Mercoledì 23 Maggio 2012
   
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“LA NOTTE DEL BRIGANTE” SERGENTE ROMANO

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notte_del_brigante_logo.jpgIl 28 luglio 1861 è stato il giorno in cui Gioia del Colle è divenuta teatro di una delle battaglie più cruenti della storia del brigantaggio, di cusergenteromanoi protagonista è stato il Sergente Romano.

Quello stesso giorno di 150 anni dopo, a partire dalle ore 20.00, Gioia rivivrà quei momenti e molto altro ne “La notte del brigante”. Una vera e propria ricostruzione storica della vita e delle azioni del Sergente Romano, il tutto visto e riletto in chiave moderna. Teatro di questa rivisitazione storica alcuni dei luoghi più suggestivi e rappresentativi del borgo antico, come via Paolo Losito, Largo Scarpetta, Piazza Livia, via R. Siniscalco, il piazzale della Chiesa Madre.

Il tutto corredato da stand, bancarelle, degustazione di prodotti tipici enogastronomici, teatrino di burattini per i più piccoli, musica dal vivo, 14 stazioni del Brigante e molto altro ancora da scoprire partecipando.

Commenti 

 
#24 costa ex terra mia 2011-07-18 13:57
Sig. Franco Gisotti, non per polemizzare la informo che in Autunno, in questo Autunno del 150°, su RAI UNO, in prima serata, andrà in onda una serie incentrata sulle gesta eroiche e meno eroiche di Carmine Crocco: IL GENERALE DEI BRIGANTI. La fiction, che si sta girando in questi giorni sul Gargano, valorizza uomini e terre del sud di oggi e di ieri. Come vede anche la rete nazionale (nella quale lei lavora) darà spunti di riflessione sulle forme di reazione postunitaria mettendo a fuoco i peccati originari che hanno generato la questione meridionale. Come vede... E' tempo di riflessioni, per tutti!! Spero pertanto di esserci a Gioia perchè vorrei saperne di più sul sergente Romano!!
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#23 valentino 2011-07-17 21:25
ma va ,Brigantino,c'è ben altra storia da approfondire !
Siamo proprio arrivati alla frutta per appassionarci ai briganti del secolo scorso;
io approfondirei il moderno Brigantaggio della Casta che toglie ai poveri per dare a se ... stessi!!!
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#22 donato boscia 2011-07-17 19:15
un grazie alla Redazione per il chiarimento
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#21 La Redazione 2011-07-17 12:22
Sicuramente i "Chompa - La Scimmia dell'Arte", con il consenso del comune di Gioia del Colle. Infatti, i manifesti fatti affiggere in congruo numero per le strade della città, oltre a riportare il logo del comune, erano sottoscritti dal consigliere Filippo Gallo (delega al turismo) e dal sindaco Piero Longo, in qualità anche di assessore alla cultura. Ad oggi nessuno di loro ha "sconfessato" i contenuti riportati, quindi si presuppone che la stessa manifestazione sia organizzata e sponsorizzata anche dall'amministrazione comunale.
Un saluto a tutti.
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#20 franco 2011-07-17 08:16
Interessante, ma chi la organizza? La Redazione ci può dire da chi ha ricevuto il comunicato?
Grazie
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#19 Valentina3 2011-07-15 12:05
Quello che noto in questa interessante discussione e che tutti cercano di dare il proprio giudizio senza preoccuparsi di capire o chiedere maggiori informazioni rispetto a questo evento..veramente assurdo! Io al vostro contrario cercherò di saperne di più e dopo aver partecipato all'evento potrò esprimere il mio pensiero!
