"MAILART". PER IL RECUPERO DELLA MEMORIA STORICA-foto/video

mail art

 «La memoria non è il ricordo.studenti La memoria è quel filo che lega il passato al presente e condiziona il futuro».

Lo ha detto di recente Piero Terracina, uno degli ultimi testimoni di Auschwitz ancora in vita.

La "strategia della memoria" è impegno rivolto al presente e al futuro affinché le giovani generazioni conoscano, prendano coscienza e tramandino quanto accaduto.

Nel percorso intrapreso dal Liceo Scientifico “R. Canudo” quest’anno, il sotteso recupero del senso della memoria dei luoghi che la custodiscono, per riviverne la storia ed analizzare le relazioni con il territorio.

Più spesso si pensa ai luoghi lontani di Auschiwitz - Birkenau, indiscutibilmente pregni di significato e storia, scarsamente consapevoli che la nostra Puglia ha scritto le pagine dell’accoglienza dei profughi, degli internati, diventando protagonista di ospitalità.

Grazie alla proficua collaborazione sviluppatasi tra docenti del Dipartimento di Storia e Filosofia, di Arte e di Lettere, che hanno avviato percorsi di approfondimento storico-filosofici, letterari e artistici, alcune classi, nel corso del mese di dicembre, hanno visitato “La Casa Rossa” di Alberobello, il Museo della Memoria e dell’Accoglienza a Nardò, il campo di smistamento “Torr603909_712036718819995_2019990645_ne Tresca” a Bari e il Mulino “Pagano” a Gioia del Colle.

Dalla visita di questi luoghi, dalle sollecitazioni emotive che gli stessi hanno generato, dalla nuova consapevolezza storica acquisita, hanno preso l’avvio le riflessioni degli studenti sulla Shoah, sui valori del rispetto, della solidarietà, della coscienza critica relativa ai provvedimenti razziali adottati dal regime nazista.

Tutte queste riflessioni, sono poi convogliate nel progetto MAILART o arte postale, il cui acronimo corrisponde a: Mai Accettare Indifferenza, Legalizziamo Arte Ricordi Testimonianze.

L’arte postale è una pratica artistica che consta nel condividere per posta cartoline, buste e simili, create come elaborazione di un tema dato.

Le Mail Art sono pensate come un dono, sono raccolte, scambiate, collezionate, ma mai vendute o usate a fini di lucro. Così il 27 gennaio scorso gli studenti del Canudo nella mostra allestita presso la sala del Liceo Scientifico, hanno comunicato il loro recupero della memoria storica della Shoah, attraverso le MAILART, suggestive composizioni grafico-pittoriche che inducono alla riflessione, anche per i variegati commenti che ad esse si accompagnano.elaborati

La mostra è stata contrassegnata dal colore azzurro in contrapposizione al grigio cupo dei campi di concentramento, nella speranza di edificare un mondo in cui il rispetto dell’alterità sia difeso strenuamente, lo stesso azzurro per ricordare il colore del mare degli internati ebrei di Nardò che nuotando nelle acque salentine sono rinati alla vita, dopo la condizione di “sommersi”, prodotta dalle persecuzioni razziali.

Per recuperare il senso della memoria della Shoah, nella mostra sono stati installati angoli diversi legati al cinema, alla poesia, alla musica, alla letteratura e alla storia della Shoah, in particolare l’installazione “Concentriamoci sui campi” consente di effettuare un viaggio virtuale verso i “Luoghi della Memoria” presenti nella penisola italiana attraverso l’applicazione "Qr Reader", scaricabile sul proprio Smartphone dall'applicazione “store/playstore” o accessibile al link www.concentriamocisuicampi.weebly.com.

L’itinerario consente di raccogliere informazioni sulle località che hanno ospitato i profughi e arricchito il patrimonio civico e morale della Puglia, sui campi allestiti in Italia e sulla loro funzione d’uso, sperimentando il coinvolgimento emotivo a cui faceva cenno Hannah Arendt per la quale “Non si può ricordare qualche cosa a cui non si è pensato e di cui non si è parlato con se stessi”.

Ogni iniziativa espressa con originalità è il tassello di un mosaico che ha dato vita ad un’unica, corale e coesa visione del momento storico rievocato. Sotto l’egida del dirigente Rocco Fazio, nella cabina di regia con la referente alla Legalità Loredana Lippolis, i professori Angelillo, Attollino, Barile,  Cetera, Cipriani, D'Amato,  De Giorgi, De Stefano, Ferrelaborati 2ara, Insalata, Luotto, Martino, Pavone, Radogna e Schiavone con la preziosa collaborazione della professoressa Annamaria Donvito, hanno valorizzato la pluralità di linguaggi scelti dagli studenti per esprimere il loro vissuto attraverso scritte, powerpoint, canzoni, filmati, articoli, ricerche, andando in profondità.

Tutti hanno operato nel rispetto reciproco delle differenti capacità e contribuito alla realizzazione della mostra e della giornata, senza personalismi - dichiara Rocco Fazio - e ringrazio con profonda gratitudine i docenti che pur non avendo partecipato direttamente, non hanno fatto mancare il loro sostegno e i ragazzi che con il loro entusiasmo e la loro creatività hanno reso indimenticabile questa giornata.”

Prezioso è stato il contributo del professor Pierluca Cetera che ha ideato la cornice artistica della mostra: la ripetizione sistematica di alcune foto che ritraggono volti ricoperti da gocce di cera, a ricordare le lacrime di quei ragazzi, la cui identità è stata negata dal genocidio e che solo recuperando il passato può ritrovare la dignità.

Imprescindibile per l’organizzazione è stata la risposta di tutti gli alunni, che con grande fantasia e impegno hanno contribuito ad accrescere il valore del ricordo, attraverso la realizzazione di due interviste ai testimoni dei campi di smistamento presenti nel territorio pugliese, rispettivamente il dott. Franco Latartara che ha vissuto il periodo dei profughi che si sono ritrovati nella “Casa Rossa” di Alberobello e il signor Vittorio Perrone che ha sperimentato un legame di profonda solidarietà con gli internati presenti a Nardò. La capacità di riabilitare il ricordo e di perpetuarne l’alto valore della testimonianza è affidato ai giovani, perché diventino i portatori delle fiaccole della memoria.

Del resto, come ha scritto Furio Colombo «…dal viaggio della memoria non si esce indenni!»