Mercoledì 13 Novembre 2019
   
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“LO STATO SIAMO NOI”: LIBERA RICORDA DONATO BOSCIA

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masciari-filmatoProtagonisti della serata di premiazione del concorso “Lo Stato siamo Noi” (MASCIARI: “MAFIE E POLITICA STRINGONO ALLEANZE”-foto) non solo Pino Masciari, gli ospiti, i musicisti e gli studenti premiati, ma anche e soprattutto coloro che per la Giustizia e il trionfo della Legalità hanno perso la vita.

Sul videoricorda il referente del presidio gioiese di “Libera” Nicola Romanellisono apparsi i nomi di tutte le vittime di mafia pugliesi, vittime che rappresentano per la società civile il pungolo costante per affermare che “Lo Stato siamo noi” e non possiamo delegare tutto alla politica”.masciari-claudia-perrone

A dar voce e identità alle vittime pugliesi davvero numerosissime, molte delle quali sconosciute ai più, alcuni studenti del liceo classico. Tutor delle proiezioni video la professoressa Claudia Perrone, più volte ringraziata da Pino Masciari, coadiuvata dall’assistente tecnico Maurizio Masi.

Dal 1996 la “Giornata della memoria e dell’impegno” il 21 marzo di ogni anno riunisce centinaia di migliaia di persone in corteo, in sit in e in presidi nelle città di tutta Italia per ricordare le vittime innocenti delle mafie. Margherita Asta, portavoce di tutti coloro cui la mafia ha sottratto gli affetti, ha definito “Libera” una grande famiglia, “ […] quella che le mafie ci hanno tolto”.

Questo paese – afferma Margherita - ha bisogno di cambiare! Ciascuno di noi deve fare la propria parte! La politica deve però farmargherita-astae un passo avanti! Con coraggio deve approvare leggi che impediscano agli indagati e imputati di reati di mafia e corruzione l’accesso a ruoli di rappresentanza. Deve altresì tutelare e garantire i magistrati che indagano sui rapporti tra mafia e parti corrotte delle istituzioni. Il 21 marzo deve ricevere lo stigma istituzionale di “giornata nazionale della memoria e dell’impegno”. Sulla stele che ricorda mia madre e i miei fratelli c’è scritto “rassegnate alla morte e non all’ingiustizia le vittime del 2 aprile attendono il riscatto dei siciliani dal servaggio della mafia”. Non facciamoli attendere ancora. Tutti insieme possiamo riscattare il nostro paese, conoscere la verità e affermare giustizia. Spero che non siano più lacrime a bagnare la nostra terra, spero che tanto dolore abbia fatto e faccia germogliare il seme del coraggio e della responsabilità”.

masciari catucciA rappresentare Libera durante la cerimonia di premiazione del concorso “Lo Stato siamo Noi”, il responsabile provinciale dei presidi, Mario Dabbicco.

Nella giuria che ha esaminato i lavori in concorso ben due rappresentanti del Presidio: la professoressa Dina Montebello (nelle vesti di “referente per Scuola”) ed il professor Michele Pavone, “componente” del Presidio locale.

Uno dei momenti più suggestivi lo si è vissuto ascoltando il dottor Osvaldo Catucci, amico di Donato Boscia, ricordare il 31enne ingegnere gioiese vittima di un efferato agguato mafioso in Sicilia, sottolineando come ben poco si è detto e scritto di lui. Durante la lettura affidata alla bravissima Elisabetta De Bellis del racconto di Ilaria FicoIl mio testamento: disegno di una profezia” (primo classificato masciari-sassofonistinella sezione racconti) di cui Donato Boscia, insieme ad altri “eroi” è stato protagonista, il fratello di Donato, seduto in prima fila tra il pubblico applaudiva commosso.

Significativo ed emozionante anche il contributo offerto dai giovani musicisti del Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli - l’arpista Claudia Lucia Lamanna ed i sassofonisti: Gianvito Bianco (soprano), Raffaele Vitulano (contralto), Simone Guadalupi (tenore) e Francesco Lovecchio (baritono) e Stefano Mastrosimini - che si sono cimentati in studi ed esecuzioni di pregio.

Di seguito una breve biografia di Donato Boscia curata dalla famiglia per “Albo di Onore”, pubblicazione su cui occhieggia il logo del Rotary Acquaviva-Gioia del 2006/2007, anno di reggenza del presidente Carlo Schiavone che con grande determinazione portò a termine un impegnativo progetto annunciato al suo insediammasciari-pubblico-chiostroento: celebrare personaggi del distretto rotariano che avessero lasciato traccia di un solco culturale, professionale, politico, economico ed umano nell'humus sociale di Gioia, Acquaviva, Cassano, Sammichele e Santeramo, sia nelle più prestigiose che nelle più umili professioni, “aprendo la via”, motto rotariano di quell’annualità.

