Martedì 26 Maggio 2020
   
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ROBERTO CASTELLO IN “STUDIO UNO” CON RESEXTENSA

ROBERTO CASTELLO

ROBERTO CASTELLOStudio Uno”, il più “solido” dei quattro studi in “costruzione” portato in scena al Rossini il 7 aprile dal geniale coreografo, regista e danzatore Roberto Castello. Né teatro-danza, né danza-teatro ma metafisica drammaturgia che utilizza l’alfabeto della gestualità per narrare la frenesia della vita, anch’essa metaforica danza di seduzione tra luce e buio.

In un indefinito sgranarsi di stati d’animo, nell’onirico e allusivo ancor più che compiuto ritmo che vibra sui volti - in un make up cangiante di chiaroscuri emozionali - il movimento danza, scarnificato da orpelli, essenziale per poi dominare ed abitare una scenografia minimale.

L’architettura è affidata a corpi, ombre e luci che disegnano fondali di surreale bellezza.

“Dark - light”, battito di cuore scandito da un metronomo, è allegoria del tempo che impone i suoi ritmi ed evoca ancestrali urgenze. Un diktat ipnotico, ossessivo, a tratti parossistico nella sua ripetitività, metafora di una quotidianità vissuta, creata e subita, di schemi obbligati nei quali incastrare la propria vita.

Ed è in una gabbia costruita nella mente, cementata da stereotipi che ne condizionano e limitano l’espressività, che l’idea si nutre di drammaturgia. La libertà trova spazio in una lama di luce, in quella fluidità del movimento che nasce nella follia, nell’ebbrezza, nel rifiuto della razionalità.

Poi tutto torna a ripetersi, sempre uguale a se stesso eppur sempre diverso, in distoniche, sincroniche omologazioni. La vita scorre nell’alternarsi di giorni e notti, nel buio in cui è incubato il cambiamento (dark) e nella luce che ne esprime l’evolversi (light).ROBERTO CASTELLO

Ed è l’umanità a raccontarsi, in abiti old style neri, castigati, da “Settimo sigillo”, scelti non a caso. La corsa verso il futuro, con caparbio, ostinato affanno, brucia energie senza che si avanzi davvero, smarrendosi ancor prima di essersi ritrovati.

Nello sgomitare, nel superarsi e lasciarsi superare, il messaggio di una inconsistente competizione che non genera felicità ma ansia, che non rende felici ma diffidenti. Nella rabbia che vibra sulla pelle e lampeggia negli sguardi bistrati, gli schemi si rompono, e l’emozione dilaga.

L’isteria si smorza e diviene frenetico amplesso quando amore e odio si intrecciano, e braccia e mani si toccano senza mai possedersi. L’istinto prende il sopravvento, rende fluido il movimento, prezioso l’abbandono.

Dark - light. E il dialogo diviene parodia, interpreta se stesso in solitudine, nella desolante anarchia di un onanismo dialettico, cui l’ascolto è negato. E’ ancor più inquietante del sincronismo di una routine che pesa su spalle e collo e piega ad angolature impossibili, la verticalità conquistata nel corso dell’evoluzione.

In una surreale corsa verso il nulla, l’umanità sROBERTO CASTELLOmarrisce del tutto il suo baricentro. L’equilibrio è utopia, si è tutti “manovrati” da invisibili condizionamenti creati dalla mente e accettati dallo spirito con fede. L’acme è raggiunto nel trenino festoso, nel folleggiante e sfarfallante divertissement che obnubila corpi e coscienza, ebbri del dover a tutti i costi sfoggiare felicità.

Ma il dramma sta per compiersi, si cade, ci si rialza, la vita con i suoi stanchi, stolidi ritmi, si riappropria del presente e costruisce il futuro in una staticità che si rivela a sorpresa confortante, familiare, unica certezza in un incerto percorso.

L’illusione di essere registi della propria vita, emerge a tratti in scorci di plasticità che restano sporadici raggi di sole, nella grigia e plumbea cappa che avvolge l’esistenza.

In questo studio - per il regista e coreografo Roberto Castello -, la liturgia di “un ritmico balbettio scandisce intenzioni, espressioni, smarrimenti, lotta. E’ differente la forma, ma tutto è danza e tutti stiamo danzando anche quando parliamo, scriviamo… L’attore per dar vita all’immaginario deve dimenticare lo strumento di “lavoro”, il corpo, il danzatore, al pari di uno strumento musicale, deve controllarlo.”

Instancabili ed ottimi interpreti del girone dantesco prodotto da Aldes e sostenuto dal MIBACT della regione Toscana: Mariano Nieddu, Stefano Questorio, Giselda Ranieri e Irene Russolillo. Assolutamente da rivedere nel suo evolversi in Arte!

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