Lunedì 25 Maggio 2020
   
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SPAZIO UNOTRE. VIA L’ILVA? SI PUÒ RINASCERE CON L’ARTE

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spazio-unotre-ilvaE così a Spazio UnoTre di Gioia del Colle, il 30 luglio, spinti da quella che aveva tutta l'aria di essere una sfida, coccolati in un vero e proprio salotto culturale, curiosi, appassionati e sognatori hanno partecipato alla presentazione del libro "Taranto fa l'amore a senso unico" del giovanissimo storico dell'arte Gianluca Marinelli.

Moderatrice della serata, un'altra giovanissima, Manuela Buttiglione, anche lei storica dell'arte, che ha aperto la chiacchierata ponendo al suo collega la fatidica domanda: “Come nasce l'idea di fare ricerche sul rapporto arte-industria?

"Nasce principalmente da due ragioni - racconta il giovane autore emozionato, lanciandosi in un discorso che ha ripercorso le tappe delle sue ricerche del 2007, che si sono poi trasformate nella sua tesi di laurea - la prima sicuramente si rifà ad una tradizione artistica che ha radici antiche e che va ad indagare l'opera nel contesto in cui nasce; la seconda ragione si basa sull'osservazione del percorso di mio padre, dipendente-artista".

Inizia così un viaggio a ritroso, nell'Italia degli anni '60-'70, all'epoca in cui l'Italsider era ancora un'azienda pubblica. Un'azienda al pari della Olivetti a Milano, che nell'arco di pochi anni si ingrandisce così tanto da occupare una superficie pari a tre volte la città di Taranto. Un'azienda che non conosce eguali tra gli altri stabilimenti siderurgici europei che ha bisogno di pubblicità per farsi accettare. E ci riesce, investendo in una propaganda che si avvale di intellettuali ed artisti, diventando una vera e spazio-unotre-ilva2propria "azienda illuminata" con la creazione di collane editoriali e riviste per le quali scrivono e fotografano i più illustri nomi del panorama mondiale.

Patrocina iniziative come il Festival di Spoleto e il suo circolo del dopolavoro collabora con gli eventi culturali del comune di Taranto. Gli operai, nel loro tempo libero, utilizzando gli scarti prodotti dalla fabbrica, si cimentano in vere e proprie opere d'arte, facendo nascere delle rivelazioni nel campo artistico come Antonio De Franchis e Pietro Guida.

La favola tarantina è destinata a svanire quando la fabbrica diventa privata, con un conseguente audace cambiamento dell'artista, "uomo fra gli uomini", che respira, denuncia e propone soluzioni. Particolare attenzione a tal proposito va al titolo, che prende spunto da una performance di Vittorio Del Piano del 1971, che vide un grande lenzuolo bianco lungo tutta via D'Aquinio con su scritto: TARANTO FA L'AMORE A $ENSO UNICO, QUI È L'OLOCAUSTO.

Il giovane storico dell'arte è però fiducioso: "Nonostante senza l'Italsider avremmo potuto avere un enorme parco archeologico invidiato in tutto il mondo, sono fiducioso della Taranto dell'ultimo anno e mezzo. La crisi ha riportato la gente a casa, ripopolando il centro, che sta ritornando al suo splendore e credo che pian piano diventerà uno dei luoghi più interessanti d'Italia".

 

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