
Accolto davvero con grande calore domenica, 20 novembre, in una piazza Plebiscito gelida, Fra’ Ettore Marangi, invitato dall’associazione “Obiettivo Gioia” a parlare di “Individualismo vs Bene Comune”.
Frate “minore” - come tiene a precisare – dell’ordine Francescano, nato a Martina Franca, teologo e docente presso l’Istituto Teologico interreligioso di Bari e il Seminario di Molfetta, Fra’ Ettore si lascia trasportare dall’entusiasmo e con estrema spontaneità, adottando un linguaggio semplice e molto vicino a quello dei più giovani “spara a zero” su politici e “farisei” dei nostri tempi, e non
“assolve” davvero nessuno.
Tocca i temi dell’economia, del malcostume politico, delle banche aiutate - al pari dei più bisognosi – dalle misure anticrisi, sciorina dati e numeri, incita all’indignazione, suggerisce strategie di lotta (pacifiche) ed invita a scendere in piazza per protestare contro la chiusura di ospedali e la realizzazione impianti pericolosi per la salute, a pretendere che i politici facciano il loro dovere e diano risposte ai bisogni del popolo, esorta tutti a vincere l’apatia che dà loro più potere, a lottare contro l’individualismo, all’IO che sottrae energia al NOI.
Ricorda le città che lo hanno visto scendere in prima linea per protestare contro CDR, centrali a Biomasse, chiusure di ospedali, cementifici, discariche, una francescana difesa a oltranza del creato e delle sue creature più indifese.
Parla dell’Africa che a breve lo ospiterà per un’ennesima missione, della vita delle giovani con toilette non solo a cielo aperto ma anche “in volo”, del lavoro, della disoccupazione, della scuola.
A questo proposito invita i professori ad accelerare la velocità di apprendimento tecnologico.
“Se i ragazzi vanno a 300 e voi a 10 come potete comprendervi? Perché prendervela se non studiano, se sono troppo vivaci… provate a dimostrare loro che conseguito il diploma avranno un lavoro e guadagneranno 1.200 euro al mese e vedete come studiano! Oggi sono demotivati, sanno già che la scuola non li aiuterà a trovare un impiego, finiranno in Afganistan, in esercito o resteranno disoccupati”.
Invita a scambiarsi “monete” di solidarietà, alla condivisione… E lo fa intercalando ricordi familiari ed esperienze personali, ricorda le processioni del Corpus
Domini mai frequentate da ragazzo, le vacanze a Torre Canne con suo fratello e sua sorella, sereni e ricchi “dentro” per il solo avere una famiglia unita.
Non esita a lanciare accuse dirette al sistema né si nasconde dietro diplomatici fraseggi. “Pane al pane e vino al vino” è il suo motto.
Numerosi anche i suggerimenti per combattere il caro vita, dalle pentole a energia solare in uso in Africa per cucinar fagioli a ebook da leggere su Kindle ed eReader (a conferma delle sue competenze tecnologiche di alto profilo) per evitare indiscriminate deforestazioni. 
Quindi invita al dibattito, a dir la propria, a non aver paura di “indignarsi”, sorretto in questa fase da Annamaria Longo e da Donato Colacicco.
E sia pure provato dal freddo il pubblico è intervenuto, ha rotto il ghiaccio un ragazzo poco più che ventenne, Filippo Ripa, parlando della sua esperienza di studente ed oggi di operaio, delle sue aspettative sulla politica, del disappunto su scelte non condivise, subite ma anche di corresponsabilità per aver consentito che tutto ciò avvenisse. Quindi l’accorato intervento di una madre che ha visto suo figlio, 23enne, perdere il lavoro ed il timore
che possa perdersi anche lui è grande.
Un lavoro che “…prima ti cercava, e che ora devi elemosinare” da difendere, talvolta, anche a costo della salute. E’ il caso di chi vive a Taranto e con l’Ilva ha un rapporto di “amore-odio”: da una parte fonte di sostentamento, dall’altra dispensatrice di tumori e malattie.
Ultimo intervento quello di Donato Colacicco che invita tutti ad un impegno civico, a prendere parte alla costruzione di un progetto condiviso partendo dal basso, dai bisogni più urgenti della comunità, ed ancora a “parlare” con i giovani e coinvolgerli nelle iniziative.
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Commenti
La Redazione
Non facciamolo però diventare solo un semplice ritornello, mettiamolo in pratica...
Con l'esempio, con il rispetto delle regole, con l'etica nel lavoro, con l'ascolto dei deboli e dei giovani, nelle associazioni, in politica, con il volontariato...
Ciascuno per la sua strada.
Ma che ciascuno cerchi la sua strada!!!
Il video finale del bimbo che denuncia l'indifferenza è il giusto sunto della serata.
FATELO GIRARE!!!
E comunque la prova è che lui è riuscito a farsi ascoltare anche e sopratutto da noi..e poi a scuola ho avuto l'esperienza di avere un professore che "sparava" battute, parlava in dialetto e quando serviva usava anche un linguaggio "diverso"..e ho imparato molto di più da lui che da altri che ripetevano a pappagallo le parole scritte sul libro...
La Redazione
(traduzione)
Abbiamo bisogno di più persone come don. Ettore Marangi di parlare alla gente e rafforzare a combattere le ingiustizie del mondo e creare una società libera e giusta .....
Parole che mi hanno colpito,svegliamoci e agiamo è l'unico modo per non lasciarci sopraffare!