Martedì 16 Agosto 2022
   
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CROCIFISSO RESTAURATO RITORNA FINALMENTE A “CASA”-foto

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crocifisso-ritorno-ppIl 16 giugno, intorno alle 22.00 il Crocifisso di Fra’ Angelo da Pietrafitta è tornato nella sua Chiesa, intitolata a Sant’Antonio ma a Lui da sempre consacrata dalla devozione popolare.

La solenne processione - partita dalla Chiesa dell’Immacolata di Lourdes che per prima ha accolto l’opera restaurata - si è avviata alle 20.30, dopo la celebrazione eucaristica. Tantissimi i fedeli al seguito del corteo, in commossa e partecipe contemplazione. La mattina successiva dopo la celebrazione eucaristica il Crocifisso è stato risposto nella sua nicchia.

L’11 giugno il Comitato della Chiesa di Sant’Antonio, la comunità parrocchiale ed i piccini della scuola materna dell’Immacolata di Lourdes hanno atteso trepidanti l’arrivo del Crocifisso e con don Mimmo Parlavecchia - responsabile nazionale delle Missioni del Preziosissimo Sangue – scoperto i crocifisso processionemisteri della Croce.

Dal 1933 il Crocifisso - protetto da un pesante cristallo incorniciato dal legno intagliato dal maestro Giuseppe Vinci e “dorato” da Filippo Dentico – non era più stato spostato dal suo caveau. Secondo “leggenda” per scongiurare i violenti temporali che ne funestavano il tragitto, secondo “scienza e coscienza” per la fragilità causata all’opera dai tarli.

Numerosissimi i fedeli che hanno accompagnato la Croce. Non poterne ammirare per intero lo splendore e sostenerne il “peso”, ha creato un iniziale disappunto. Non tutti erano, infatti, al corrente che per evitare traumi cinetici si è preferito lasciar trasportare il Crocifisso da persone esperte in posizione semiorizzontale, come suggerito dalla restauratrice Maria Gaetana di Capua.

Dall’11 giugno don Mimmo Parlavecchia ha guidato i fedeli alla riscoperta del valore della Croce nel mondo cristiano, da lui definita “un invito alla vita da parte di Colui che ha donato la sua“ affinché la speranza nella resurrezione e la Fede che sul sacro legno della sofferenza gemmano, non vencrocifisso girardi2gano mai meno. Un dialogo importante per “leggere” attraverso il crocifisso nel proprio cuore e ritrovare il senso della vita.

“Il Crocifisso è un invito a guardare Gesù ma è anche un simbolo culturale che esorta alla tolleranza e al rispetto reciproco, testimonianza iconografica e teologica dell’amore che si sublima nel sacrificio di sé.”

Grazie a questo percorso di sensibilizzazione, la Croce è stata illuminata da una sacralità profonda che ha reso ancor più emozionante l’incontro del 14 giugno, introdotto dal professor Mario Girardi, ordinario di Letteratura cristiana antica, nonché prestigioso storico e ardente sostenitore del patrimonio artistico, religioso e devozionale. (http://www.gioianet.it/attualita/4980-mario-girardi-e-padre-de-santis-accolgono-il-crocifisso-foto.html)

Dopo aver ringraziato il Comitato della Chiesa di Sant’Antonio e tutti i fedeli che con le loro offerte hanno contribuito ad “uno dei restauri - a suo dire - più sofferti e ricchi di crocifisso restauratricesoddisfazione”, ha ricordato Tonino Masi, componente storico del Comitato nonché devotissimo custode della Chiesa - di cui fu mentore finché visse - e del Crocifisso che tanto amò. Masi mostrò al professor Girardi quel che nessuno aveva mai visto: la piaga sulla spalla del Crocifisso, invisibile ai più, formatasi nel portare la croce, caratteristica dei Crocifissi di Fra’ Angelo, come poi scoperto attraverso le ricerche documentarie.

La parola è quindi passata alla restauratrice Maria Gaetana Di Capua, negli anni sempre più vicina alla comunità cui ha restituito opere splendidamente restaurate.

