Venerdì 29 Maggio 2020
   
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OTTIMO RISULTATO PER IL PRESEPE VIVENTE 2013-foto

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presepe vivente10 Circa 2000 i visitatori recatisi in visita al presepe vivente giunto alla sua XVI edizione, organizzato dalla comunità parrocchiale della Chiesa Madre e inaugurato il 27 dicembre con la benedizione del parroco Don Tonino Posa e il saluto istituzionale del vice sindaco Filippo Donvito. Ad accompagnare il primo gruppo la guida Gabriella Tritto che ha subito presentato il tema di quest’anno “Camminare, edificare e confessare” che allude alle parole di Papa Francesco che auspica la scoperta e la solidificazione del rapporto fedele-Dio attraverso un lungo cammino di preghiera, solidarietà verso l’altro e quindi edificazione di una chiesa che non deve essere di mattoni ma di persone, perché la Chiesa, come giustamente ha sottolineato la guida “siamo tutti noi”; compito centrale del cristiano sarà dunque non professare individualmente la propria fede ma arricchire la propria cpresepe vivente7omunità con l’evangelizzazione, la testimonianza, da qui il terzo punto del “confessare”.

Alle parole del papa segue la domanda di un noto scrittore Thomas Eliot “E’ la chiesa che ha abbandonato l’umanità o è l’uomo che ha abbandonato la chiesa?” Una domanda quanto mai attuale in questo periodo in cui sembra che il rapporto con Dio stia passando in secondo piano se non proprio scomparendo del tutto.

Ma il presepe, come ha subito introdotto Gabriella, “non vuole dare risposte né le dà, vuole solo offrire uno spunto di riflessione su quello che da una parte è il suggerimento del Papa e dall’altra  quella che si rivela come realtà contemporanea: l’allontanamento dalla nostra fede. Sia la chiesa che l’umanità siamo noi” dice la guida, dunque l’uomo che si allontana da Dio, si allontanapresepe vivente9 da se stesso perdendo la sua identità, giungendo ad un nichilismo totale. Per evitare questo epilogo che ci inabisserebbe nel vuoto dell’inesistenza del reale, ecco le prime scene tratte dall’antico testamento che ci fanno riflettere sul giusto cammino da intraprendere per riscoprire la bellezza della nostra fede e l’amicizia iniziata con Dio sin dall’ origine dei tempi.

Nella prima scena Giacobbe sogna una scala che arriva in cielo poi ascolta la voce di Dio che benedice la terra dove ora lui sta riposando e gli promette che lo custodirà sempre. Giacobbe felice si alza e dice: “Veramente c’è il signore in questo luogo e io non lo sapevo. Questa è proprio la casa di Dio e la porta del cielo”. La scala rappresenta la metafora del nostro cammino verso il Signore, che non è facile ma nemmeno impossibile. "Un cammpresepe vivente8ino fatto di preghiera e aiuto verso i più bisognosi” ha spiegato la guida.

La seconda scena è tratta dall’episodio di Mosè e il serpente di rami: alcuni ebrei sono riversi a terra morti altri piangono, terrorizzati dai serpenti. Mosè è inginocchiato e prega guardando verso il cielo: Dio gli chiede di mettere un serpente di rame sul bastone, avvertendolo che chiunque lo guarderà e sarà morso vivrà. "Il popolo si era ribellato contro Dio, cedendo al peccato, anche noi vaghiamo nel deserto quando escludiamo dalla nostra vita Gesù - ha commentato Gabriella - è significativo che Dio si serva proprio del simbolo del peccato, appunto il serpente per permettere al popolo la salvezza dopo aver riconosciuto il proprio peccato." Nella terza scena Ciro re dipresepe vivente6 Persia permette agli ebrei di ritornare in patria per ricostruire a Gerusalemme il tempio del Signore raso al suolo da Nabucodonosor.   

Nella scena in cui ci appare il re Ciro seduto sul suo trono circondato da due servi ci viene così illustrata dalla guida: “Il periodo che stiamo vivendo assomiglia molto a quelle rovine, a vizi come superbia e avarizia che ci allontanano da Dio, ma lui fiducioso non si stanca mai di aspettarci perché ci ama”.

