taccuino nell’altra attendo con fervore l’inizio. Sono curiosa di sentirlo parlare. Ogni volta è come provare una nuova emozione. Incontrare uno scrittore significa per me incontrare me stessa. Mi piace paragonare a volte la sua immagine a quella di un levatore. Sovente mi sembra di comprendere con esattezza cosa significhi respirare per mezzo delle parole e conoscere e conoscersi scrivendo. Uno scrittore impara ad acquisire una capacità tutta particolare di scrutare il mondo, la sua è una vita intrinseca ad un incessante, a volte insistente, ossessivo e frenetico desiderio di ricerca. Un perenne andare oltre, anche fino allo stremo delle proprie forze. Anche guardare dalla finestra è lavoro per uno scrittore… Di lì a poco avremmo avuto modo di ascoltare uno tra i più affermati autori italiani contemporanei.

Dopo il brillante esordio nel 2001 con “Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj” e a cinque anni di distanza dall’ultimo romanzo “Riportando tutto a casa”, Einaudi ha pubblicato il suo nuovo lavoro. Non un romanzo,bensì un’analisi, un’analisi di forte introspezione psicologica, un cammino silenzioso, “notturno”, nei meandri della società, della comula ferocia di lagioianità, della famiglia. Un viaggio tra gli uomini diventati “bestie”, che abitano il mondo e lo rendono inospitale, e la volontà ardua, ma desiderata e necessaria di intervenire per ricominciare, di farsi spazio tra grovigli di spine e rami pungenti. Nella desolazione più profonda,nel materialismo e superficialità di un’umanità abbindolata, assetata di denaro e mossa dalla cupidigia possono sopravvivere la fragilità, l’innocenza, la purezza, la volontà di fare non per ottenere, ma semplicemente per vivere?

Ho lavorato a questo libro per quattro anni, ogni giorno, senza interruzioni. Sono uno scrittore lento, anche se, la cosa bella della letteratura è che “nulla è garanzia di nulla”, alla fine potrei dedicarmi ad uno stesso romanzo per più anni, ma mai potrò sapere quanto il prodotto finale risulterà essere intenso e profondo…”.

Un testo complesso, mosso da un vivace desiderio di rivelare qualcosa, una realtà feroce, un’umanità feroce. Feroce nel tempo, feroce nello spazio. Non esiste staticità, il testo è colmo di continui sbalzi temporali, il racconto sembra accendersi, scoppiettare, ardere agli occhi del lettore, costringerlo ad aprire gli occhi di fronte ad una realtà violenta e dolorosa. Questla ferocia di lagioiao spiega la presenza di angolazioni cinematografiche differenti. Il lettore è posto sempre di fronte alla stessa vicenda, anche se il suo tentativo può essere quello di osservarla da diversi punti di vista. La storia è ambientata nell’Italia dei nostri giorni. E, ancora una volta, com’è stato per “Riportando tutto a casa”, è Bari a fare da sfondo.

Temi forti, quali il crollo della famiglia, del suo sistema di malaffare, messi in scena da personaggi spaventosi e realistici. Protagonisti sono un fratello e una sorella, Clara e Michele, in realtà fratellastri, eredi di una ricca e potente famiglia di costruttori baresi nella quale ricchezza e corruzione viaggiano di pari passo. I due ragazzi sono “i figli diversi”, le pecore nere, perché sono coloro che “capiscono”, capiscono e vogliono agire. Sono circondati da un eccessivo perbenismo e da una efferatezza che intendono ridimensionare. “Questi fratellastri sono capaci di questo sabotaggio”, racconta Lagioia, “un sabotaggio che definirei meraviglioso e divertente, di cui, a volte, fortunatamente, ci cadiamo anche noi”. Clara e Michele devono fronteggiare un’umanità assetata di ricchezza e mossa dalla brama di “ottenere”, per le quali sarebbero pronti a tutto. Ad agire senza scrupoli. A ricorrere a quella “ferocia”che contraddistingue il mondo animale. Poiché l’uomo è anche animale, pertanto è facile che torni a prevalere in lui l’istinto predatorio della ferocia di lagioiala bestia, un istinto che lo spinge ad agire in maniera brutale contro i suoi simili, e che non può che condurre ad una DISINTEGRAZIONE DELLE ANIME. Per fortuna, e questo intende portare alla luce Lagioia, l’uomo non è solo animale, ma è dotato di ragione. Quella ragione strettamente correlata alla cosiddetta “legge morale” risiedente in noi. Ancora si può far leva su questo, essa, può essere ancora capace di condurlo vero la strada del bene.

I due protagonisti sono inoltre specchio della fragilità e della profonda umanità dello scrittore Clara avanza fieramente verso il prossimo a guardia bassa, come se dasse continuamente agli altri la possibilità di farle del male. In questo modo agisce lasciando all’altro la piena libertà di decidere e scegliere se farle del male, o cambiare idea. Michele, invece, mostra ancora più insicurezza ed è fortemente legato alla sorella, quasi come, senza di lei, la sua vita si rivelerebbe inesistente. Emerge l’immagine di una realtà moderna fortemente logorata da difficoltà, soprattutto quelle derivate dalla crisi economica, che hanno condotto verso un processo di regresso e ritorno ad uno stato di barbarie. Infatti la “Ferocia”non è altro che il ritorno allo stato di natura, quando noi sembravamo essercene emancipati. Conta molto il paesaggio naturale che cla ferocia di lagioiarea uno sfondo metafisico alle vicende narrate.

“La Puglia è una regione in cui si va al sodo in maniera quasi brutale”, dice Lagioia, “ma è anche la terra dei “santi””. Ovvero la contrapposizione tra “la Bari della ricchezza” e “quella del contadino” . A questo proposito appare esagerata la ricerca stilistica, poiché fortemente in contrasto con il vuoto illustrato.

L’intervento di un attento lettore, lì, in sala, lo ha definito “linguaggio ricercato che in alcuni momenti sfocia nella stilizzazione. Ricco di transizioni che lasciano lo spettatore nello sconcerto”. Un linguaggio letterario, insomma, fatto di discontinuità e continui giochi linguistici. Quella descritta “non è una Puglia da cartolina”, ma una Puglia vista come continente, un continente notturno da esplorare, da esplorare all’infinito. I luoghi sono specchio dell’emotività dei personaggi. Crudeltà e bellezza. Interessante è la presenza degli animali. Il racconto, per esempio, si apre con l’accenno ad animali quali insetti, una lucertola, il fenicottero che si dibatte invano, la gatta amata che fugge e scompare. L’immagine dell’animale, come abbiamo notato fortemente presente, serve a condurci continuamente alla domla ferocia di lagioiaanda: “Siamo animali?”

Nel racconto la ferocia, propria delle bestie, è manifestata dagli uomini, che, giorno dopo giorno, contribuiscono a corrompere il mondo. Un invito questo alla riflessione e un’analisi non sulla cattiveria o crudeltà, ma sulla debolezza dell’essere umano. Lagioia conclude con parole meravigliose.

Questo è il mio libro più violento, più cupo di tutti gli altri, ma con un’apertura più ampia. Un romanzo difficile e duro, poiché viviamo in un periodo difficile e duro, ma nel quale emerge sempre la volontà si rialzarsi per ricreare, ricominciare, rinascere, far crescere qualcosa”. Rintracciabili sono anche piccoli elementi di follia… la pazzia come condizione dolorosa, “ma anche come strumento di consapevolezza per guardare il futuro con un’ottica diversa”. [Foto di Cataldo Liuzzi]

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