Mercoledì 05 Agosto 2020
   
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ROBERTA BRUZZONE: “VIOLENZA SULLE DONNE TRASVERSALE"-foto

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roberta bruzzone lum2Nel pomeriggio di mercoledì 17 aprile presso la sede dell’Università “LUM Jean Monnet” di Gioia del Colle si è tenuto un convegno intitolato “La violenza sulle donne: combattiamo il silenzio”.

L’incontro voluto unitamente da sei Lions Club con il patrocinio del comune di Gioia del Colle, ha visto come protagonista la dott.ssa Roberta Bruzzone, psicologa forense e criminologa, da molti anni consulente tecnico forense del Telefono Rosa Onlus e volto noto di diverse trasmissioni televisive.

Pino D’Aprile nei panni di cerimoniere ha dato formalmente inizio al convegno presentando i conferenzieri: Paola Girardi, presidente Lions Club Gioia del Colle, Prof.ssa Antonella Marandola, docente di diritto violenza donne interventiprocessuale penale (Università LUM), Dott. Francesco Baracchia, Lions Governatore 2012-2013, dott.ssa Roberta Bruzzone, e il capitano Roberto Di Costanzo della compagnia dei carabinieri di Monopoli.

Nel suo breve intervento la Dott.ssa Marandola, parlando di femminicidio e stalking fa riferimento alla convenzione di Istanbul, trattato firmato dall’Italia, contro la violenza sulle donne, nel testo: “si spiega che la causa, e la conseguenza della violenza contro le donne è diretta conseguenza delle ineguaglianze di genere, ed è perpetuata dalla cultura del silenzio e della negazione”. La dott.ssa sottolinea come una legge sul femminicidio è importante per tutelare le donne, ma è anche fondamentale la prevenzione alla violenza che consiste in roberta bruzzone lumun’educazione ai rapporti sociali fondati sul rispetto della donna.

Subito dopo a intervenire è la dott.ssa Roberta Bruzzone, che presenta il suo ultimo libro intitolato: “Chi è l’assassino? diario di una criminologa”, e spiega “l’assassino è un soggetto che manifesta la peggior parte di sé nel rapporto a due, è un individuo che non ha alle spalle nessuna storia psichiatrica. Nella maggior parte dei casi è uno di noi”.

In Italia viene commesso un omicidio in famiglia ogni 2 giorni, 2 ore e 20 minuti e un omicidio familiare su due avviene all’interno della coppia, quasi sempre a privare una donna della sua vita è il compagno, marito o roberta bruzzone2ex-fidanzato”.

La violenza intrafamiliare è trasversale, chiarisce la Bruzzone, cioè non riguarda solo determinati tipi di contesti sociali, ad esempio famiglie disagiate, ma anche famiglie benestanti e acculturate, “la difficoltà che incontro spesso a contatto con donne che subiscono violenza sta nel riuscire a convincerle a denunciare il loro persecutore, spesso, purtroppo, sono proprio le donne vittime di maltrattamenti a vergognarsi, a sentirsi sbagliate…”.

Questi omicidi non sono delitti passionali, come spesso anche i giornali e le trasmissioni televisive ci lasciano credere, ma sono omicidi premeditati dove la vittima viene prima torturata psicologicamente, lum violenza dconne capitanosentendosi oppressa da futili ossessioni, gelosie, liti furiose e poi giustiziata con crudeltà, spesso questi uomini rendono un inferno la vita delle proprie donne per poterle controllare e sentirsi meglio vedendo soffrire il proprio partner”.

Molte vittime sono anche uccise dal silenzio di chi sa, ma tace!

Al termine del discorso il messaggio arriva chiaro in platea: “Cominciamo a isolare i carnefici, a reagire, la prossima vittima potrebbe essere uccisa anche dalla codardia di chi non ha fatto nulla! Non dobbiamo lasciare indietro nessuno né le mamme né i loro bambini”.

roberta bruzzone lum2A seguire la visione del cortometraggio “Piccole cose di valore non quantificabile” per la regia di Paolo Genovese e Luca Miniero, racconta la storia di una ragazza che denuncia il suo ladro di sogni. Dal corto si evince la difficoltà e il senso di vergogna che provano le vittime nel denunciare l’accaduto e l’abilità di chi è dall’altra parte nel cercare di capire, cogliere anche il non detto senza essere invadente. A fine visione, il capitano Di Costanzo ringrazia per l’opportunità dell’incontro con il pubblico e afferma: “attraverso la parola si può sconfiggere il silenzio di donne che hanno paura di raccontare la loro storia di violenza, se siamo capaci di ascoltare possiamo andare oltre”.

Scatti fotografici a cura di Mario Di Giuseppe che ringraziamo per la collaborazione.

Commenti  

 
#4 galuanna 2013-04-23 16:11
Veleno ascolta: un mio amico mi dice: "quando ero piccolo comandava mia madre, mi sono sposato e ha comandato mia moglie, ora comandano le mie figlie. Io praticamente non ho mai comandato."
Ti devi rassegnare (non è un cattivo destino)! Salutissimi.
 
 
#3 Veleno 2013-04-23 13:56
Lo confesso!Mamma mi seguiva con la cucchiaia, all'asilo la maestra mi metteva sempre in punizione, a scuola non ne parliamo... un incubo con tre maestre e direttrice sempre addosso, pure a categhismo solo donne a comandare e ora che sono grande e neanche tanto male mi comanda a bacchetta la mia ragazza. Pure questa è violenza!
 
 
#2 galuanna 2013-04-23 13:15
Veleno, chi ti picchia? Chi ti violenta? Chi ti umilia? Scrivilo e noi donne sapremo fare giustizia!
 
 
#1 Veleno 2013-04-22 21:30
E delle violenze che subiamo noi maschietti da parte del gentil sesso nessuno ne parla? Vogliamo la parità e pure pari opportunità!
 

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