Domenica 31 Maggio 2020
   
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PICCOLI RACCONTI DI MISOGINIA… PER FLAUTO ALL’UNOTRE-foto

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ilaria spazio unotre1Oggetto dell’ultimo salotto ospitato a Spazio UnoTre un noir,Piccoli racconti di misoginia” di Patricia Highsmith, scrittrice di origine texana e autrice di gialli psicologici, spesso trasformati in film da registi del calibro di Hitchcock (“L’altro uomo” del 1951, tratto da “Sconosciuti in treno”, primo libro della Highsmith) o Wenders (“L’amico americano” del 1977).

“Il “Salotto” - introduce Giacomo Leronni -, si basa sulla libera adesione dei lettori, invitati a leggere un libro al mese e a discuterne liberamente in questo accogliente “Spazio” offerto da Mario Pugliese. La musica è anch’essa protagonista, al pari della lettura.”

Infatti, al percorso più propriamente letterario si affianca un percorso musicale mai scontato, “ispirato” al tema trattato e quasi sempre eseguito dal vivo da valenti musicisti non solo gioiesi. Titti Dell’Orco, flautista e divulgatrice musicale gioiese, cura musicalmente ogni incontro rendendolo “unico”.

“In questa occasione - afferma Titti -, ho pensato ad un repertorio originale almeno quanto il libro della Highsmith e meno ilaria spazio unotre7classico del solito. Abbiamo proposto l’ascolto di un quartetto di flautisti “La joie de la flûte”, di cui faccio parte insieme ai maestri Angelo Ragno (docente di flauto presso il Conservatorio di Monopoli), Marilisa Maselli e Ilaria Stoppini - giovani e brave flautiste -, entrambe di Gioia. Abbiamo usato tre diversi flauti: il flauto traverso in do, quello in sol e quello basso, sempre in do ed eseguito brani d’ispirazione jazz di autori americani, scelti proprio in relazione al luogo d’origine dell’autrice del libro, brani di Yasinitsky (autore di composizioni scritte per jazzisti del calibro di Liebman), con la sua “Jazz Suite”, di Guyot, coi suoi “Divertimenti jazz”, da cui è stato scelto il brano dedicato ad una città americana, Joplin, col famoso “The entertainer” e di Henry Mancini, contemporaneo della Highsmith: “The pink panter”.

L’affiatamento tra i musicisti è stato immediato, grazie anche all’esperienza del Angelo Ragno - affermatissimo musicista, dall’83 titolare di cattedra di Flauto presso il Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli -, allievo di Peter Lukas Graf, Aurel Nicolet e J. Glaway, nonché 1° flauto presso l’orchestra del Petruzzelli e pluripremiato concertista in prestigiosi concorsi nazionali, con all’attivo tournée in tutto il mondo e docenze di master tenutesi delle più celebri università musicali di Belgio, Austria e ilaria spazio unotreTurchia.

Angelo Ragno è stato, tra l’altro, docente di perfezionamento di Titti e lo è attualmente di Ilaria Stoppini - già alunna di Titti dell’Orco -, da lui seguita sin “dalle prime note” al diploma, dopo l’approccio con le Accademie “Valerio Tango” e “La Fenice”… di fatto tre generazioni di maestri “melodicamente” insieme per donare emozioni, cui si è unita - valore aggiunto - Marilisa Maselli!

Alle flautate “musicalità” si sono alternati originali e talvolta intriganti codici di lettura degli scritti dell’autrice e della sua stessa personalità, scandagliata non solo dal punto di vista letterario ma anche psicologico. L’attenzione dei lettori-commentatori ha rivelato aspetti inediti e “scritto” altre trame di altre storie.

