"Ciao,
da parte mia e dei vari gruppi di ragazzi di strada di Bukavu, cordiali AUGURI di BUON NATALE e di BUON ANNO 2011.
Sono già diversi mesi che sono viceparroco in una parrocchia londinese, veramente multi-etnica, in quanto qui a Londra c’è gente proveniente da tutti i paesi del mondo. Gli italiani sono molto numerosi, come un po’ dappertutto in Gran Bretagna.
Dovrei restare qui ancora alcuni mesi. In seguito dovrei rientrare in Italia per i miei controlli medici annuali, in attesa dell’autorizzazione dei Superiori di riprendere il mio lavoro missionario in Africa.
A Bukavu un gruppo di brave Suore continua a guidare i ragazzi di strada. Però, il fatto che io mi trovi ora temporaneamente in Europa non significa che essi non abbiano più bisogno di aiuti; tutt’altro! Il loro numero è sempre molto alto (600-700 unità) e altrettanto può dirsi dei loro bisogni quotidiani per quanto riguarda il cibo e i vestiti, l’igiene e le cure sanitarie, l’istruzione e la formazione professionale (cucito, falegnameria, muratura, meccanica, ecc.).
Anzi, proprio perché ora io mi trovo più a lungo in Europa
(considerato il continente dell’opulenza e dello spreco), essi si aspettano da me aiuti più consistenti del solito. Voglia il Santo Natale, che ci mostra il Bambino Gesù nascere in estrema miseria in quanto rifiutato dalla società di allora, allargare il cuore ad un aiuto più generoso per questi ragazzi di strada (senza dimenticare altri bisognosi nel mondo) che vivono in estrema miseria e sono gli odierni emarginati per i quali non c’è posto nella nostra società moderna, come non ci fu 2000 anni fa per il Bambino Gesù nella società di Betlemme.
In Congo la miseria di questi ragazzi si situa, purtroppo, in un
contesto sociale di crescente sofferenza, violenza e morte. Nonostante i tanti proclami internazionali (tutte vuote e inutili parole), la mia regione del Kivu (Nord e Sud) continua ad essere ancora oggi teatro di incessanti scontri armati per il controllo delle sue immense ricchezze minerarie. I militari governativi opprimono la popolazione non da meno dei numerosi gruppi armati di ribelli (congolesi, ruandesi e ugandesi).
Elencare questi fatti dolorosi sarebbe troppo lungo. Si può ben immaginare la grande disperazione di questa povera gente, che non sa più dove nascondersi né a chi ricorrere per avere un po’ di protezione. La fame, le malattie e gli stupri (di nuovo ad alto livello) sono il corollario quotidiano di crimini ancora più gravi quali i saccheggi, le torture, i ferimenti, le uccisioni e i massacri.
Preghiamo affinché la festa del Santo Natale, in cui celebriamo
l’amore del Signore per la nostra salvezza, possa toccare il cuore di tutti, specie dei governanti, e aprirli verso un cammino di vera pace e di concordia universale.
Cordiali auguri di Buone Feste Natalizie e di un Nuovo Anno colmo della benedizione del Signore.
Ed ecco ora un po' di aggiornamenti sul Kivu-Congo. Quello che ho esposto indica che sul Congo, specialmente sul Kivu, si stanno addensando nubi di nuove sofferenze e tragedie. Preghiamo il Signore affinché il Natale, che è annunzio di salvezza universale, infondi speranza nelle popolazioni congolesi e illumini le menti sia dei governanti locali che dei responsabili della comunità internazionale a percorrere sincere vie di giustizia e di pace per
il Congo e per il mondo intero.
Questo auspicio di speranza e di pace è anche in funzione di un futuro sereno dei bambini congolesi.
BUON NATALE.
PioDM
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A fine agosto ho dato la notizia del Rapporto dell'UNHCR (Alto Commissariato dell'ONU per i Rifugiati), relativo al periodo 1996-2003, che è stato infine pubblicato in ottobre, nonostante le proteste e i ricatti del Ruanda. L'enormità del sangue versato in Congo da gente innocente è impressionante. Insieme all'esercito congolese, sotto accusa si trovano l'Angola, l'Uganda, il Burundi, ma specialmente il Ruanda che, oltre ai crimini contro l'umanità e ai crimini di guerra, è indiziato anche di genocidio. Infatti, col pretesto di dare la caccia in Congo ai fautori del genocidio antitutsi dell'aprile-luglio
I dati emersi in questi ultimi mesi relativi all'Est del Congo continuano ad essere numerosi e purtroppo preoccupanti. Mi limiterò a presentare succintamente alcuni tra i tanti grossi problemi del Kivu, visto che ad approfondirli in contenuto e vastità ne verrebbe fuori un libro. Penso basterà per farsi una vaga idea dell'enorme sofferenza del popolo congolese, che non vede ancora alcuno spiraglio di soluzione all'immane tragedia che il Ruanda le sta causando da 15 anni.
