Lunedì 01 Giugno 2020
   
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NUNZIA ANTONINO E CARLO BRUNI AL ROSSINI IN “LENÒR”

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Lenòr nunzia antoninoIl 28 marzo alle 21 il teatro Rossini presenterà “Lenor”, un concerto teatrale di Enza Piccolo, Nunzia Antonino e Carlo Bruni dedicato a Eleonora De Fonseca Pimentel, con musiche originali di Mirko Lodedo.

Una sedia, una pedana di legno, poche luci puntate su di essa. E soltanto la parola, per creare la magia del teatro. Così, con uno spettacolo sobrio e intenso, Nunzia Antonino e Carlo Bruni conducono lo spettatore nella Napoli di fine ‘700. La Napoli in cui pochi eletti conoscevano le nascenti e poi trionfanti idee dei Lumi e tanti “lazzari” erano pronti a lasciarsi plagiare dai sanfedisti del cardinale Ruffo per soffocarle nel sangue.”

L’attrice interpreta “Lenòr”, ossia Eleonora Fonseca Pimentel, figura eroica e tragica, antesignana del riscatto del Mezzogiorno d’Italia e della partecipazione femminile alla vita pubblica e all’impegno politico. Tratto soprattutto, ma non solo, da un testo di Enza Piccolo, lo spettacolo che andrà in scena è un monologo denso e teso. Si muove dalle ultime ore di vita di Lénor, in attesa di salire sul patibolo per esservi impiccata, per rievocare tutta la sua parabola dolente e luminosa e ritornare infine alla dura realtà della esecuzione ormai imminente cui però la nobildonna di origini portoghesi si dice ormai pronta, dopo aver ripensato ai suoi compagni, alla gente di Napoli, ai Lenòr nunzia antoninodolori dei “lazzari” e alla loro “libertà di morire di fame”. Perché morire dopo aver combattuto l’ignoranza, la fame, la prevaricazione, dopo aver lottato per portare istruzione e luce attraverso le colonne del Monitore Napoletano, non deve rincrescere. Come recita una battuta del testo: “La morte reca orrore solo a chi non ha saputo ben vivere!

"Sono le ultime parole di Emanuele De Deo, un giovane di Minervino impiccato a Napoli a soli 22 anni per la sua attività di patriota e rivoluzionario. La Antonino è capace di sostenere la dura prova di rimanere in scena per un’ora intera a reggere un monologo in cui nessun supporto arriva da cambi di scena o trovate teatrali particolari, se non i bellissimi sottofondi musicali ora della Callas, ora dei Madredeus. Ma proprio per questo l’evocazione funziona e la magia avviene: le luci proiettano sul soffitto l’ombra dell’attrice e della sedia su cui per larga parte dello spettacolo siede e recita. Lo spettatore la guarda e si accorge, forse, che la storia di quel fantasma che sembra arrivare da lontano, che ha certo bisogno di una lingua viva, di una voce capace di suadere per raccontarla, è una storia ancora attuale, vicina, pulsante nelle vene di questo Sud dimenticato e vilipeso, sbeffeggiato e rifiutato. Una storia che non bisogna dimenticare se non si vuole rinunciare alla speranza."

 

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