Martedì 12 luglio, “nell'antica polleria del corso ora nota come Arci Lebowski - recita il comunicato pubblicato da Maria Cristina De Carlo - Umberto Negri, primo bassista e co-fondatore insieme a Zamboni e Ferretti del fenomeno politico – culturale - eversivo musicale all'anagrafe noto come “CCCP - Fedeli alla linea” presenterà “Io e i CCCP”, una raccolta di immagini che ricostruisce l’esperienza più innovativa del rock italiano, contaminato dal fascino della ribellione del punk.
In questa insolita pubblicazione Umberto Negri, chitarrista e bassista, si racconta attraverso centinaia di scatti fotografici, ripercorrendo a parole ed immagini i primi passi del gruppo emiliano che abbandonò nel 1985, dopo il successo di “Affinità e divergenze", album in cui proprio non si riconosceva.
“Cinquant'anni circa, giacca a vento, capello corto e brizzolato, occhialini sobri ma di classe” così viene descritto Umberto Negri - oggi insegnante e avvocato in quel di Torino - durante la presentazione del libro.
“I CCCP – racconta Negri - sono nati nella povertà più assoluta (di strumentazione, di strutture, di denaro...) e nel giro di qualche anno si sono ritrovati a fare sold out nei club più importanti della penisola. Siamo passati dagli insulti pesanti delle origini, alla venerazione più bieca
da parte di gente che voleva sentire ‘Spara Jurij’ e ce la chiedeva fin dal primo pezzo. La imploravano senza nemmeno sapere che era dedicata a Jurij Andropov… I CCCP hanno fatto benissimo a continuare, a firmare il contratto con la Virgin e a fare i duetti con Amanda Lear… Ero io che non volevo più fare quella vita lì. Per me suonare è sempre stata una sorta di telepatia col pubblico. E fulmini di comprensione reciproca tra l’audience e la band. La nostra era essenzialmente poetica della politica. I cantautori hanno la poetica dell’amore senza per questo essere dei Casanova, e noi avevamo l’attualità politica di quegli anni del riflusso. E da lì sfociammo i
n qualcos’altro.”
“Io sono uno che non butta via niente – ci confida Umberto Negri - nella soffitta della casa di Reggio Emilia ho ancora i quaderni della prima elementare. Un giorno ho rimesso le mani sul raccoglitore dei negativi in bianco e nero, dopo averlo abbandonato per venticinque anni in un angolo della libreria e, compulsivamente, ho scannerizzato circa 1300 scatti, 37 rullini dal 1982 al 1986. Tra questi ho selezionato quelli che in qualche modo riguardavano i “CCCP Fedeli alla linea”. Tutti fan
no foto. E la maggior parte di queste immagini sono uguali tra loro, indistinguibili. Ma ci sono occasioni che rendono alcuni scatti unici. E le mie foto dei CCCP potrebbero fare parte di questa categoria. Le ho portate con me per anni perché costituiscono una parte rilevante della mia identità. Nello scattare queste immagini avevo pretese estetiche ed espressive. Quando le ho fatte ero alla ricerca della “foto perfetta”. All’epoca sviluppavo i negativi in casa - causando a volte anche dei danni - e le stampavo nella mia stanza trasformata in camera oscura.”
I CCCP, fenomeno musicale ma anche di costume, con le loro sfilate di moda filo sovietica, contraddittori e provocatori, portarono l’estetica del Punk di Berlino in Emilia, mescolando “le melodie della tradizione della loro terra con i suoni distorti, elettrici, metallici, della ribellione generazionale”.
"Durante la serata - precisano i soci dell'Arci - verranno proiettate foto e piccoli filmati inediti, cui seguirà uno showcase in cui Umberto con la collaborazione del chitarrista Francesco Casabianca dei Bunker Club riproporrà live i brani che hanno segnato la storia dei CCCP e della musica italiana. L’evento è organizzato in collaborazione con gli eroici ragazzi di Bari Rock City."
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