Mercoledì 05 Agosto 2020
   
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MARA SANTANGELO: “INCONTRARE DIO VITTORIA PIÚ BELLA”

Mara-Santangelo-intervista

mara santangeloSPA54729Si è tenuta il 6 giugno presso il chiostro comunale la presentazione del libro dell’ex tennista professionista Mara Santangelo “TE LO PROMETTO. La partita della vita, la forza della fede, il coraggio di rialzarsi” (Piemme, 2013). L’incontro è stato introdotto da Claudio De Leonardis - Presidente della Commissione Cultura e Sport della Provincia di Bari - e moderato dalla giornalista Patrizia Nettis. Capelli alzati in una coda di cavallo, occhi azzurri penetranti, Mara racconta il dramma che l’ha portata a intraprendere il cammino della fede, il sentiero della rinascita spirituale.

La morte prematura della mamma in un incidente stradale quando aveva solo sedici anni, diventa per Mara – che inizia a giocare a tennis alla tenera età di cinque anni, viene convocaMara Santangelo Biella 2008ta al Centro Tecnico Federale a dodici e fa parte della Squadra Nazionale fin dalle giovanili – motivo di una promessa. A sua madre, a se stessa: quella di giocare, un giorno, sul Centrale di Wimbledon.

È con l’obiettivo di mantenere questa promessa che si dedica al tennis anima e corpo, con abnegazione, sacrificio, forza di volontà. Requisiti essenziali per ogni atleta. Qualità che le permettono di collezionare ventitré successi in doppio e nove in singolo, la partecipazione all’Olimpiade di Pechino e il titolo europeo di Beach Tennis. Ma in dirittura d’arrivo, il sogno di Mara si infrange: una malformazione congenita, aggravata da un infortunio subito al piede sinistro nel 2009, comporta l’asportazione di un nervo e pone fine all’ascesa sportiva della Santangelo, che si ritrova in un letto d’ospedale a domandarsi cosa ne sarà della sua vita, senza il tennis.

Lo sgomento, la rabbia, lo sconforto, conducono Mara – incoraggiata dal giornalista e amico Paolo Brosio – sulla via di Medjugorje. Ed è lì, sulla collina delle apparizioni, che Mara gioca – e vince – la più grande partita della vita: quella di rialzarsi e di dare inizio ad una nuova fase della sua esistenza. Senza tennis, ma con l’acquisita consapevolezza “che Dio esiste, che noi siamo qui di passaggio e dobbiamo guadagnarci l’eternità”. Nella gioia autentica della fede, nei quotidiani momenti di preghiera, nell’incontro con i veggenti di Medjugorje, Mara rinasce. Ed è felice. Come non lo era, sostiene, neanche quando soggiornava nei più lussuosi alberghi del mondo, servita e riverita, coccolata dalla stampa.

Del tennis – di cui è smara santangelo librotata giocatrice professionista dal 1998 al 2010 (ha annunciato ufficialmente il ritiro dalla carriera agonistica il 28 gennaio 2011) – ricorda da un lato il sacrificio, le piccole e grandi lotte quotidiane, l’infortunio, il dolore – fisico e morale – e dall’altro la soddisfazione di una carriera costellata di successi, l’emozione e la responsabilità di vestire la maglia azzurra. Ma “la mia vittoria più bella”, asserisce, “è stata quella di aver incontrato Dio”.

La nuova Mara, più sorridente, più serena, con il cuore colmo di gioia datale da una fede profonda, inizialmente accolta con scetticismo dal mondo sportivo di cui faceva parte, benedice adesso quei piedi che l’hanno condotta sul sentiero di Medjugorje. Rientrata da pochi giorni dal Ghana dove, nell’ambito dei progetti portati avanti dalla Fondazione di Menaye Muntari, ha portato sostegno ai trecento bambini della School of Hope, Mara ha portato nel nostro paese l’esempio di chi, sulle rovine delle sue sconfitte, ha costruito le più importanti vittorie.

 

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