Lunedì 25 Maggio 2020
   
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DIBATTITO. “FEMMINICIDIO: FOLLIA O CULTURA?”-foto

femminicidio

femminicidio Mercoledì 12 marzo, nella sala “De Deo” di Gioia del Colle, si è ritornati ad affrontare la questione di una delle piaghe sociali più tristi del nostro tempo, il femminicidio che - come noto - ha drammaticamente segnato anche la nostra comunità, attraverso il triste epilogo della vita di Francesca Milano, al cui ricordo è stato comprensibilmente dedicato l’incontro.

Sotto l’egida de “La Sinistra Riformista nel PD - Gioia del Colle”, il dibattito pubblico sulla violenza di genere intitolato “Femminicidio: follia o cultura?”, coordinato e moderato da Melina Procino (ex assessore provinciale all’Agricoltura), ha visto avvicendarsi le posizioni di Anna Lepore (Segretario CGIL Bari), della giovanissima quanto brillante liceale Claudia Gualtieri e della presidente dell’Associazione onlus “GIRAFFA” (Gruppo Indagine e Resistenza Alla Follia Femminile, Ah!), l’avvocato Maria Pia Vigilante.

Comune denominatore del pensiero di ciascuna si è rivelato l’insistenza nel sottolineare che purtroppo, dall’analisi dei dati statistici, sembrerebbe di essere dinanzi ad un fatto culturale più che ad una isolata, improvvisa, accecante follia di taluni uomini i quali, pervasifemminicidio da insane, futili benché culturalmente radicate e quasi “giustificate” convinzioni di dominio e superiorità, non sono in grado di gestire, eccetto che con la violenza, il disarmante tentativo e a volte raggiungimento di affermazione di autonomia delle ‘proprie’ donne .

Ai loro occhi è come se quella sorta di schema ordinario, quale il “diritto di predazione” maschile sulle donne, fosse scompaginato dalle spinte emancipatrici femminili, arrestabili solo con la forza.

Nella stragrande maggioranza dei casi ciò farebbe scattare meccanismi psicologicamente intricati nelle vittime, inducendole all’autocolpevolizzarsi, imputando a se stesse, ai propri gesti, alle proprie parole, alle proprie disattenzioni, le cause di quello schiaffo tagliente, di quel pugno amaro, di quella rabbia e violenza inaudite troppo spesso provenienti da quelle mani da cui, invece, ci si aspetterebbero carezze, sostegno e protezione.

Di qui all’erosione dell’autostima il passo è breve: la vittima diventa incapace di proiettarsi al di fuori di quel linguaggio violento, rimanendo intrappolata in una morsa soffocante che la inibisce a denunciare.femminicidio

I dati sono drammatici: nel 2013 sarebbero balzati agli onori della cronaca casi di femminicidio almeno uno ogni tre giorni e, a soli pochi mesi dall’inizio del nuovo anno, la situazione sembra addirittura degenerare con 21 omicidi. Gli episodi più noti sono certamente quelli più gravi, ma estremamente numerosi sono i fatti di violenza fisica o psicologica, quotidiani, sottaciuti da donne che provano vergogna e hanno paura: paura di non essere credute, paura di essere giudicate, paura che parlarne possa peggiorare la propria situazione facendole ritrovare comunque senza riparo e sostegno dinanzi all’accresciuta violenza del carnefice.

Associazioni come GIRAFFA - afferma la Vigilante - dal 1997 offrono sostegno alle donne contrastando, con varie pratiche e culture, tutte le forme di disagio e follia che le toccano dopo aver subito qualsiasi tipo di violenza. A partire dal 2006 l’Onlus barese è stata tra le prime cinque in Italia a gestire il 1522, numero di pubblica utilità promosso dal Dipartimento per le Pari Opportunità, nato per fornire aiuto, ascolto e sostefemminicidiogno alle donne vittime di violenza a livello nazionale.

Il sostegno psicologico alle vittime è molto importante, poiché l’autodeterminazione della donna sovrasta e supera la forza fisica dell’uomo, decretandone la sconfitta.

“E’ una cultura folle - sostiene Anna Lepore - in cui non si deve derubricare l’assassinio di una donna per mano di un uomo ad una folle passione improvvisa che sorge dinanzi alla prospettiva di un abbandono”.

Ma cos’è un omicidio passionale? Che passione può esserci nella morte? La passione è un’altra cosa, è legata all’amore”- continua la Vigilante -, ma purtroppo amore e odio, nei rapporti violenti, sono le due facce della stessa medaglia.”

E, dunque, come intervenire? In che modo aiutare concretamente le vittime?

Innanzitutto, ad un livello più immediato e pragmatico, occorrono strutture di accoglienza adeguate attivamente operanti e capillarmente distribuite sul territorio (e a tal proposito pare che la Regione Pufemminicidioglia abbia intenzione di investire nella creazione di centri antiviolenza e si spera che anche Gioia possa presto vantarne la presenza, dal momento che cura ancora sua la fresca, brutale ferita mortale).

In secondo luogo, ma non certo in ordine di importanza, appare urgente investire nella formazione delle generazioni, nella prevenzione più che nella revisione delle pene. Giungere all’inasprimento delle sanzioni penali, infatti, implicherebbe in sé una sconfitta, testimoniando il perdurare e l’aggravarsi dei casi di violenza.

Il vero successo sarebbe riuscire - con l’educazione agli affetti - a debellare questo grande male contemporaneo, a superare veramente le differenze di genere, ad ottenere davvero pari opportunità. E’ necessario fornire modelli positivi ai giovani, troppo spesso affetti dal ‘complesso di Telemaco”,- come ha sapientemente ricordato la studentessa Claudia Gualtieri - recuperandoli dall’odierno sfacelo di valori, morale e sentimenti.

Scatti fotografici a cura di Mario Di Giuseppe.

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