Domenica 31 Maggio 2020
   
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III A CARANO E P. COVELLA NE IL “IL PANE E LA ROBA”-foto

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dramma marzagaglia4Un’interpretazione brillante ed appassionata quella che ha visto protagonisti de “Il pane e la roba” - dramma in tre atti di Paolo Covella - gli studenti di 3a A dell’I.C. Carano - Mazzini.

Ragazzi “sotto esami”, come ricordato dal loro regista e “già” professore, Giorgio Gasparre, eppur generosamente disponibili a portare in scena per ben tre volte il dramma.

“Con loro ho preso un impegno - afferma il docente -.... anche se in forza alla Losapio non si può pensare per parrocchie e abbiamo concluso in questa annualità il Pon sulla Legalità. Questi sono ragazzi su cui puntare per una società migliore… se i genitori non li rovinano!”

L’emozione di Giorgio è tangibile, così come l’affetto che lo lega ai ragazzi che a loro volta lo adorano!

dramma marzagaglia2Per l’autore - il giornalista e scrittore Paolo Covella - è una piacevole rivelazione la serietà e l’impegno con cui gli studenti, sensibilizzati alle vicende storiche, sono entrati nella parte, vivendo il dramma in prima persona e proiettandosi in tempi realmente vissuti dai loro bisnonni.

L’ordito storico su cui Covella tesse la trama è tratto da ricerche e studi della storica già preside Dina Montebello, che dedicò all’eccidio di Marzagaglia la sua tesi ed un foglio territoriale, momento storico approfondito in classe dalla professoressa Anna Romano.

Dopo l’intervento di Maria Pavone, responsabile Inca, il saluto del segretario generale della Cgil di Bari, Pino Gesmundo, e l’introduzione di Covella, riecheggia nel chiostro una delle due canzoni “sociali” - quella sull’eccidio di Marzagaglia - composta su testi rinvenuti da Dina Montebello e musicati da Pino Tramacere per i Lariulà, cantori di storia.

dramma marzagagli5Tommaso Lillo accenna al progetto che porterà a breve il gruppo folcloristico alla produzione di un CD di canti popolari tra cui diversi inediti, quindi si diffonde la registrazione della musica, una vivace “ballata” dal ritmo incalzante su cui hanno cantato Teresa Benincasa, Adele e Pino Tramacere. Alla "consolle" della regia Paolo Covella, che ha seguito passo passo la recitazione e scelto le musiche che l'hanno accompagnata.

Al cospetto di un numerosissimo pubblico, utilizzando una scenografia essenziale e il corridoio che circonda il chiostro come “quinte”, sull’eco delle ultime note ha inizio la tragedia agraria e i ragazzi entrano in scena. Indossano abiti da lavoro, camicie abbottonate “storte”, mani in tasca, gestualità a tratti antiche e tanta rabbia, ma anche paura e speranza. Daniela Panzetta - voce narrante - nel suo prologo traccia le coordinate del momento storico. Nei discorsi dei braccianti il profumo di pomodori e caroselli, proclami a gran voce, riflessioni sul senso della giustizia, sulla Chiesa, compiacente con i potenti, trascurata per la Camera del lavoro, sulla paga e tanta, tanta preoccupazione per il futuro. I ragazzi si muovono fluidamente, formano capannelli, si interrogano e dramma marzagaglia3consigliano… Esilarante l’incontro tra i braccianti in piazza e il prete “ruffiano” interpretato dal bravissimo Filippo Arcano, con la contrattazione sulle presenze al corteo di San Filippo e del 1° maggio.

La spontaneità degli attori è dovuta al ritmo narrativo incalzante e alla geniale stesura dei testi “ritagliati” su misura sui personaggi, alle prese con termini dialettali in disuso che, pronunciati dai ragazzi, inteneriscono.