MINERALI CAUSA DEI CONFLITTI
Dieci giorni fa, dal 2 al 4 dicembre si è tenuto a Kinshasa un raduno di deputati europei e i loro omologhi congolesi, in occasione dell'Assemblea parlamentare ACP-UE [ACP = paesi dell'Africa-Caraibi-Pacifico]. Tali discussioni sono stati poi ripresi il 7 dicembre scorso da una dichiarazione del Parlamento Europeo, in cui si ribadisce (per l'ennesima volta) che i soldi provenienti dal traffico dei minerali preziosi congolesi alimentano in loco i conflitti e le violazioni dei diritti dell'uomo. Purtroppo i ministri europei si sono opposti alla richiesta di una legge che obblighi a dichiarare la provenienza dei minerali, e ciò per due ragioni di mero opportunismo finanziario. Infatti, tale iniziativa costringerebbe le grandi imprese (specialmente le multinazionali) a rivelare al pubblico non solo la somma che danno al governo congolese (ed enormi "bustarelle" che finiscono in tasche private) per l'autorizzazione dell'estrazione mineraria, ma anche gli enormi e scandalosi proventi di tali estrazioni, di fronte a una popolazione congolese sempre più oppressa e immiserita proprio a motivo dei minerali che le appartengono.
L'ESERCITO GOVERNATIVO CAUSA DI DESTABILIZZAZIONE
Questo succede un po' ovunque, ma specialmente all'Est del paese e nel nostro Kivu. In realtà, in questi ultimi anni negli alti gradi dell'esercito si è operata una grave deformazione di finalità: anzichè difendere il paese, come sarebbe il loro compito, essi si dedicano agli affari personali. Infatti, vedendo ministri e funzionari approfittare del loro incarico per arricchirsi in modo fraudolente il più possibile, essi hanno iniziato a fare la stessa cosa, agevolati dal fatto che dispongono della forza delle armi e di una sicura impunità. E così i generali sgomitano tra di loro per operare nelle zone minerarie; una volta là, mandano gli ufficiali e i graduati ad occupare con le loro truppe i siti minerari e ad obbligare la popolazione ad estrarre per loro (oltre a rifornirli di cibo). Lunedì 29 novembre l'ONU ha pubblicato una dichiarazione che punta il dito contro l'esercito congolese, poichè nel suo seno si sono create delle vere strutture criminali di stampo mafioso. Tali formazioni militari, oltre allo sfruttamento illegale dei minerali preziosi, si danno anche al contrabbando, al bracconaggio (di elefanti, ippopotami, gorilla, ecc., ormai in via di estinzione) e allo sfruttamento degli alberi pregiati delle foreste. Una stima minimale dell'ONU indica che solamente l'oro frutta ai capi militari più di 160 milioni di dollari l'anno. A sua volta, per non rimanere a bocca asciutta, la truppa imita l'esempio dei propri capi, approfittando di tutti quelli che capitano a tiro, e saccheggiando e stuprando ovunque passano, per terrorizzare ed assoggettare
IL BLUFF
Il bluff prevedibile DEL CNDP (è il gruppo militare pro-Ruanda, composto da 5 battaglioni dotati di armi ultramoderne; inizialmente fu organizzato e guidato dal generale Laurent Nkunda; nel 2004 essi saccheggiarono Bukavu e due anni fa strinsero di assedio anche la città di Goma). Come ho già riferito, nel marzo 2009 senza consultare nessuno, in seguito a un accordo segreto col presidente ruandese Kagame, l'attuale presidente congolese Joseph Kabila [NB durante l'invasione del 1996, egli era ufficiale ruandese agli ordini di Kagame, quindi complice di tutti i crimini di cui ora il Ruanda è accusato] decise l'inserimento dei battaglioni del CNDP nell'esercito congolese e promosse al grado di generale tutti i loro capi militari, compreso Bosco Ntaganda; quest'ultimo è stato addirittura elevato al grado di vicecomandante generale delle forze armate congolesi, pur essendo da anni ricercato dal TPI per crimini contro l'umanità. In realtà i due gruppi militari non si non mai fusi, perchè il CNDP ha voluto rimanere compatto e stazionare sempre nelle zone precedentemente occupate, ossia nel nostro Kivu, a poca distanza dal Ruanda, da cui riceve sottobanco rifornimenti di ogni genere. Ha così fatto sempre il doppio gioco a favore del Ruanda; inoltre dal governo congolese pretende continuamente funzioni direttive in settori importanti, quali quello