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#18 donato boscia 2011-07-14 19:03
Confesso di avere qualche difficoltà a comprendere gli ultimi interventi di questa discussione (mi riferisco agli interventi di chi dichiara il proprio nome e cognome, Gisotti e Laricchia). Il comunicato di presentazione della manifestazione di cui si discute manca di una “firma” che identifichi gli organizzatori, e ciò può generare qualche giustificata diffidenza, ma al di là di questo la stessa manifestazione viene presentata come “Una vera e propria ricostruzione storica della vita e delle azioni del Sergente Romano, il tutto visto e riletto in chiave moderna” e non come un evento che “serve solo a far cassa come momento di ritrovo estivo”, ma probabilmente Gisotti e Laricchia conoscono dei fatti a me ignoti e gliene saremmo grati se potessero essere più espliciti.

Personalmente, sono d’accordo con Gisotti quando scrive che “la Storia ha disegnato per noi un percorso e noi quel percorso lo abbiamo accettato”. Tuttavia il tempo trascorso (150 anni) è ormai sufficientemente lungo per consentire una serena rilettura critica dei fatti dell’epoca anche da parte dei “vincitori”, senza alcun timore di deriva da revanscismo, assolutamente impensabile ed anacronistico, dei “duosiciliani” nostalgici. Quando Laricchia parla di “favolette ben confezionate e propinate a chi non si interessa ai documenti”, forse dice qualcosa di vero. Un’Italia che ha compiuto i 150 anni è uno Stato “maturo”, ma proprio grazie a questa maturità può, e deve, permettersi una lettura critica della sua genesi, aperta anche ad ammissioni di colpa che possano restituire dignità ai “vinti”, del cui DNA tutti noi che stiamo intervenendo in questa discussione siamo contaminati.
La storia che ci hanno propinato a scuola qualche decennio addietro (io sono grosso modo coetaneo di Gisotti) è stata scritta dai vincitori, gli stessi che hanno considerato i “briganti” una specie di razza sub-umana, geneticamente predisposta alla delinquenza, supportando queste affermazioni con dissertazioni “(pseudo)scientifiche” e negando anche “la dignità di sepoltura”. Questo è ciò che dicono i “documenti” di Laricchia, anche se non posso escludere che questa versione alternativa non sia sufficientemente oggettiva.

Ho ancora bisogno di tempo per metabolizzarla, e mi piacerebbe saperne di più. Pertanto, tornando al quesito posto da Gisotti, personalmente sono convinto che lo svolgimento di manifestazioni che aiutino ad approfondire anche le zone d’ombra della genesi dell’Unità d’Italia siano in linea, e non in contrasto, con le celebrazioni della stessa.
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#17 franco gisotti 2011-07-14 14:05
Dire combattente significa che qualcuno ha combattuto. Una guerra, una battaglia o una scaramuccia campale. E che lo ha fatto per una causa (immagino). Se poi da combattente è pure morto, allora merita, come tutti coloro che cadono in battaglia, il doveroso rispetto che anche i nemici e gli avversari gli debbono. Questo ovviamente non significa che la causa per cui è morto fosse giusta. Anche Bin Laden ha ricevuto degna sepoltura e i dovuti onori dopo la sua uccisione, ma non viene applicato a lui il parcere sepultis che ci tramandano gli antichi. Però, e questo era il tema, nessuno ufficialmente ha esultato per la sua fine e nessuno farà feste per ricordarne la morte. In questi casi si ricorre a mesti pellegrinaggi verso la tomba - lo si fa ancor oggi presso quella di Mussolini - dove pregare, celebrare messe o semplicemente meditare sul tempo che fu e che non potrà tornare.
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#16 uniti 2011-07-14 13:42
Cinquemiladuecentododici condanne a morte, 6564 arresti, 54 paesi rasi al suolo, 1 milione di morti. Queste le cifre della repressione consumata all'indomani dell'Unità d'Italia dai Savoia. La prima pulizia etnica della modernità occidentale operata sulle popolazioni meridionali dettata dalla Legge Pica, promulgata dal governo Minghetti del 15 agosto 1863 "… per la repressione del brigantaggio nel Meridione". Questa legge istituiva, sotto l'egida savoiarda, tribunali di guerra per il Sud ed i soldati ebbero carta bianca, le fucilazioni, anche di vecchi, donne e bambini, divennero cosa ordinaria e non straordinaria. Un massacro la cui portata è mitigata solo dalla fuga forzata nell'inesorabile comandamento di destino: "O briganti, o emigranti".