Dopo la scena del mercato il momento centrale del percorso è ovviamente quello della Natività rappresentata in una cantina dove insieme a Giuseppe e Maria e al piccolo nascituro, i re magi e due bellissimi angeli annuncianopresepe vivente3 solari la nascita del Figlio di Dio. In questo cammino verso Dio, è proprio il signore a raggiungerci e a posare la prima pietra per l’edificazione della sua chiesa: Gesù. “Ed è da lui che dobbiamo ripartire per edificare la comunità cristiana” ha aggiunto la guida. In un percorso dove si parla di edificazione di una chiesa non poteva mancare la persona alla quale proprio Gesù aveva affidato il compito di erigere la sua Chiesa, il primo Papa: Pietro che nella scena tratta dagli atti degli apostoli, dà vita ad una vera e propria prima catechesi in cui ricorda Gesù che si era mostrato figlio di Dio proprio attraverso i suoi miracoli, morto e risorto ed ora invita apostoli e tutti il suo uditorio a battezzarsi in nome di quella fede che auspica di trasmettere a più gente attraverso l’evangelizzazione, importante compito di ciascun cpresepe vivente4ristiano proprio come fine dell’edificazione della Chiesa.

Commenta Gabriella “Pietro è morto per difendere la nostra fede, a noi non viene chiesto l’estremo sacrificio, eppure sembra che ce ne vergogniamo o comunque lo viviamo come un fatto privato, distaccato dalla nostra vita. Non dobbiamo dimenticare che abbiamo ricevuto tutti attraverso la Confermazione, il mandato di annunciare il vangelo, sforziamoci di farlo in ogni aspetto della nostra vita”.

La scena che segue racconta “I martiri di Abitene”. Nel 303-304 l’imperatore Diocleziano aveva ordinato un efferata e terribile persecuzione contro i cristiani facendo bruciare testi e luoghi sacri e proibendo la celebrazione eucaristica. Ad Abitene una comunità di quarantanove uomini si rifiutano di seguire gli ordinipresepe vivente5 dell’imperatore e continuano a celebrare i riti domenicali “perché noi cristiani senza ala domenica non possiamo vivere", rispondono i cristiani al proconsole Anulino che insieme ad un altro proconsole e ad un giudice li aveva imprigionati e sottoposti a giudizio. Il giudizio espresso dal giudice decreta la morte persino di bambini. La persecuzione e il martirio di cristiani ai tempi di Diocleziano si rivela quanto mai attuale oggi in paesi dove le minoranze cristiane vengono barbaramente uccise. 

“Noi siamo fortunati perché viviamo in un paese libero dove la fede può essere liberamente professata, dobbiamo continuare a viverla nello stesso modo in cui la vivevano quei cristiani, uniti come una famiglia nel nome del Signore” ha commentato Gabriella. La scena a nostro modo di vedere più commovente e toccante è quella finale: il video testamento di Shahbaz Bhatti, ministro delle minoranze pakistano, unico cattolico presente nel governo che si è sempre battuto per la libertà religiosa e per le minoranze religiose di cui in Pakistanpresepe vivente2 fa parte il cristianesimo. “Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino di me e dicano che sto seguendo Gesù”, dice il ministro nella sua intervista. Bhatti è un martire contemporaneo: è stato ucciso da un commando islamico il 2 marzo del 2011.

Il viaggio del presepe termina con l’augurio di avere coraggio di professare la propria fede, camminando alla presenza del signore, edificando la sua Chiesa, guardando la Sua croce, e confessare la propria fede. La sobrietà dell’allestimento generale di questa edizione del presepe è assolutamente attinente al forte messaggio - che auspica arrivi a tutti- che richiama le parole di un Pontefice che grazie alla sua testimonianza, alla sua semplicità, continua ad avvicinare anche ai meno credenti al Signore.

I nostri vivissimi complimenti a tutto lo staff del Presepe Vivente per l’ottimo lavoro realizzato anche quest’anno e per averci permesso ancora una volta di vivere l’incredibile magia che allora vissero solo i pastori: oggi quel Bambino ancora una volta nasce per dirci ancora a gran voce: Ti voglio bene, Seguimi!

(scatti fotografici a cura dell'immancabile collaboratore Mario Di Giuseppe)

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