militare, politico, amministrativo, doganale, ecc. Ed ecco il bluff, facilmente prevedibile, per chi conosce un po' lo stile dei tutsi. Ora che si è installato nei punti strategici della vita nazionale e controlla gran parte dell'Est del Congo e del nostro Kivu, in ottobre il CNDP, adducendo pretesti vari, si è scisso in due fazioni: la prima continua a rimanere nelle varie strutture congolesi e a condizionarle, la seconda ha ripreso la rebellione; difatti tre dei suoi precedenti battaglioni sono ritornati alla macchia e alle loro vecchie abitudini di sfruttamento e oppressione della popolazione congolese. Quindi la situazione è ritornata quella di prima, ma il CNDP ha guadagnato in tutti i sensi, come sempre a favore del Ruanda.
NUOVA GUERRA NEL KIVU
Quanto appena detto non fa che spianare la via a una nuova guerra nel Kivu, ovviamente con finalità più minerarie che socio-politiche. Già a riguardo delle precedenti operazioni militari congiunte congo-ruandesi (Kimya 1, Kimya 2, e quella ancora in corso Amani Leo) contro i vari gruppi ribelli, in tanti hanno alzato la voce per denunziare la loro inutilità; difatti, i ribelli sono ancora al loro posto, dopo momentanee ritirate tattiche, e i generali continuano a dominare e ad arricchirsi nelle loro zone militari. L'unico triste risultato sono le distruzioni di campi e villaggi, le violenze sulla popolazione, la gran massa di rifugiati e le centinaia di migliaia di vittime innocenti. Nel suo rapporto di martedì 16 novembre, anche l'ONG International Crisis Group si è unita al coro di condanne, col dichiarare perfettamente inutili tutte queste operazioni militari (si ritorcono in ulteriore oppressione della popolazione locale); soprattutto raccomanda ai presidenti congolese e ruandese di finirla coi loro accordi segreti, come hanno fatto finora, per gestire l'Est del Congo. Invece è proprio quello che si sta ripetendo. Difatti, diversi siti congolesi e alcuni giornali europei stanno informando che i due presidenti hanno già programmato nuove operazioni militari ruandesi in territorio congolese: truppe ruandesi sarebbero già entrate nottetempo in alcune zone del Kivu per preparare, insieme all'esercito congolese, nuove offensive contro i vari gruppi ribelli. E' il solito ritornello ruandese della sicurezza nazionale, il quale invece nasconde il duplice obiettivo di arraffare altre montagne di minerali preziosi e di rimpiazzare, in zone strategiche, la popolazione congolese (uccisa o in fuga) con masse di nuclei familiari ruandesi [NB Delle ragioni di questo progetto di sostituzione demografica nel Kivu ho parlato ampiamente l'altro anno]. Quindi, come se le tante sofferenze passate fossero ancora poche, questa probabile nuova guerra farà versare alla popolazione del Kivu nuovi fiumi di lacrime e sangue.
MONUSCO e AFRICOM
Il colmo di tutto ciò è che, da quasi 15 anni, proprio in quelle zone congolesi c'è un grande contingente militare dell'ONU, che fino a poco tempo fa si chiamava MONUC, e che ora, tanto per cambiare vernice, si chiama MONUSCO. L'anno scorso essi hanno raggiunto la cifra di 30.000 soldati, la più alta in assoluto in tutti i paesi del mondo. Essi sono forniti dei più moderni equipaggiamenti militari (autoblindo, cingolati, aerei di varia grandezza, elicotteri da combattimento, ecc.) che gli eserciti congolese e ruandese neanche si sognano. Altre volte ho informato dell'ambiguità della MONUC-MONUSCO, poichè disastri e massacri avvenivano proprio dove essa era presente. Quindi, giustamente molti si chiedono: "A che serve e chi serve la MONUC-MONUSCO? Visto che non difende per niente gli interessi della popolazione, è là per difendere quali interessi?". Per il mancato intervento di una postazione della MONUSCO quando, tra il 30 luglio e il 1° agosto scorsi, ci furono oltre 500 stupri in tre villaggi situati presso quella base, in settembre Atul Khare, sottosegretario all'ONU per le missioni di pace, ha fatto il mea culpa per il riprovevole comportamento di quei militari dell'ONU, i quali erano stati avvisati della presenza di ribelli nei dintorni; Atul Khare ha terminato ammettendo il fallimento della presenza dei militari dell'ONU.
