Lunedì 01 Giugno 2020
   
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ALESSANDRO CAPURSO E GLI “SCATTI RUBATI ALLA VITA”-foto

mostra alessandro capurso

E’ l’ora blu, al coalessandro capurso tramontonfine tra il buio della notte e le ultime guizzanti fiamme del tramonto, liturgia crepuscolare di quotidiana bellezza, a conferire un’aura di sacralità all’ultimo dei diciannove scatti di Alessandro Capurso, in mostra con “Anima terrae” a Matera, nella mediateca provinciale, in piazza Vittorio Veneto, dal 31 agosto al 12 settembre.

La croce “stilizzata” da led di incandescente laicità, a stento fuga le ombre in cui si annidano interrogativi che da sempre tormentano l’uomo, cui una tiepida fede non sa dar risposta.

In quel blu, a Grottole, nel calvario evocato dalla croce, la speranza si insinua, profila di luce i contorni, il diaframma ne cattura l’ardente sacralità, impressa “a ferro e fuoco” nella foto.

Una speranza che assurge a resurrezione nell’immagine in copertina, zenit e nadir di iconografica spiritualità, uno “degli scatti - a dirla con le parole di Enzo Martinelli - […] rubati alla vita a fronte di tante grandi emozioni provate dall’anima […], speranza di una resurrezione che segue la notte della vita”.      

E’ l’alba di una delle domeniche dedicate alla fotografia, in “libera uscita” dalla routine della quotidianità fino all’oraalex che fotografa di pranzo. Si è in tre, “il numero perfetto” perché ci si possa immergere nel silenzio e cercare con lo sguardo luci e geometrie con cui dialogare. Un paesaggio già esplorato, eppur sorprendentemente diverso. La luce pone in ombra gli umani affanni ed esalta quella croce, ferita dall’abbacinante sorgere del sole che sfolgora in basso.

E’ l’attimo in cui la realtà si ammanta di oro e vira verso il divino. La croce a breve, con il suo nudo dolore, tornerà a stagliarsi grigia. Eppur nell’attimo catturato da Alessandro - a sua volta “colto al volo” dallo scatto di Enzo Martinelli -, riverbera e vibra di luce propria, allegoria di salvezza trasfigurata da mistico ardore. Verso di essa si dirige il falco, intercettato nel suo volo.

Sono paesaggi individuati sul labile confine tra Puglia e Basilicata - mai realmente divise dalla cultura e dalla storia, da sempre unite dalla stessa sete, dai colori di paesaggi assmostra alessandro capursoolati e pietrosi, dal sacrificio chiesto dalla terra per dare i suoi frutti, dalle tradizioni…

Ogni foto - capolavoro di raffinato equilibrio tra paesaggio, dettaglio e umanità racchiuso in 60 centimetri per 40 -, ha un titolo e una breve discrezione a firma di Martinelli, il quale guarda le immagini “con gli occhi dell’anima” e le descrive evocando a sua volta suggestioni di poetica bellezza. Per lui Alessandro Capurso non è un fotografo o un artista della grafica ma “un impressionista”, in grado di trasfigurare in colori le emozioni.

Nessuna delle foto è invadente o poco rispettosa, anche quando penetra nell’intimità di un gesto, sbircia tra porte socchiuse o profila di oro steli spinosi, spogliati dal vento. Fiori tenaci nell’aggrapparsi alla vita, sia pur per un solo giorno, anche nelle cremostra alessandro capursope di muri ingentiliti dall’impudico rossore di vermiglie corolle dagli orli diafani.

Si sfocano volti e voci di chierichetti nella cantoria, tra portali socchiusi e preziosi. Si acquieta l’eucaristica arsura del corpo e dello spirito mentre mani concave, segnate dal tempo, raccolgono “l’acqua della vita”. Lacrime di sangue rievocano la morte del Cristo, unica incursione nella devozione popolare.

Un tappeto di stoppie assetate, rasate dalla trebbia e pettinate dal vento, delimita il confine tra il campo ferito dall’aratro e il pascolo. Il pastore è solo. Mentre il gregge risale la china, contempla la discesa, forse medita sul presente o ripercorre il passato, imprigionato in una bolla di quiete in cui il futuro è uno sfocato rosario di giorni sempre uguali, inanellati nel mistero gaudioso delle stagioni.

Indifferente all’ingiuria del tempo”, la 500 - abbandonata in un vicolo di Ferrandina - lascia che le sue cicatrici raccontino le glorie del passato. Ancora porte somostra alessandro capursocchiuse su sacre effigi suggerite dalle ombre a Montescaglioso e magia riflessa in giochi d’acqua nella cattedrale che, tra cielo e asfalto, si rifrange e specchia in una pozzanghera.