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#15 terra mia 2011-07-14 10:02
perlomeno adesso è passato a definirlo un combattente; se non erro aveva iniziato col dire che certamente non era da considerare un eroe, se non un mercenario. Raggiunto così il livello minimo di imparzialità per poter approfondire il discorso, anch'io andrò più pacato. Dispiace che il 6 gennaio i benpensanti si tengano alla larga dal bosco di Vallata, ma contemporaneamente ritengo interessanti le manifestazioni di piazza al fine di diffondere al pubblico fatti spesso sconosciuti. La gente ha bisogno di accedere velocemente a notizie e vicende storiche perchè non tutti oggi hanno la possibilità di informarsi con le letture o con internet. Certamente resta da vedere in che modo sarà valorizzata la comunicazione delle gesta del Sergente Romano e che peso avrà la rievocazione storica rispetto alla facciata ludica della serata. Ma resto dell'idea che andrebbe fatto un fronte comune per dare peso e importanza anche a questo tipo di manifestazioni, soprattutto in quest'anno di generale attenzione all'argomento unità.
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#14 franco gisotti 2011-07-13 17:56
Concordo pienamente con quanto afferma il sig. Laricchia circa le reali motivazioni della organizzazione de "La notte del brigante". Che, invece di essere rispettosa della dignità di un combattente, finisce per avvilirla e offendere chi, ancora oggi, nutre sentimenti di rispetto verso uomini e pensieri seppure non da tutti condivisi.
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#13 Franco Laricchia 2011-07-13 16:16
Mi inserisco in punta di piedi nei commenti su questa iniziativa essendo uno degli organizzatori delle celebrazioni che annualmente teniamo ai piedi del monumento che innalzammo nel 2006, nel bosco di Vallata (tra Gioia e Santeramo) in onore del Sergente Romano e dei suoi uomini valorosi definiti dai conquistatori piemontesi: briganti.
Non mi interessano le polemiche banali sulla faccenda della cosiddetto Unità d'Italia fatta dai savoia con l'ausilio del mercenario dei due mondi. La lascio a coloro i quali adorano le favolette ben confezionate e propinate a chi non si interessa ai documenti. Mi preme solo evidenziare che l'evento che si sta organizzando a Gioia sulla vita del Sergente Romano ho l'impressione che serve solo a far cassa come momento di ritrovo estivo. Ma per questo potevano far giungere una qualsiasi spogliarellista ovvero organizzare un bel karaoke perchè avrebbero fatto più soldi piuttosto che far rivoltare nella tomba il povero Romano(dovunque essa sia perchè i caduti del sud per la propria terra e per la propria gente non hanno avuto dignità di sepoltura - vedi lager di Fenestrelle dove i giovani meridionali che morivano di freddo a 2500 metri di altitudine venivano sciolti nella calce). Anche perchè in tutti questi anni in cui il 6 gennaio lo abbiamo dignitosamente ricordato (senza fare cassa) non ho visto l'ombra di amministratori gioiesi (tutti ben attenti ad evitare di affacciarsi per "non compromettersi")
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#12 franco gisotti 2011-07-13 12:28
Se le piace polemizzare con i forconi, faccia pure, ma come dicevo, nenche lei ha potuto dare una risposta al quesito.