Nel secondo atto il pathos raggiunge l’acme e la tragedia si consuma. In sottofondo musiche ed “effetti speciali” scelti da Paolo Covella per enfatizzare il dramma dell’agguato ed il senso del combattimento. I braccianti, stanchi e indolenziti, si avviano verso la masseria con le loro gavette; al rifiuto del massaro di pagare la giornata, lo sgomento si trasforma in rabbia: la commissione li ha mandati a lavorare le terre del Girardi, che nel gesto di guardare l’orologio da taschino, ignorando le richieste dei braccianti, racchiude l’indifferenza e l’insolente dramma marzagaglia1arroganza di un’intera classe sociale.

I testi - rigorosamente tratti da documenti storici - sono recitati con estrema bravura… vengono citati Raffaele Pastore, Minguccio De Leonardis ed altri personaggi che ritroveremo nel “processone”. Il dramma si compie e i braccianti cadono a terra, feriti e uccisi.

“Le Leghe operaie e le Commissioni paritetiche - dichiara Anna Romano -, applicando l’ambiguo decreto VISOCCHI, organizzavano i contadini per le occupazioni delle terre incolte, ma anche per lavori non richiesti presso privati, pretendendo, a fine giornata la paga per l’opera prestata. Questo il clima infuocato che alimentò la rabbia degli agrari e armò la loro mano contro contadini inermi, recatisi a lavorare alla masseria di Natale Girardi a Marzagaglia, il 1° luglio del ’20. Ai sei omicidi - tra cui quello di un ragazzo di 15 anni - e ai trentadue mancati omicidi, seguirono le vendette dei braccianti. Tre agrari furono uccisi e altri malmenati.”

dramma marzagaglia8Il terzo atto si svolge in tribunale, nel 1922, sottofondo storico del “Processone”, la conosciutissima “Faccetta nera”. Per ristabilire l’ordine occorre punire severamente i braccianti, a poco serve l’accorata difesa di Annalisa Martimucci, avvocato socialista.

Il “verdetto di pacificazione” vede condannare i due braccianti, rei confessi, a sette anni e sette mesi e cinque anni e dieci mesi di carcere; assolti tutti gli agrari per legittima difesa. Questa la sentenza emessa il 31 agosto del 1922, mentre i due imputati, a testa china, tengono strette tra le mani le loro coppole, martoriate da nervose ed angosciate torsioni. Il terzo e ultimo atto si chiude sulle note di “Bella, ciao!” tra gli applausi scroscianti del pubblico.

L’abilità dei giovanissimi attori di calarsi in tempi tanto lontani e interpretare ruoli con impeccabile dialetto - conclude Anna Romano, dramma marzagaglia6portavoce dell’assente dirigente Antonio Pavone -, evidenzia l’entusiasmo dei ragazzi, la valenza educativa e didattica del lavoro condotto e la paziente regia del professor Giorgio Gasparre.”

I bravissimi attori (uno dei quali con la febbre a 39°), sono: Angelo Donvito, Giacomo Covella, Davide Martimucci, Andrea Masi, Davide Vasco, Giuseppe Mastrovito nella parte dei contadini; Giuseppe Cazzolla (il Massaro), Vito Nettis (il ualano), Riccardo Petrera (il caporale), il prete Filippo Arcano; il cancelliere Marianna Seripanni; l’avvocato dei contadini, Annalisa Martimucci e quello dei massari, Alessia Gisotti; il giudice Beatrice Spinelli e le voci narranti: Daniela Panzetta e Ilenya Notarnicola.

A fine “dramma” un conviviale buffet per fugare quella patina di disagio e incertezza che la “crisi” economica - ieri come oggi - stende sulla società, avvelenando la fiducia nel futuro.

Scatti fotografici a cura di Mario Di Giuseppe.

Commenti  

 
#2 Veleno 2013-07-10 19:40
Giorgio, mi fai morire... mentre leggevo mi è sembrato di sentirti! Mitico il mio prof!
 
 
#1 Giuseppe Gasparre 2013-07-10 15:24
Avrei voluto molto assistervi. Per l'iniziativa e l'impegno: bravissimi ragazzi, geniale Paolo e, via, bravo anche papà.
 

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