Il 16 luglio scorso s’è rinnovato il culto in onore della Madonna del Monte Carmelo. Ricorrenza che viene festeggiata dall’omonima confraternita, presente nella chiesa matrice di Gioia (ultimamente arricchitasi di altre tre consorelle, consacrate proprio il giorno della festa). Celebrazione che rievoca il cammino di fede del profeta Elia, il quale dopo il miracolo della pioggia, costituì un Ordine di solitari e penitenti che onoravano la Madonna non ancora nata. Culto mantenuto in vita da San Simone Stok, il quale divenuto generale di quest’Ordine, ottenne dal Papa l’approvazione della regola carmelitana. Santo a cui apparve il 16 luglio 1251 la Madonna che gli consegnò il prodigioso scapolare e abito che avrebbe liberato dall’inferno tutti coloro che lo avessero indossato.
Venendo a Gioia, la devozione per la Madonna del Carmelo risale all’inizio del ‘600: “Quando – scrive Giuseppe Montanarelli, nel book “I Santi fra Dio e la gente” - proprio nella chiesa matrice fu eretta una cappella dedicata a Santa Maria del Monte Carmelo, mentre successivamente, sempre nella stessa chiesa, fu intitolato un altare privilegiato dove campeggia la gigantesca tela del pittore romano Paolo Lanari (1797)”. Mentre per quanto riguarda l’istituzione della Confraternita di Santa Maria del Monte Carmelo”, bisogna risalire al 1882.
Circa il cerimoniale e le usanze di questa festa: “Fino agli inizi del ‘900 – rimarca Montanarelli – il priore porgeva lo “scapolare” alle autorità religiose e cittadine in segno di patrocinio, secondo una antica usanza carmelitan
a, mentre le campane salutavano l’inizio della processione”.
Processione che anche quest’anno ha vissuto il preludio della S. Messa solenne e della Supplica, che ha raggiunto il culmine con l’abbraccio per niente virtuale della Gioia mistica e laica. Mentre due sono i riti che non fanno più parte di questa ricorrenza, il carro trionfale sul quale veniva traslata l’immagine della Madonna e il blocco delle attività agricole. Infatti, tanti anni fa il giorno della festa del Carmine si fermava anche la mietitura.
Un particolare ringraziamento lo rivolgiamo a Mario Di Giuseppe per la collaborazione fotografica.
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