Giovedì 21 Ottobre 2021
   
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L' ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE. 14 SETTEMBRE

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241882661-5034085529942067-2459312759861165989-nLa festa in onore della Croce di Gesù, venne celebrata per la prima volta il 03 Maggio dell'anno 335 d.C. In occasione della dedicazione delle due basiliche costantiniane di Gerusalemme, quella del Martirio sul Golgota e quella della Resurrezione al Santo Sepolcro, per ricordare l'evento prodigioso dell'invenzione o del ritrovamento della vera Croce, realizzato da Sant'Elena imperatrice. Con il termine di "Esaltazione “la festa passò anche in Occidente e, a partire dal VII secolo, essa voleva commemorare il riscatto della preziosa reliquia della Croce, fatta dall'imperatore d'Oriente Eraclio I il 14 Settembre dell'anno 628 d.C. dalle mani del re dei Persiani.

Per le Chiese orientali ed ortodosse, la festa dell'Esaltazione della Santa Croce ha la stessa valenza liturgica della Pasqua la glorificazione di Cristo passa attraverso il supplizio della Croce, e l'antitesi sofferenza-glorificazione, diventa fondamentale nella Storia della Redenzione: Gesù si sottomette volontariamente all'umiliante condizione di schiavo e l'infamante supplizio viene tramutato in gloria imperitura. La Croce, innalzata al centro della vita cristiana, è il simbolo del trionfo dell'Amore.

Il culto del Santissimo Crocifisso, introdotto e suffragato a Gioia del Colle dai Frati Francescani, risale alla venuta in città delle reliquie della Santa Croce fatte pervenire da Roma, per consacrare al Signore Gesù il territorio gioiese ed attualmente sono conservate nella Chiesa Madre.

Gesù Crocifisso a Gioia del Colle, veniva festeggiato tre volte: il 14 Settembre con la memoria dell'Esaltazione della Croce, il 03 Maggio con la memoria del Ritrovamento della Croce, coincidente con la festa del primo onomastico di San Filippo Neri e con la festa agreste della Madonna della Croce o del Vero Zelo, che prese il sopravvento liturgico, ed il Venerdì Santo, con la memoria della Passione e Morte di Gesù e la relativa adorazione liturgica del Santo Legno.

La festività del Crocifisso di Settembre, chiamata tradizionalmente la "Festa dei fichi d'India”, a Gioia del Colle era celebrata sfarzosamente prevedendo le luminarie, l'orchestra, gli ambulanti ed i fuochi pirotecnici. Rinomati concerti bandistici allietavano le due giornate festive, mentre la "Banda delle Fave Bianche" sfilava quasi ininterrottamente in Via Principe di Napoli e sostava in Via Occhiogrosso presso la "Nicchia del Crocifisso”, un altare votivo che era allestito da alcuni devoti per grazia ricevuta ed addobbato con fiori, drappi e lumini. La festa esterna risale al 1696 anno in cui si realizzò prodigiosamente la venerata immagine del Santissimo Crocifisso.240788168-4979534522063835-517909913363777590-n

La festa si svolgeva nella Chiesa Conventuale di Sant'Antonio da Padova, ubicata nel complesso ospedaliero cittadino e prevedeva il settenario, la Santa Messa solenne e la processione del Crocifisso che percorreva le vie dell'anello viario extra murario con la sosta presso la Chiesa dell'Addolorata e la Cappella del Calvario o delle cinque Croci, che rappresentavano le cinque grandi piaghe di Gesù, e quella finale presso la Chiesa Madre per l'adorazione della Croce alle ore quindici.

Anticamente la sera della vigilia della festa di Settembre, la reliquia della Croce, contenuta in un ostensorio ligneo, veniva portata in processione dalla Chiesa Matrice alla Chiesa di Sant'Antonio da Padova per gli offici liturgici. La reliquia precedeva il Crocifisso nella processione solenne mattutina e veniva ostesa alle ore quindici in Chiesa Madre per l'adorazione gloriosa della Croce e la benedizione solenne. Alcuni anni, per evitare danni e solennizzare l'evento, durante i Giubilei, la statua del Crocifisso veniva portata distesa, durante la processione mattutina di gala di Settembre. Al termine il Crocifisso e la reliquia della Croce rientravano nella Chiesa Conventuale. Nel pomeriggio dopo il panegirico, la reliquia della Santa Croce rientrava in Chiesa Madre.