Solo alcuni – a detta di Schiavone - tra i tanti che avremmo voluto in questo Albo, per non smarrire quel patrimonio di ricordi e testimonianze di personaggi noti e meno noti, che indistintamente, hanno dato lustro alla collettività”.

A distanza di cinque anni non è stato pubblicato l’auspicato prosieguo di questa antologia che, al pari di altri significativi services rotariani, consentirebbe alle comunità distrettuali di riappropriarsi della propria storia attraverso la testimonianza di vita di uomini e donne condannati a restar confinati nell’oblio o in libri di storia e letteratura anche di pregio, ma non sempre alla portata di tutti.

Donato Boscia

Donato boscia"Donato Diego Maria Boscia nasce a Corato il 6 novembre 1957 da Angela Eramo e Vito Boscia (Medico Veterinario) in Gioia del Colle. La nascita di Donato a Corato da due famiglie storicamente gioiesi (Boscia – Eramo) è legata al fatto che il nonno notaio Diego Eramo e la moglie Angela Mastroviti, entrambi di origine gioiese, (rispettivamente padre e madre di Angela Eramo) risiedevano a Corato per esigenze lavorative e dato che, come costume dell’epoca, le nascite avvenivano in casa, Angela Eramo, madre di Donato, aveva espresso il desiderio di vivere la nascita del primo figlio (Donato Boscia) a casa dei propri genitori, dove si sentiva più tranquilla, visto che il marito dottor Vito Boscia, Medico Veterinario, per esigenze lavorative era fuori casa per la maggior parte della giornata.

Subito dopo la nascita Donato e la madre Angela tornano alla loro abitazione di Gioia del Colle in via Roma, dove vivranno per 14 anni per poi trasferirsi in via Principe Amedeo (oggi via Ingegner Donato Boscia), dove attualmente vive ancora la famiglia Boscia - Eramo. Dopo aver frequentato a Gioia la scuola elementare G. Mazzini, la scuola media F.P. Losapio ed il liceo Scientifico Ricciotto Canudo e dopo essersi brillantemente diplomato, a 18 anni si iscrive alla Facoltà di Ingegneria presso il Politecnico di Torino. Nel corso degli studi, in qualità di compaesano e collega - amico più anziano, accoglie e aiuta ad ambientarsi nel Politecnico alcuni amici di Gioia, oggi brillanti ed affermati professionisti, che avevano deciso di seguire gli studi universitari nella città di Torino. In data 20 ottobre 1981, all’età di 24 anni Donato Boscia si laurea in Ingegneria Civile – Sezione Edile con il massimo dei voti e lode. Dopo aver assolto agli obblighi della leva militare ed aver sostenuto diversi colloqui preliminari, a 26 anni viene assunto da una grossa società edilizia che si occupa di opere pubbliche, la Ferrocemento S.p.A. di Roma, con l’incarico di affiancare un collega ingegnere con maggiore esperienza presso un cantiere di Nusco, in provincia di Avellino. Terminati i lavori in quel cantiere, Donato Boscia viene incaricato di proseguire i lavori della costruzione della diga, già in fase di costruzione da alcuni anni, sul fiume Metramo, nei pressi di Galatro Terme, come responsabile tecnico unico. Il diretto superiore, l’ingegner Gianfranco Castellano, segue da vicino il primo incarico importante di Donato Boscia, rimanendo favorevolmente colpito dalla sua competenza e dal suo impegno professionale tanto da illustrargli i futuri sviluppi professionali con un grosso cantiere ad Arezzo. Purtroppo, al termine dei lavori in Calabria, vicissitudini aziendali rendono imprescindibile la presenza di Donato Boscia in Sicilia e precisamente a Palermo, dove si doveva occupare di seguire il solo aspetto tecnico per la costruzione di un invaso che avrebbe dovuto dare l’acqua alla città. Le decisioni amministrative, i rapporti con i subappaltatori e tutto quello che non era di competenza strettamente tecnica, considerata la situazione ambientale non certo felice ed al fine di evitare potenziali problemi a tutto il personale operante nel cantiere, venivano direttamente gestiti dalla sede di Roma. In cambio di questo sacrificio che avrebbe dovuto essere al massimo di 2-3 anni, giusto il tempo di impostare l’opera ed affidarla ad un altro collega ingegnere più giovane (così come era accaduto per Donato Boscia per il cantiere in Campania) a cui avrebbe dovuto fare da supervisore, gli era stato promesso un successivo incarico di almeno dieci anni come responsabile tecnico unico di un altro grosso cantiere a Gravina di Puglia, quindi praticamente a casa. Allettato dal futuro avvicinamento a casa e nel rispetto degli impegni presi con la Ferrocemento, Donato Boscia, a malincuore e con lo spirito di sacrificio che lo caratterizzava, accettò l’incarico in Sicilia. Donato era molto legato a Gioia del Colle sia dagli affetti familiari che dai tanti amici che aveva. A riprova del legame con il suo paese, per tutta la durata dei lavori in Calabria ed in Sicilia, Donato tornava tutti i fine settimana a casa per rivedere i familiari e gli amici. Il 2 marzo 1988 all’età di soli 31 anni, quando appena cominciava a intravedere i frutti dei sacrifici e soprattutto pregustava il ritorno a casa, senza nessun preavviso, l’ingegner Donato Boscia rimaneva vittima di un vile attentato mafioso che stroncava una carriera professionale appena iniziata ed ogni sogno fatto da lui, dai suoi familiari e dai suoi amici.

