Venerdì 29 Maggio 2020
   
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CORSISTI UTE. RAPPRESENTAZIONE DA APPLAUSI-foto

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giovanna-viterbo-figlio-delluomoIl figlio dell’uomo” - frutto di un percorso laboratoriale dell’Università della terza Età liberamente tratto da “Gesù, figlio dell’uomo” di Kahlil Gibran, impreziosito da riflessioni di Gino Sordini, Giovanni Testori e Pier Paolo Pasolini - è l’inedita produzione concepita nelle due ore settimanali dei quattro mesi dedicati al corso di “Recitazione teatrale e dizione” da Maurizio Vacca.

Una rappresentazione, per altro, all’insegna della condivisione, in sinergia con il Maestro Francesco Lorusso che ha creato inserti musicali cantati dal coro e sensibilizzata dal corso di “Letteratura teatrale” di Vito Osvaldo Angelillo, grazie al quale molti discenti hanno acquisito sicurezza e voglia di mettersi in gioco.

Il 27 marzo, in occasione della 52a “Giornata mondiale del Teatro”, nel chiostro di palazzo San Domenico - per l’occasione trasformato in teatro scenico di rara bellezza - i corsisti danno vita al loro primo spettacolo teatrale.

La presidente dell’U.T.E. Giovanna Viterbo presenta il progetto, ricorda il messaggio lanciato da Dario Fo e i suoi rimandi a Borromeo per poi soffermarsi su quanto affermato nel 2007 dal sultano Mohammed Al-Qasimi III, in ute corsisti attorioccasione della stessa giornata.

Ho scoperto l'amore del teatro, questo mondo affascinante, fin dalla mia giovane età […]. Ho afferrato la sua vera essenza, quando ho intrapreso la composizione, la messa in scena e l'interpretazione di un'opera teatrale a carattere politico che ha scatenato la collera delle autorità dell'epoca. Lo spirito del teatro che dimorava in me non aveva più altra scelta che rifugiarsi nella mia coscienza ed ancorarvici. Ho compreso, allora, la forza del teatro e tutta la sua potenza, particolarmente di fronte a chi non tollera l'opinione altrui, ed ho appreso, con certezza, il ruolo importante che può giocare nella vita dei popoli […], la magia potenziale che cela il mondo del teatro, la capacità di sondare la profondità dell'animo umano e di rivelare i suoi misteri […]. L'uomo può, tramite il teatro, coprire il mondo di amicizia e di pace ed aprire gli orizzonti di un dialogo tra i popoli senza distinzione di razza, di colore o di credenza […]. mimmo castellaneta-viterboLa bellezza perfetta non si trova in nessun'altra arte se non in quella del teatro, perché è il recipiente che contiene tutte le belle arti”.

Quindi la presidente si sveste del suo ruolo e si unisce agli attori che attraversano il palco e tendono le mani l’uno all’altro, per duettare con Mimmo Castellaneta, tracciando il profilo dell’uomo Gesù.

Al centro del cortile un palco minimale, alcuni bracieri che evocano teatri greci, candele, qualche leggio, poche sedie posizionate all’occorrenza ed attori rigorosamente in nero che possiedono lo spazio scenico con sorprendente sicurezza, rivolgendosi alternativamente al pubblico posizionato su entrambi i lati. Nelle “gallerie” il proscenio, il coro e le quinte. Sui balconi, in suggestivo dialogo con voci vibranti, i sacerdoti del tempio lanciano accuse sul “figlio dell’uomo” che ha osato sfidare i potenti, mentre le donne raccontano il loro vissuto di madri, mogli, sorelle....

ute pitarra“Ognuno di noi ha letto le parti proposte da Maurizio Vacca - confessa Giovanna Viterbo -, abbiamo approfondito i testi, studiato il percorso degli autori per comprendere a pieno il significato ed il contesto delle loro opere, solo dopo ci siamo proposti scegliendo di interpretare il personaggio con cui ci sentivamo più in sintonia. Il regista ha valutato le proposte e individuato le parti per coloro che erano indecisi, e così si è giunti a stasera!”.

E “nella parte” sono davvero tutti. Rachele - interpretata da Lella Montemurro - scatena uno spontaneo e non previsto primo applauso. Le varie scene richiedono ascolto e silenzio, gli intrecci composti ad arte con suggestivi interludi corali di voci e canto, incatenano al pathos del dramma del Cristo, “uomo crocifisso per aver troppo amato e per essere stato troppo degno di essere amato”.

ute attori corsistiLa narrazione sconfina nella poesia, Malachia (Gabriella Pitarra) legge la sua profezia, Susannah (Gina Celiberti) raccorda la poesia di Grazia Colucci al racconto di Anna (Enza Losito) e Maria (Angela Zeverino), ed ancora Maria (Maria Tullo) e Phumiah (Enza Quieto) ricostruiscono “con la certosina pazienza di un restauratore, l’immagine di un volto offuscato dalla quotidianità”.

Una appassionata Maria Maddalena (Mariella Cacciapaglia) darà voce recitata e cantata alla disperazione interagendo con il pubblico, invitato all’ascolto e alla condivisione del suo dolore.

Natanaele (Piero De Biase), il sacerdote Anna (Rocco Antonicelli), Caifa (Ottavio Pastore), Pilato (Piero Lofrese) osannato dalle voci urlanti della folla ed ancora Zaccheo (Pino Romano), Erodiade (Teresa D’Aprile), Salomè (Rosa Andresini) con suo bouquet di fiori, Joanna (Liliana Buonpane), Laura Albino, Angela Genco, Madddalena (Enza Milano), Simone (Vitaliano Papa), Teresa Stasi e Cyborea (Elena Colapinto), assurgono al ruolo di testimoni di ute maestro lorussosantità.

La vedovanza di Giovanna Fasano, resa ancor più vera da una interpretazione sentita e disperata insieme al tormento di Giuda (Mimmo Castellaneta), commuove.

“… Divenne di pietra il mio cuore… - confida Giuda -, dov’è la mia colpa, se tutto era scritto?”

Non c’è profondità al di fuori dell’anima dell’uomo - profetizza Kahlil Gibran -, è l’anima dell’uomo è l’abisso che invoca se stesso”.

Rosangela Mancino, moglie di Pilato, così descrive Gesù: “Non occorre conoscere alcuna lingua per percepire un pilastro di luce o una montagna di cristallo. Il cuore sa ciò che la lingua non sarebbe mai capace di pronunciare né l’orecchio di udire”.

ute saluti finali corsistiMentre Maria culla con amore il suo bimbo, una suggestiva pioggia di petali insanguina il sagrato.

Teresa Quattromini riaccende in tutti i cuori la speranza ed il coro innalza al cielo il suo canto più dolce.

Elegante il saluto finale “in passerella” e con inchino in un tripudio di applausi stupiti da tanta, disinvolta bravura.

Maurizio Vacca è stato un docente eccezionale - confermano i corsisti -, ci ha seguito con discrezione, rispettando i tempi di ognuno, consentendo che questo viaggio diventasse un percorso interiore. Abbiamo scoperto che il teatro è per tutti coloro che vogliono mettersi in gioco, e non è mai troppo tardi”.

Scatti fotografici a cura di Mario Di Giuseppe e Gianni Pellegrino che ringraziamo per la cortese collaborazione.

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