Martedì 16 Agosto 2022
   
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SAN ROCCO: RESTAURATE DUE SPLENDIDE TELE -foto-

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crocifisso-san-roccosan-giuseppe-san-roccoDue opere sacre - “La crocifissione” e “Il trapasso di San Giuseppe” –  da anni custodite nella sacrestia della Chiesa di San Rocco in attesa di un necessario quanto urgente restauro, sabato, 6 agosto, sono state restituite al loro antico splendore grazie all’impegno della Confraternita di San Rocco e alla generosità spontanea e devota dei fedeli, come sottolineato dal presidente Filippo Casamassima.

Tra gli ospiti della cerimonia di presentazione, avvenuta nella Chiesa di San Rocco, l’Arcivescovo, Monsignor Francesco Cacucci, don Tonino, don Innocenzo, don Vito, il sindaco Piero Longo, il comandante della polizia municipale Filippo Ferrante e l’assessore all’ambiente Federico Antonicelli. Ad assistere alle relazioni del  restauratore dottor Pino Schiavone e del professor Mario Girardi, un folto pubblico.

Al coro interparrocchiale “Jubilate Deo” diretto da Angelo Fasano sono stati affidati interludi musicali molto suggestivi, eseguiti dalla pianista Annamaria  Longo e dalla violinista Enza Romano, mentre la poetessa Marisa D’Elia ha tessuto poetici raccordi tra i vari canti.

san-rocco-presidenteFilippo Casamassima ha ringraziato Gianfranco Asan-rocco-tele-autoritamatulli per la disponibilità e i preziosi consigli, la dottoressa Piccolo della Sovrintendenza, per la celerità con cui sono state concesse le autorizzazioni al restauro e il disbrigo burocratico che accompagna questa delicata fase, ed ovviamente Pino Schiavone, interlocutore attento che nel corso dei lavori si è anche rivelato un validissimo professionista ed un amico.

Le due opere pittoriche – a detta del restauratore – versavano in grave degrado. Su di esse erano stati eseguiti interventi impropri, nel tentativo di proteggerle dall’incuria del tempo, utilizzando vernici con oli pesanti che ne san-rocco-coroavevano offuscato l’immagine e sporcato i colori. Sul fodero delle tele originali gli interventi sono stati minimi: il quadro più piccolo e antico in cui compare San Giuseppe, con telaio rigido, risultava in miglior condizioni rispetto alla crocifissione, la cui tela era stata lacerata da una maldestra avvitatura sul telaio ad espansione, tanto da dover essere rifoderata perimetralmente.”

Il trapasso di San Giuseppe” è stato trattato con pasta tradizionale e prodotti naturali, quello più grande ha richiesto l’utilizzo di prodotti sintetici e vernici satinate.

L’effetto di contrasto evidenziato nei riquadri restaurati a san-rocco-mario-girardifronte del resto dell’opera, crea un effetto “finestra illuminata” molto suggestivo e rende a pieno l’idea dell’intervento effettuato.

Dopo l’esecuzione corale de “La vera gioia” e “Fiamma d’Amore”, Mario Girardi esprime il suo più vivo compiacimento “… per l’ultima ma non definitiva tappa di un’avventura iniziata venti anni fa circa, scandita da restauri che hanno interessato tutte le chiese di Gioia. Ogni presentazione è stata un’occasione in cui la comunità ha riscoperto un patrimonio non solo storico e san-rocco-pubblico-teleartistico ma anche di  pietà che ci viene dalla tradizione, da consegnare alle generazioni successive.”

Girardi ricorda i vari restauri, quindi passa ad una accurata disamina storico - artistica delle due opere.

La crocifissione” è firmata da Achille Jovane, professore dell’Accademia delle Belle Arti di Napoli, che nel 1835 - nell’annuale mostra che si teneva il 30 maggio - venne insignito della msan-rocco-crocifisso2edaglia d’argento di terza classe. Dipinse l’opera nel 1837, due anni dopo fu premiato con la medaglia d’argento di prim’ordine, stando a quanto riportato nella Gazzetta Ufficiale del Regno.

“L’opera presenta un buon disegno, tecnica scaltrita e la struttura tipica triangolare che trova il suo vertice nel Cristo crocifisso – continua Girardi.

Ai lati gli ieratici eletti, la Vergine Maria che si terge una lacrima, l’ultima delle tante versate senza lenire la sofferenza che arde nel suo cuore di madre - e San Giovanni, il cui sguardo addolorato accarezza Gesù.san-rocco-maddalena

Splendida la Maddalena, in un prostrato, intenso abbandono ai piedi del Cristo, su cui poggia il capo, con gli occhi socchiusi, persi nel ricordo di quando con i suoi capelli asciugava i suoi piedi, ora inchiodati alla croce. Per l’eternità è relegata a simbolo di una umanità gravata dal peccato e dolente, ancora in cammino verso la redenzione. Il suo affidarsi totalmente alla misericordia divina rende ancor più struggenti le silenziose lacrime roride di disperazione ed amore.

