Mercoledì 27 Maggio 2020
   
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“IL MARE NON BAGNA NAPOLI” CON FAUSTA DE MICHELE-foto

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 spazio unotre3Il 27 febbraio il Salotto Letterario Spazio UnoTre di Mario Pugliese ha ospitato i suoi fedeli lettori per un incontro-confronto sul libro “Il mare non bagna Napoli” di Anna Maria Ortese.

Giacomo Leronni e Fausta De Michele hanno focalizzato l’attenzione del dibattito sull’aspetto contenutistico del libro e sulla conseguente reazione polemica che questo ha suscitato sul popolo napoletano e in particolare presso critici letterari dell’epoca che ella stessa frequentava. Invenzione, inattendibilità e fatti non veritieri sono stati le principali accuse rivoltatele contro e che, al seguito, l’hanno indotta ad un sofferente auto-esilio.

La scrittrice romana del XX secolo era profondamente legata alla città partenopea, scoperta e amata sin da subito, semplicemente camminando tra le vie più segrete e oscure. Un amore che si nutriva di sentimenti contrapposti, attrazione e repulsione, cecità e visione, bellezza e condanna che andarono a riversarsi, poi, sulla scrittura ossimorica del libro.

I cinque racconti, di cui il testospazio unotre4 è composto, sembrerebbero all’apparenza storie ibride, sospese nell’indefinitezza, ma in realtà, intersecate l’una alle altre, si propongono di essere tutt’altro che una mera descrizione di fatti, vicende o personaggi di Napoli nel secondo dopoguerra, bensì un complesso progetto letterario, dal quale affiora progressivamente un ritratto lucido, svelato di un vissuto napoletano brutale, straziante, mortificante.

La vera essenza epifanica di Napoli, nel testo esplorata, non è quella turistica della pizza, del sole e del mare, ma è quella della miseria, dei quartieri poveri, dei lamenti, delle grida di preghiere, degli sguardi smarriti e rassegnati, troppo lontani dal sibilare delle onde marine, immersi invece nella acque fredde del fiume Acheronte.

Durante l’incontro si è data voce ad interpretazioni di alcuni lettori presenti al salotto, tentando anche di scorgere dietro le pagine del libro una riflessione esistenziale che sembrerebbe nascere dalla stessa dolorosa esperienza personale e professionale della Ortese, misconosciuta e rivalutata solo post-mortem. L’epilogo del libro “Il silenzio dellspazio unotre2a ragione” racchiude un atto di accusa verso gli intellettuali del gruppo “Sud” di Napoli, i quali, esseri claudicanti trascinati dall’indifferenza e passività, non sono stati in grado di difendere e risollevare la città dalla miseria, ormai abbandonata nella sua solitudine angosciante.

“La vita… era una cosa strana, la vita. Ogni tanto sembrava di capire che fosse, e poi, tac, si dimenticava, tornava il sonno”.

Scatti fotografici a cura di Cataldo Liuzzi che si ringrazia per la collaborazione.

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