Un uomo volge le spalle al birroccio, metafora del passato e avanza lentamente verso il futuro, in attesa di candidi merletti, illuminati da colorate e festose luminarie.

Un pensiero statico “ingombra la mente e scuote l’anima”, ossidata al pari del bruno bronzo da cupe riflessioni sull’umana indifferenza.

Binari solitari disegnano percorsi d’autunno tra dune deserte e sterpaglie dorate, un cielo lattiginoso ne esalta il profilo.

Ed ancora panni stesi, vessillo di antica condivisione di spazi e “intime” visioni, veleggiano tra i balconi di Ferrandina. Umidi di bucato catturano il calore del sole e la carezzaalessandro capurso Taccone - ferrovia abbandonata del vento, lo stesso che pettina le spighe prima che la mietitura le imparrucchi in covoni, lasciando il contadino in compagnia del suo trattore, nella solitudine di un deserto cangiante di giallo e ocra tra dune di dure zolle frantumate e assetate di pioggia.

Un’ultima foto: un paesaggio si stende in panoramica estasi tra case assonnate che l’alba ha appena svegliato, baciate da luci crepuscolari tra cui ancora occhieggiano lampioni accesi.

Enzo Martinelli sceglie di fotografare così Matera, nell’intimità del primo mattino ed Alessandro pone il suo scatto nel pavè del catalogo, un omaggio ad un amico con cui condivide la stessa passione e che tanto lo ha incoraggiato.

Anima terrae”, una mostra che non poteva non essere ospitata in Basilicata, non solo per opportunità ma anche e soprattutto per l’oggettiva attenzione riservata agli scatti ealessandro capurso PAESAGGIOd al suo autore, ai più sconosciuto.

L’accoglienza che ci ha riservato l’Amministrazione del Comune di Matera e la Provincia - afferma Alessandro Capurso - è stata eccezionale”.

Ringrazio tutti gli amici che da Gioia sono venuti all’inaugurazione, l’assessore alla Cultura Piera De Giorgi, il presidente dl consiglio Provinciale Piero Longo, Enzo Martinelli, che ha dato voce alle immagini, Pietro Minchillo della Xerox Puglia, che mi ha donato la stampa del catalogo, Donato Mastromarino che ha curato la stampa professionale degli scatti in esposizione, Grafiche del Colle che mi ha regalato biglietti da visita con caratteri tipografici, Fabio De Benedictis e la Fineco Bank, sponsor dell’evento, il mio socio Pino Tomacchio e la mia famiglia, mia moglie Marianna e mia figlia Alessia, cui sottraggo tempo prezioso per dare spazio a questa passionemostra alessandro capurso…”.

Alessandro è esperto in grafica e comunicazioni visive e titolare di “Studio Graphica”, socio dell’ADCI (Art Director Club Italy), con esperienze pregresse nel settore giornalistico e cinematografico, docente di corsi di grafica web al “Rosa Luxemburg”, appassionato di cinema, teatro e fotografia.

Attività che necessitano di alte prestazioni in termini di creatività ed innovazione, per cui ritagliarsi uno spazio in cui rigenerarsi, senza doversi “schermare” o tener alta la guardia, diviene “vitale”. Prestare ascolto ai propri sogni, escludendo quei “rumori” di fondo generati dal pregiudizio, progettare “in grande”, nella consapevolezza di dover crescere e tanto, ma anche di poter dare molto, è una delle riflessioni maturate nel corso di questa esperienza.

mostra alessandro capursoIn molti hanno nei loro archivi fotografici scatti eccezionali, ma non sempre si trova il coraggio di renderli pubblici, si teme di essere fraintesi, di mettersi in mostra… In questo andar fuori aiuta e non poco… nessuno ti conosce, se ti viene accordata fiducia, forse è perché davvero ha valore quel che proponi e vieni valutato per quel sei”.

Il mio sogno? Completare il ciclo dei quattro elementi… dopo “Anima terrae”, acqua, fuoco ed aria e poter mettere al servizio della mia città l’esperienza acquisita negli anni, perché Gioia sia valorizzata e divenga per i turisti fulcro di attrattività. Non è facile sconfiggere l’individualismo, ma insieme, senza pregiudizi, mettendoci tutti in gioco e dando il massimo, possiamo farcela!

Commenti  

 
#1 Beatrice 2013-09-10 18:35
Come cittadina gioiese devo complimentarmi con Alessandro Capurso, perchè dalla sua passione fotografica sono emersi scatti, immagini che mostrano la nostra terra che sembra brulla, arida, invece è decisamente fertile di profumi, sapori,tradizioni e di uomini che, come Alessandro, sanno osare per valorizzarla. Ciò che ho letto in questo articolo è poesia,meglio, la trasfigurazione poetica di immagini reali in emozioni profonde.
 

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