Restauro non è solo rendersi cura, ma scavare nel tessuto delle opere che vanno oltre la vita delle persone. Nel momento del restauro scopriamo cosa ha subito un’opera devozionale, scrutiamo nella pellicola pittorica, negli strati, talvolta scopriamo proprio attraverso gli interventi conservativi quanto i fedeli tenessero al manufatto. Questo Crocifisso - afferma la restauratrice - è una eccezionale opera scultorea di grandezza naturale molto suggestiva, con occhi semiaperti, capo reclinato, ferite e livore particolarmente realistici. Dopo aver asportato sudiciume, pulviscolo e vernice, abbiamo ritrovato i colori seicenteschi sotto svariati strati pittorici. Il più recente risale al XX secolo. Sono stati usati colori ad olio precari e scadenti chcrocifisso in chiesa fedelie hanno alterato le cromie sottostanti, reinterpretando le sgocciolature di sangue. Lo strato ottocentesco ha rivelato un colore verdognolo diffuso su arti e volto e sgocciolature di cera per simulare i fiotti di sangue. Il primo intervento risale al ‘700, a conferma che la scultura era oggetto di vera devozione.”

“Questo primo restauro fu integrale - continua la Di Capua -, interessò volto, braccia e arti inferiori. Sulla scultura composta da quattro innesti lignei ben uniti, è visibile un taglio all’attacco delle braccia. Il torace risulta essere stato ristuccato e ricompattato nell’800. Vittima dei tarli che hanno invaso bacino e perizoma causando gravi danni, anche la colonna vertebrale, anch’essa insanguinata, scolpita mettendo in rilievo le vertebre.”

“Senza gli interventi conservativi adottati in passato con mezzi di fortuna, anche se non sempre corretti - conclude la Di Capua -, forse l’opera sarebbe andata distrutta. Con la sovrintendenza e i membri del Comitato si è deciso crocifisso mario girardicosa salvare e cosa lasciare, spiegando cosa sarebbe successo dopo aver rimosso tutta la finitura del XX secolo. Il violento attacco dei tarli e le bruciature causate dall’illuminazione delle candele hanno lasciato solo alcune isole di colore originale, da qui la difficoltà oggettiva riscontrata nel recupero.”

Mario Girardi ha quindi introdotto Padre Luigi De Santis, psicologo, sociologo e storico francescano che ha raccolto l’eredità di Padre Benigno Perrone. Padre Luigi è direttore di Miscellanea Franciscana Salentina, rivista di cultura della Provincia dei Frati Minori di Leccesu cui è stato pubblicato un suo prezioso contributo sul Crocifisso di Lequile, realizzato nel 1693 da Fra’ Angelo.

Padre De Santis attraverso una vera e propria lectio magistralis ha guidato i presenti in un excursus storico molto interessante.

“E’ paradossale ma la devozione nei confronticrocifisso frate della croce non è immediata. Per i primi nove secoli l’iconografia ci presenta un Cristo trionfatore, glorioso, in posizione eretta. A partire dal X secolo dal Christus triumphans si passa al Christus patiens, sofferente.

San Paolo afferma che il solo osservare il Crocifisso era considerato scandaloso dai Giudei e stolto dai pagani. Nel Deuteronomio un uomo appeso alla croce è maledetto da Dio ed escluso dalla vita e dal perdono. Nel codice di Hammurabi la crocifissione è considerata la pena più infamante, il supplizio più terribile, la più turpe delle morti. E’ grazie ad Innocenzo III (1198 – 1216) che il Crocifisso trova collocazione sull’altare tra due candelieri. Nel 1238 – 1239 Luigi IX - re di Francia e terziario francescano - acquista la corona di spine da Baldovino II insieme ad una "teca reliquiario" con diversi frammenti della santa Croce. Leone X nel 1517, subito dopo il Concilio di Trento, riconferma la norma di collocare il Crocifisso su ogni altare.”

“Questa devozione – continua Padre De Santis - porta Fracrocifisso frate2ncescani, Osservanti e Riformati alla creazione di scuole di scultura religiosa. “Sculptor eximius” capostipite della schiera dei Frati scultori fu Umile Pintorno da Petralia Soprana (Palermo, 1600 – 1639). Di lui si racconta che prima di scolpire il Crocifisso si nutrisse di solo pane ed acqua vivendo per settimane in grande, commossa prostrazione. Il frate scolpì 33 Crocifissi.”

“In Sicilia e Calabria – continua l’esimio Padre de Santis – l’influsso di altri scultori tra cui Antonello Cagini di Domenico (1478 – 1536) e dello spagnolo Hernandez Gregorio (1576 – 1636) che diede avvio al naturalismo del Cristo livido e insanguinato, influenzarono non solo Fra’ Umile ma anche i maestri Giovan Battista e Stefano Li Volpi di Nicosia, presso la cui bottega Fra’ Umile parrebbe abbia appreso i rudimenti dell’arte scultorea.”