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#11 Costa ex terra mia 2011-07-13 11:39
Evviva l'Italia!! Se per lei il significato del 150° coincide con l'inneggiamento alla patria senza spazio di critica, per me invece è l'anno giusto per fare le dovute considerazioni. D'altronde io sono di Adelfia e non ho niente a che fare con gli organizzatori della serata e ...come si dice...non voglio rovinare la loro idea creando polemiche. Le dico solo che la Pro Loco di Adelfia ha proiettato il film "li chiamarono....briganti" e ha organizzato un incontro meridionalista con Lino Patruno. Tutto questo nell'ambito dei festeggiamenti del 150°. Può anche vedere il sito e scaricare la locandina in pdf. Credo che per il Sud sia arrivato il momento di prendere forche e zapponi, altro che rasoi.
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#10 franco gisotti 2011-07-13 11:06
Bene, quindi perchè festeggiare gli uni e gli altri che sono stati in contrapposizione?
Questo era il dilemma che a quanto pare non avrà una soluzione in queste pagine perchè, se come invece pare, chi ha organizzato un tale evento non ha le idee chiare sugli avvenimenti della storia ne avrà ancora meno nello sbrogliare questa matassa. Sa una cosa, Costa - terra mia? mi sembra che ogni tanto bisogna far ricorso al rasoio di Occam per concludere le discussioni. Me ne avvalgo e la ringrazio per avermene data l'opportunità.
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#9 Costa ex terra mia 2011-07-13 09:37
Sig. Franco Gisotti, se mi sono permesso di intervenire l'ho fatto perchè nel commento 4 lei ha detto che il Sergente Romano non era un eroe e ciò mi trova in forte disaccordo. Partendo dal fatto che noi meridionali dovremmo (proprio in quest'anno) riflettere in modo imparziale e critico sulle conseguenze dell'Unità d'Italia (brigantaggio e poi emigrazione, mafia, camorra, servilismo politico e assistenzialismo, fuga di giovani, spopolamento di aree rurali), io vorrei invece esaltare le gesta di chi è riuscito a smuovere le coscienze di un popolo (quello meridionale) troppo spesso remissivo, individualista e indifferente fino addirittura a creare un esercito di contadini pronti alla rivoluzione contro il Potere. Quell'unico e ultimo atto storico di protesta del sud agricolo, quell'unica e ultima rivoluzione partita dal basso, andavano analizzate e invece sono state soffocate perchè la repressione fu lo strumento più semplice e meno impegnativo per lo Stato. E in epoca moderna nulla è cambiato se quando si parla di Sud si parla di interventi straordinari (Cassa del Mezzogiorno) che servono ad accontentare amici degli amici, politici insabbiati nei partiti, ma mai a garantire lo sviluppo autonomo delle idee con investimenti ordinari. Mi chiedo poi come mai un fenomeno così vasto sia stato taciuto dalla storiografia postunitaria e ancora oggi sia trattato in modo dispregiativo dai libri di scuola? Per me il brigante non è sinonimo di bandito ma di partigiano, un partigiano che ha voluto far sentire la voce dei mali del sud, di un economia agricola e genuina mai tutelata e valorizzata a dovere, di un territorio idilliaco costretto al ritardo economico (autostrade zero in Basilicata, in Salento, Ta - Reggio Calabria) o peggio ad investimenti tardivi e controproducenti (ILVA Taranto). E le cose peggiorano se si guarda al Tirreno, a Napoli florida capitale di un Regno e ora capitale dell'immondizia e della camorra....dopo soli 150 ANNI!!
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#8 franco gisotti 2011-07-12 13:30
Come ho ricordato più volte negli interventi di queste pagine, non è mia abitudine dialogare con gli anonimi, non foss'altro perchè un nickname potrebbe nascondere un bambino, una donna, un anziano o comunque persone appartenenti a fasce deboli della società. Però in questo caso - vista la singolarità dell' intervento precedente, che mi sembra incongruo rispetto alle cose dette in precedenza, sia da me che dagli altri intervenuti - verrò meno all'impegno per ricordare che in queste pagine non è necessario possedere titoli per intervenire e, soprattutto, che gli interventi stessi devono essere motivati.
