Martedì 26 Maggio 2020
   
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LA STORIA DI GIUSEPPE LILLO NEI RICORDI DI TOMMASO

Tommaso e Vincenzo (dietro) i tre Giuseppe Lillo seduti

Peppino, Tommaso ed Enza LilloTommaso Lillo traccia un suggestivo profilo del suo papà, Giuseppe, scomparso il 26 febbraio a seguito di complicazioni respiratorie. Un “ritratto” indimenticabile, quasi “cinematografico” per accumulo di immagini, rapidità d’azione e ricchezza di contenuti, che più di ogni altro ricordo testimonia quanto Giuseppe Lillo sia stato importante per la comunità e la sua famiglia.

“La figura di Giuseppe Lillo si potrebbe rappresentare con il piccolo Peppino che gioca con lo strommolo (piccola trottola realizzata artigianalmente dai ragazzi del dopoguerra) prima di andare a fare una commissione per i giocatori di carte nel film “Baarìa” di Giuseppe Tornatore. Peppino corre a scuola a piedi, fa tardi, e trova il portone chiuso e riceve uno scappellotto dal bidello infuriato.”
“Peppino Lillo - ricorda Tommaso - sottrae le chiavi al padre Tommaso e va a riaprire il magazzino di ingrosso ortofrutta, in piazzetta D’Andrano a Gioia del Colle. La curiosità di capire da dove viene tutto quel ben di Dio lo porta nel ‘49, a soli 18 anni, ad avventurarsi nella piana ionica compresa tra Taranto e il metapontino dove comincia a commercializzare ortaggi e frutta all’ingrosso. Le patate, invece, le ordinava direttamente dal casertano, dove si recava con un malloppo di ghiascioni (le vecchie banconote da diecimila lire) e tanta paura di esserne derubato; e poi le aspettava in stazione a Gioia scaricando i sacchi da 25 kg con l’aiuto dei fratelli maggiori Mario (Ninuccio) e Francesco, il primogenito, e di una trainedde.”

“Peppino corre sempre, come il ragazzo di Tornatore. Lasciato il deposito di Gioia al fratello minore Michele, di recente scomparso, corre dal braccio ferroviario gioiese dove la Federconsorzi gli affida l’esportazione di cavolfiori, fino alla piana di Palagiano e poi di Bernalda.”

A trent’anni costruisce la sua casa-magazzino dove ha vissuto fino all’ultimo e che oggi ospita la libreria condotta da suo figlio Tommaso. Frequenta ed è socio del Circolo Unione, distante poche centinaia di metri ed è lì che la sua storia diventa leggenda.

Nel ‘70 Peppino è nella piana di Latina e Fondi. Qui alcuni agricoltori padovani hanno importato da Israele una nuova tecnica di coltivazione, quella delle angurie sotto micro serra; il suo primogenito Tommaso lo aspetta a casa per Italia-Germania in bianco e nero e Peppino corre con la sua auto per godersi la partita con gli amici. L’indomani è di nuovo a Latina, perché si inizia a staccare il secondo taglio di cocomeri per il mercato calabrese.

“Peppino si ferma nell’inverno del ‘75 quando il dottor Franco Girardi gli comunica che ha avuto un infarto e che deve cambiar vita. Per lui cambiar vita significava al massimo ritornare a fare il massaro, come avrebbe voluto suo padre, scomparso tre anni prima. In verità è lui che cambia la vita del conduttore d’azienda agricola, per cui aiutato da Vincenzo (secondogenito, ancora studente), Peppino commercializza i suoi prodotti direttamente con l’estero.”

“La masseria “Umberto Primo” nell’agro di Castellaneta - racconta Tommaso - diventa rivendita di concimi e fitofarmaci, bar e agenzia intermediatrice dove io mi occupo dei contatti con produttori di uva da tavola e importatori esteri, mentre Vincenzo cura quelli con i fornitori e decine di operai.” Quegli stessi fedeli operai che lo scorso 26 febbraio facevano ala al corteo funebre di Peppino Lillo, insieme agli operatori agricoli che sono arrivati da diverse province a consolare l’adorata moglie di Peppino, la signora Enza.

Durante la quarantennale patologia cardiaca aggravata da vari momenti di interventi chirurgici, terapie e sconforto, la moglie e i figli spesso sollevavano Peppino moralmente ricordandogli scherzosamente che durante la sua travagliata vita era stato sparato due volte senza essere stato ferito. La seconda durante una battuta di caccia, quando fu obiettivo accidentale di un amico che lo impallinò con cartucce di piombo leggero, senza gravi conseguenze.

La prima volta, si era nell’estate del ‘43, prima dell’armistizio, la nostra famiglia risiedeva nelle immediate vicinanze del vecchio mulino Pagano, nell’attuale via Scippitelli. Questo era un luogo di affaccendamento dei ragazzini dei dintorni che s’arrangiavano e interagivano con i militari tedeschi lavandone le gavette, i pentoloni della mensa ecc. Tra questi vi era mio padre, all’epoca dodicenne.”

Tommaso accede ad un virtuale set della memoria e procede nel racconto che diviene la scena di un film d’azione.

“Un caporalmaggiore gli ordina di portare verso casa Lillo una piccola botte di legno vuota, tenendola sul capo. Peppino - pensando si tratti di un regalo da portare a casa -, comincia a correre finché non sente i colpi del mitragliatore sfiorargli la testa. Peppino corre lestissimo; aiutato dall’imbrunire pensa bene di lasciare la botte sul muretto di pietre e di accovacciarsi al suo riparo.

Non contento del risultato il tedesco si avvicina alla botte e, ritenendo che Peppino stia ancora correndo, scarica il mitragliatore in direzione della casa. I bossoli gli sfiorano il capo, ma lui zitto e senza fiatare resta immobile, aspetta che torni la calma per poi correre come una lepre verso casa, tra le bestemmie del caporalmaggiore che comunque ridacchia divertito! Peppino Lillo ha corso molto e sempre veloce. Per sé e per gli altri. E per questo si è salvato. Anche dalla morte.”

Concludiamo con un commento di Vito Giorgio Lamanna tratto da facebook, poche incisive parole per rievocare lo spirito di "…un uomo meditativo, dai più alti valori civili e morali, con grandi passioni: la "terra contadina", l'amore per la famiglia, il circolo, l'Inter... sempre accompagnato da quel suo humor acre, dal gusto anglosassone, ma di un garbo ed ilarità eccezionale… un "affabulante" narratore che amava spesso raccontarsi con i più simpatici episodi e aneddoti della sua vita."

A Tommaso Lillo un grazie di cuore per aver condiviso con tutti noi e i lettori i suoi ricordi.

 

Commenti  

 
#3 Marilena 2014-03-06 19:22
Il ricordo di "nonno Peppe" è per me:le sue lunghe passeggiate e l'amore per i suoi nipoti!
Un abbraccio
 
 
#2 Aldo Liuzzi 2014-03-06 17:24
Peppino e la famiglia,negli anni di nostra conoscenza da imitare.!!!
 
 
#1 Tommaso Lillo 2014-03-06 15:53
Grazie a Dalila e alla redazione di GioiaNet per l'interessamento.
Famiglia Giuseppe Lillo
 

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