Padre Innocenzo da Petralia Soprana fu il suo miglior discepolo, insieme a Padre Giovanni da Reggio Calabria, Fra’ Diego crocifisso foto gruppo fedelida Careri e Fra’ Stefano da Piazza Armerina, questi ultimi maestri di Fra’ Angelo da Pietrafitta, nato presumibilmente nel 1640 e morto nel 1699, tre anni dopo aver scolpito il Crocifisso gioiese.” (http://www.gioianet.it/cultura/1730-ritorna-la-festa-del-crocifisso-tra-fede-storia-arte-e-leggenda-.html)

“La prima scultura di Fra’ Angelo datata 1686, conquistò a tal punto i suoi superiori da spingerli a commissionare un crocifisso per la Chiesa di San Francesco a Ripa, in Roma che già ospitava la scultura di Fra’ Innocenzo da Petralia.”

Il crocifisso ligneo che più ricorda quello gioiese anche nella misura (2,15 per 1,75), fu scolpito dal Frate a Lequile, in provincia di Lecce.

E’ un’opera pervasa di sano verismo - continua Padre Luigi - lo dencrocifisso foto gruppootano i rivoli di sangue, le piaghe, le lacerazioni, il volto affusolato, con gli occhi socchiusi e la corona di spine introdotta nell’iconografia da San Luigi IX, re di Francia terziario francescano nel 1254. Una delle spine - secondo Sant’Agostino simbolo di sofferenza e umiliazione - perfora l’orecchio sinistro del Cristo, per mostrarla i capelli sono scostati. Il costato trafitto è stato “traslato” dagli artisti sul lato destro, in quanto parte nobile, solare, simbolo di forza e regalità secondo la cultura egizia e antico testamentaria. Dalla ferita sgorga sangue e acqua, allegoria della nascita della Chiesa. Le ferite sono scolpite nel legno, stuccate e poi dipinte.”

Padre Luigi trasforma in poesia la lettura teologica del volto di Cristo.

Solo quando il linguaggio scompare si comincia a vedere e quando la visione è quella del volto di Cristo crocifisso, si entra in una dimensione rarefatta, che sfocia nella contemplazione.

Al momento del commiato Gianni Santamaria, componente del Comitato, ha ringraziato a nome di tutti, i relatori ed invitato i presenti e l’assessore alla Cultura Piera De Giorgi a vigilare sulla “salute” della Chiesa di Sant’Antonio. Senza le opportune opere di manutenzione, le opere restaurate potrebbero a breve ritrovarsi nuovamente nel degrado a causa delle infiltrazioni di acqua dal tetto.

Scatti fotografici a cura di Mario Di Giuseppe a cui vanno i nostri più sinceri ringraziamenti per la sua disponibilità.

Commenti  

 
#5 vito giuseppe 2012-06-27 13:07
Un grazie a Vincenzo Capozzi, Stefano Funetta, Santamaria e don Alessandro.
Questo è un grosso regalo per tutta la comunità gioiese. GRAZIE!!!!
 
 
#4 Gianvito masi 2012-06-26 17:44
Un grazie a tutti coloro che hanno partecipato al restauro del SS. Crocifisso, sicuro che saranno benedetti dal cielo dai vecchi componenti del comitato dellla festa in onore del Crocifisso vorrei ricordare oltre Tonino Masi anche Vituccio Masi ,Tonino i pez vich ,Mest Angel ecc. Grazie a queste persone che hanno dato tutto per il SS!
 
 
#3 CAL81B 2012-06-26 14:22
Un plauso al Comitato della Chiesa del Crocifisso che con silenzio e sobrietà a riportato all'antico splendore l'immagine del Cristo senza il bisogno di stare ogni settimana a ricordare il codice iban e quant'altro come ha fatto qualche altra confraternita( San Domenico).E' vero Mongelli??????? Guarda e impara.
 
 
#2 vito giuseppe 2012-06-26 12:48
per la Redazione:
da tanto tempo non riesco più ha vedere gli scatti fotografici vedo solo un riquadro bianco. Spiegatemi qualcosa. Grazie!!

La Redazione
Da quanto tempo esattamente? Tutte le foto o solo quelle delle gallery? Se il problema riguarda la visione delle foto inserite nelle gallery che prima riuscivi a vedere ed oggi no questa anomalia non è da collegare al sito bensì a problemi inerenti il pc che stai utilizzando. Per confermare questa nostra deduzione basta collegarsi con un altro pc, se il problema persiste non hai che da segnalarcelo.
Ciao e buona serata a tutti.
 
 
#1 vito giuseppe 2012-06-26 12:46
Complimenti a chi ha avuto il coraggio (non poco facile e in silenzio) di restaurare questa grande opera. Grazie ragazzi!!!
 

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