Il Cristo splende, i suoi occhi lucenti sono rivolti al Padre, il sansan-rocco-san-giuseppe-moregue delle ferite non offusca il candore delle sue carni, preludio di resurrezione, in netto contrasto con l’oscurità – metafora di sofferenza - che si stende sul legno della croce.

Il trapasso di San Giuseppe”, opera di un anonimo artista “imitatore non scaltrito  - a detta del professor Girardi - di fine ‘700, inizi ‘800, forse donato da privati, essendo un soggetto solitamente esposto nelle camere da letto degli anziani per propiziare la buona morte, ricalca moduli più antichi.”

Lo sfondo presenta soggetti in movimento, il moribondo è affiancato dalla vergine in preghiera, Gesù poggia la mano sul ginocchio di San Giuseppe, con la destra indica la beatitudine celeste, ovvero un corteo di angeli, uno di essi brandisce un giglio, simbolo della castità dello sposo.

In basso a sinistra il braciere fumigante, usato per scaldare i panni posati sulle membra sempre più fredde del moribondo. Di Giuseppe parlano solo Luca e Matteo nei loro vangeli.san-rocco-pubblico2

“Anche della Vergine  - ricorda Girardi - non si hanno molte testimonianze. Il cristiano che voleva saperne di più ha creato tradizioni. Dopo il “fiat” di Maria è venuto anche quello di Giuseppe, anch’egli protagonista della redenzione in modo icastico e la comunità ha creato il “Transitus Joseph”. Uno di questi testi, il più antico in assoluto, risale al III – IV secolo, ed è pervenuto in copto. A questo scritto è seguita una versione più completa scritta in arabo nel VI - VII  secolo. In essi si san-rocco-restauratoreracconta che Gesù narra ai discepoli la vita del suo papà e la sua morte. La prima parte rielabora altri testi come il vangelo di Giacomo o quello attribuito a Tommaso, la seconda parte parla della sua morte. Nel 13° paragrafo Giuseppe - presago della sua prossima fine - invoca Dio e i suoi angeli. Nel 19° Maria si avvicina a Giuseppe, nota i segni della morte imminente e sospira, nel 20° cerca di scaldarlo con dei panni caldi, quindi invita Gesù ad esaudire il suo ultimo desiderio: scortarlo fino a Dio. Gesù lo loda da morto e promette benefici a chi gli sarà devoto, annunciando che su di lui non vi sarà l’odore della morte, san-rocco-crocifisso-restauné la corruzione, neanche “un sol capello sarà mutato”. Ogni fedele che il 20 luglio (per noi il 19 marzo) avrà cura dell’oblazione, avrà dato cibo ai miseri, alle vedove e agli orfani, per tutti i giorni della sua vita non soffrirà la fame e sarà portato in cielo. “Il povero che non ha nulla di ciò” dovrà darà nome Giuseppe a suo figlio, così che non ci sarà morte improvvisa nella sua casa”.

“Luigi Guanella canonizzato il 24 ottobre a Roma - conclude Mario Girardi - fondò nel 1914  “La Pia Unione del transito di San Giuseppe”, nel cui statuto compare lo scopo di ottenere l’intercessione di San Giuseppe per la grazia di una santa morsan-rocco-mons.-cacuccite.

La corale al termine della relazione dedica a San Giuseppe il “Te, Joseph, celebrent”, canto in latino magistralmente eseguito .

Quindi il saluto di Monsignor Cacucci, il quale si complimenta con la confraternita e confessa di venire con gratitudine a queste presentazioni, frutto di impegno e sacrificio.

Tesori come questi, provenienti dai nostri avi e custoditi con tanta cura – afferma Cacucci - sonosan-rocco-coro2 da consegnare al futuro”.

Ringrazia anche Mario Girardi, affermando che le cose dette sono sottolineature importanti e catechesi in atto. Suggerisce anche che nelle chiese ci sia un solo crocifisso al centro, dominante l’abside, ed ancora ricorda che non solo teologi ma anche grandi scrittori hanno posto in evidenza che Giuseppe è al centro della storia ma non il centro della storia, il centro resta Gesù. San Francesco di Sales disse che San Giuseppe ha vissuto san-rocco-e-il-crocifissoper amore e non poteva che morire per amore, di qui il rimando a “Per amore solo per amore” di Pasquale Festa Campanile, quindi conclude affermando di aver vissuto “un momento di alta spiritualità e di vero godimento”.

Madre fiducia nostra” di Marco Frisina, immancabile ed egregia esecuzione nel repertorio di “Jubilate Deo e “Lodate Dio” chiudono la presentazione, dopo la benedizione delle opere.

Ringraziamo Mario Di Giuseppe per le splendide foto inserite nella gallery.

Sullo stesso argomento è stato pubblicato un articolo nella sezione generale di UPGO. Questo il link di riferimento:

Commenti  

 
#1 valentino 2011-08-12 13:51
E VAI...
ALTRA PASSERRELLA PER LA CASTA!
 

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