“Un libro che non può definirsi né giallo, né rosa - afferma Laura Albino -, incline a mettere in luce gli aspetti più negativi delle donne… Potrebbe essere oggetto di un saggio didattico, per le diverse, sfaccettate interpretazioni e riflessioni suscitate dalla lettura.”

ilaria spazio unotre2“Come già ci indica il titolo del libro - afferma Sergio D’Onghia nella sua sintesi critica dell’opera -, sono racconti brevi nei quali le protagoniste sono sempre donne, per lo più, viste o inquadrate da un punto di vista maschile, si direbbe quasi che siano scritti con uno sguardo maschile. La Highsmith, grande affabulatrice, attrae con i suoi personaggi quasi sempre ordinari, ma che terminano la loro esistenza in modo tutt’altro che ordinario. L’omicidio, diretto o indiretto, il suicidio, le storie di violenza non sono mai ordinarie, ma lei riesce a farle sembrare tali, quasi fossero conclusioni logiche e inevitabili. Il “sadomasochismo” sembra essere la cifra dell’intera raccolta. Il maschio ne esce quasi sempre sconfitto, umiliato, raggirato, ma quando sono anche le donne a pagare, il freddo distacco della narratrice, non muta di una virgola. E’ questa, a parer mio, la riuscita del libro: scrivere di piani diabolici, di efferata crudeltà, di predeterminazione omicida, come se si scrivesse la cronaca di una pagina di diario. Si avverte, sullo sfondo e neanche troppo velata, una puntuale dissacrante critica della società borghese, con i suoi riti, le sue ipocrisie, le sue garanzie. Affiora, in alcuni racconti, il puritanesimo di una certa America, castità perdute, che non sono riscattate nemmeno dal successo professionale o cindy 5matrimoniale. Un libro, persino didascalico, con delle sue morali. Certamente un libro diverso dai tanti successi dell’autrice.”

“Ho colto performances congelate - precisa Onorina Savino, commentando le foto proiettate sullo schermo - che mi hanno fatto pensare ad un lavoro di Cindy Sherman, una sceneggiatura per fumetti che ripercorre attraverso le immagini lo stesso viaggio nella follia, nell’immaginario che ritrovo nella scrittura della Highsmith. Si è costruito lo stereotipo di una donna enigmatica, duplice, indeterminata. Ricorrendo alla metafora, al linguaggio paratattico, lo stesso ruolo della donna nella società, assume una connotazione di estrema ambiguità. Viene proiettata in una dimensione non sua, relegata a “copia senza originale”. Ogni volta che la donna acquisisce un ruolo, è destinata alla tragedia che si attua sia se sia carnefice che vittima.”

“Se si parte dal presupposto che la Highsmith sia una grande scrittrice - riflette Martino Sgobba -, fatico ad accettare la denuncia dello stereotipo, sarebbe alquanto scialba come ipotesi.”

Osvaldo Angelillo sintetizza il suo concetto in forma dissacrante, per molti condivisibile.

Ogni singolo racconto è il bozzetto di un libro, materiale recuperato dalla “cartella del porco” colma di quelle idee embrionali che avrebbero potuto dar vita ad altri suoi libri, in pratica un’operazione di semplice economia del reparto frattaglie.

Cataldo Donvito si chiede per quale motivo si sia deciso di pubblicare un’opera non all’altezza delle aspettative delle precedenti.

ilaria spazio unotre5“E’ un libro scritto con gli occhi di un uomo - commenta a sua volta Vito Di Fino -, concordo con Sergio… un diverso approdo su cui si innestano riflessioni sociali su prostituzione, misoginia, scelte sessuali che inevitabilmente riverberano nella scrittura.”

In attesa dell’incontro di giovedì, 23 maggio con Maria La Volpe con il suo “Moto perpetuo della quotidianità” illustrato da Mario Pugliese, e del prossimo appuntamento previsto per giovedì 30 maggio, questa volta per discutere di un libro si Stefano Benni: Baol, Giacomo Leronni traccia un bilancio di questa prima stagione letteraria del “salotto”.

Il Salotto è una iniziativa meritevole che, senza alcun fine di lucro, si pone il fine di stimolare il confronto a partire dalla lettura condivisa di un libro di volta in volta diverso. Ritengo che in questi mesi si sia riusciti a catturare l’attenzione e stimolare la partecipazione di tanti lettori. Gli incontri sono aperti a tutti e si può intervenire liberamente (preferibilmente, ma non tassativamente, dopo aver letto il libro). I volumi scelti fino al mese di giugno 2013, tutti come sempre in edizione economica per favorire il più possibile la partecipazione, sono facilmente reperibili presso le librerie gioiesi.”

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