Non mi sembra che l'intervento di terra mia lo sia. Capisco l'appartenenza alle fascie deboli, però diciamola tutta, non ci voleva molto a capire che gli interventi in questa discussione, miei come degli altri, erano tesi a dimostrare l'opportunità o meno di far coincidere festeggiamenti del brigante sergente Romano con le celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia, che quel sergente brigante romano aveva combattuto.
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#7 terra mia 2011-07-12 11:21
se lei è il franco gisotti che lavora alla RAI, quindi ad una rete nazionale, statale, mi sembra il meno titolato ad esprimere giudizi in merito. A me sembra un'iniziativa meritevole che torna ad illuminare una storia antica ma anche attuale, quella di una terra mai valorizzata, di un popolo di contadini che nel nuovo stato ha avuto solo 2 destini: o briganti o emigranti!! Fortuna c'è Bossi che ci separerà.
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#6 franco gisotti 2011-07-10 16:47
Se vogliamo fare dei paragoni, cercare affinità con fatti ed eventi recenti e meno recenti, dovremmo considerare il fenomeno brigantaggio alla stregua di organizzazioni da noi considerate di terroristi. L'unica differenza è che questi ultimi hanno teorizzato il terrore come sofisticato strumento di guerra - anche psicologico - per combattere i propri nemici. Ma alla fine seminano morti, nelle loro fila come in quelle degli avversari. Non stiamo a giudicare chi ha meno torti, non sta a noi giudicare adesso, ma possiamo dire sicuramente che nelle guerre c'è spargimento di sangue ed a seconda delle fazioni di appartenenza i combattenti ed anche le retrovie, militari e civili, ritengono i propri nemici nel torto. Così è. E così è stato durante il processo di unificazione dell'Italia. Il fatto che ci siano stati un milione di morti non significa che chi ha subito tali perdite sia stato nel giusto. Ovviamente vale anche il contrario. Però noi quest'anno celebriamo i 150 anni dell'Unità d'Italia, e lo fa tutto il Paese, dalle più alte istituzioni al più piccolo Comune. Significa che la Storia ha disegnato per noi un percorso e noi quel percorso lo abbiamo accettato. Compreso un milione di morti. Chi festeggia il Brigantaggio nel contesto delle celebrazioni unitarie o è ciuccio o è in mala fede oppure ignora del tutto che parliamo di gente che offriva le proprie braccia, i propri fucili e finanche le proprie vite al miglior offerente, vuoi i francesi, vuoi il cardinale Ruffini, vuoi il Re duosiculo o, in alcuni casi lo stesso esercito piemontese. dei mercenari insomma. Che comunque hanno combattuto e perso una guerra contro l'Unità d'Italia, e quindi non andrebbero festeggiati in occasione di celebrazioni della stessa Unità.
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#5 Perrucci Antonio 2011-07-10 15:49
Improprio definire il Sgt. Romano un Brigante. Briganti erano i piemontesi, Romano reagiva e con lui migliaia di persone che la storiografia risorgimentale ha trasformato in delinquenti. Quanto agli eroi del risorgimento ci sarebbe fin troppo da scrivere su questi se solo media e ogni mezzo stampa non riservassero ai soliti storici (ciucci e venduti) ogni spazio. basterebbe leggere il diario di Romano per capire le sofferenze la contrapposta cattiveria dei "galantuomini" dell'epoca. Credo che oltre il folclore non sarebbe male che la figura del Romano e il fenomeno Brigantaggio venisse studiato con imparzialità. Non dimetichiamo che questi Briganti condussero una guerra contro i piemontesi per quasi 10 anni e questi oltre che provocare quasi un milione di morti e la distruzione totale di ben 54 paesi (Casalduni ne contava 4500 di abitanti e non rimase una casa intatta)rapinarono il tesoro duosiciliano e distrussero le industri del Sud-
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