Negli anni degli studi a Gioia del Colle Donato Boscia, oltre agli impegni scolastici, si era dedicato secondo suo costume con passione, impegno ed ottimi risultati, ad attività sportive come il calcio, dove si era distinto prima nel NAGC (nucleo addestramento giovani calciatori) e poi nell’ASG GIOIA (associazione sportiva giovanile Gioia) per culminare negli anni del liceo con la militanza in serie “D” nella squadra del Monopoli, fatto che lo sottoponeva a più trasferte settimanali per gli allenamenti e per le partite domenicali. Donato Boscia si era anche messo sportivamente in evidenza vincendo e piazzandosi nei primi posti di alcuni tornei locali di Tennis, vincendo diverse medaglie in discipline come la corsa campestre, il Tennis da tavolo (ping pong), il salto in alto, la staffetta ed altro ancora nei Giochi della Gioventù che annualmente si svolgevano a Gioia del Colle. Tra le altre attività che Donato ha intrapreso lasciando un buon ricordo, la partecipazione nel Gruppo Speleologico Gioiese di cui fece parte agli albori, quando il gruppo si formò divenendo a sua volta promotore dell’istituzione a Gioia del Colle della sezione CAI (Club Alpino Italiano). Oltre al curriculum di studi, al purtroppo breve curriculum professionale e alle numerose attività sportive, Donato Boscia si dedicava con affetto e riservatezza ai suoi amici, cui era molto legato e per certi versi anche geloso cultore. Dei rapporti di Donato Boscia con i suoi amici, dato il suo carattere riservato, poco è dato sapere se non qualche ricordo con ancor più rare fotografie di serate natalizie, scampagnate e festini estivi che solo chi ha avuto la fortuna di presenziare può apprezzare. Il 24 novembre 2000 per le mani dell’allora Prefetto della città di Bari, il Ministero dell’Interno insignì Donato Boscia della medaglia d’oro al merito civile con la motivazione: “Professionista impegnato nella costruzione di serbatoi idrici di fondamentale importanza per la comunità, non si piegava alle pressioni delle locali cosche delinquenziali nell’assegnazione di subappalti, subendo la loro violenta ritorsione. Raggiunto da cinque colpi di arma da fuoco, cadeva vittima innocente della mafia, sacrificando la giovane vita ai più nobili ideali di rettitudine morale e non comune coraggio.” Il 2 Marzo 1998, in occasione del decennale della morte di Donato Boscia, in una manifestazione monotematica tenutasi al teatro Rossini di Gioia del Colle, il Sindaco della Giunta anche in rappresentanza del Consiglio Comunale di Gioia del Colle, in onore del sacrificio e con la riconoscenza della comunità gioiese, consegnava alla sua famiglia una targa commemorativa.        

A ricordo di Donato Boscia oggi sono a lui dedicate un’associazione calcistica, la sede del gruppo speleologico gioiese, la via di Gioia del Colle in cui ha sempre mantenuto la residenza, l’invaso che fornisce acqua a Palermo e per cui Donato Boscia ha perso la vita e grazie allo spontaneo interessamento del Parroco don Vito Cardetta, la campana della chiesa di San Domenico in Gioia del Colle".  

[Tratto da “Albo d’Onore” edito Stampasud 2007, consultabile nella biblioteca comunale]

 

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