Oltre alla MONUSCO, da due anni è presente nell'Est del Congo anche l'AFRICOM (Comando Militare USA per l'Africa), che, in quanto struttura militare statunitense, ha mezzi militari ancora più sofisticati di quelli della MONUC-MONUSCO. Fin dall'inizio, il 19 febbraio 2008, il vicegenerale Robert Moeller dichiarò apertamente che missione dell'Africom era curare gli interessi USA in Congo, davanti all'impetuoso avanzare di altri temibili concorrenti, in primo luogo la Cina, ed ora anche Russia, India, Brasile, Turchia, ecc. (il Congo, mal governato, fa gola a tutti). Bisogna sapere che l'Africom fu creato da Bush, su pressione delle multinazionali petrolifere, per assicurare agli USA l'approviggionamento petrolifero petrolio in proporzione inversa della futura diminuzione di quello mediorientale. Oltre ai minerali preziosi (oro, diamanti, coltan, ecc.) che attraverso il Ruanda in gran parte già confluiscono negli USA, ora c'è anche il petrolio (ancora non sfruttato) dell'Ituri, che per quantità e qualità non è da meno di quello dei paesi arabi. Diventa così sempre più evidente come guerre e guerriglie in Congo siano a diretto servizio della guerra economico-finanziaria internazionale per l'accaparramento delle ricchezze minerarie ed energetiche, di cui il Congo sovrabbonda. Ed è ugualmente evidente come davanti a questi cinici interessi di parte la vita della popolazione congolese non significhi proprio nulla. La miserabile situazione attuale sconfessa quello che il Generale Kip Ward aveva affermato, poco prima dell'intervento di Robert Moeller, a riguardo della missione dell'Africom: ossia che gli obiettivi primari dell'Africom erano la formazione dell'esercito congolese e la protezione della popolazione civile. I fatti dimostrano che è vero tutto il contrario: la popolazione viene oppressa e violentata più di prima (vedi il punto seguente), e principale causa di tutto ciò sono proprio i militari governativi, specialmente ora che in gran numero si stanno trasformando in feroce struttura mafiosa.
AUMENTO VERTIGINOSO DEGLI STUPRI
Termino questo parziale aggiornamento sul Kivu con questo tema doloroso e vergognoso, che conferma l'ipocrisia di quanto esposto nel punto precedente. Poiché in passato ho già parlato diffusamente degli stupri, mi limiterò ora ad alcuni recenti dati statistici e di attualità, veramente impressionanti. Ricordo solamente che, a motivo di quello che è successo proprio nel Congo, lo stupro in zone di conflitto è stato dichiarato dall'ONU "crimine di guerra", perchè distrugge la donna, il suo matrimonio, la sua famiglia e i rapporti sociali nella comunità di appartenenza. Nonostante tale criminalizzazione, in Congo gli stupri, anzichè diminuire, sono addirittura in aumento, a causa dell'anarchia e della quasi totale impunità, e vengono praticati ugualmente sia dai gruppi ribelli che dai militari governativi. Ecco una breve lista di alcuni clamorosi casi recenti (purtroppo tale fenomeno è quotidiano e frequente dappertutto, anche se in quantità minore di quanto segue) :
1) l'ospedale Panzi di Bukavu cura 10-15 casi di stupri al giorno (rapporto Monusco del 13 ottobre);
2) in ottobre, 118 stupri nell'Alto Uélé;
3) in novembre, 770 stupri alla frontiera angolana;
4) a Lubumbashi, più di 2000 stupri in 5 mesi;
5) (già accennato prima) dal 30 luglio al 1° agosto, a Walikale più di 500 stupri da parte della milizia Sheka, che è stata creata da un gruppo mafioso di militari congolesi per accrescere i propri interessi (rapporto della Monusco, dopo che fu accusata di non intervento).
Di nuovo, BUON NATALE.
PioDM
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