Con il tempo, considerando la delicatezza e la preziosità della sacra immagine prodigiosa, la processione con la reliquia della Croce, come quelle votive e quaresimali, vennero abolite, permanendo i festeggiamenti esterni. Il terzo giorno festivo era dedicato anticamente agli ammalati, specialmente piagati ed al ringraziamento infatti a mezzogiorno veniva cantato il “Te Deum". Questo giorno festivo è stato soppresso, per motivi di pubblica sicurezza. Otto giorni dopo, nei pressi della nicchia, si svolgeva la festa minima del Crocifisso o la Festa dell'Ottava, prevedente le luminarie, la celebrazione della Santa Messa, la veglia mattutina di preghiera, l’Albero della "cuccagna", la bassa musica e gli spettacoli da strada. Nella nicchia si conservava un antico Crocifisso ligneo ormai perduto. Lo “struscio" avveniva in Via Principe di Napoli ai cui lati abbondavano i venditori ambulanti di frutta secca e fresca, con la degustazione dell'uva locale e dei fichi d'India, specialmente quelli color rosso cremisi e bordò, particolarmente rinomati nella zona. Il colore rosso dei frutti ricordava il sangue versato da Gesù, mentre le spine ricordavano la corona che cinse la testa di Cristo. La festa si concludeva con un fragoroso fuoco pirotecnico.

Nella tradizione contadina il Crocifisso è stato sempre invocato per scongiurare flagelli o calamità naturali e tempeste o invasioni di insetti e cavallette: infatti a Gioia del Colle, fino ai primi decenni del Novecento, in occasione di siccità ed eventi perniciosi, si assisteva alla processione votiva, con portatori scalzi, per le vie extra murali, del Crocifisso ligneo miracoloso, conservato nella Chiesa di Sant'Antonio da Padova, opera del 1696, di frate Angelo da Pietrafitta.

I contadini Gioiesi, in occasione della festa del Crocifisso, realizzavano con due pezzi di legno, le Croci delle Rogazioni, che venivano collocate nei pressi delle porte della città, per propiziare, per l'anno venturo, un buon ed abbondante raccolto ed attualmente sono inesistenti. Secondo la leggenda popolare, avvalorata dall'Abate Losapio, l’autore non riusciva a perfezionare il volto e l'intera statua. Dopo tre mesi di inutili tentativi, il frate voleva abbandonare l'opera. La notte seguente gli apparve in sogno il Crocifisso che gli sorrideva. Felice per l'apparizione, si rimise subito al lavoro e perfezionò la statua riproducendo l'immagine sognata. Al termine dell'opera, chiamò i Frati per ammirar70493511-2954517147898926-1811680753788911616-ne la statua. Subito il Cristo si animò ed alla presenza dei Frati stupiti, parlò esclamando: “Benedetto e beato sei tu frate Angelo, quello che mi chiederai, otterrai, perché mi hai fatto come veramente ero!

“Da allora il Crocifisso ha realizzato numerosi miracoli. Infatti Frate Angelo aveva chiesto a Gesù di concedere grazie e miracoli a tutti coloro che avessero invocato ed onorato la sacra immagine. Si racconta che per timore che fosse trafugato dai fedeli dei Paesi vicini, fu incassato in una nicchia con l'apertura posteriore inaccessibile. Alcuni briganti tentarono di rompere il vetro della nicchia, ma come salirono sull'altare, si verificò una violenta scossa di terremoto che mise subito in fuga i malfattori.

Da allora il Crocifisso non è stato più portato in processione. Copie similari al Crocifisso gioiese, sono presenti a Lequile, Turi e Valenzano, opere del medesimo autore francescano. Il Santissimo Crocifisso veniva portato in processione il 03 Maggio in occasione della Festa del Ritrovamento della Santa Croce ed il Venerdì Santo accompagnato dalla statua dell'Addolorata della Chiesa Conventuale, percorrendo le vie dell'anello viario extra murale.

Alcuni anni il Crocifisso venne portato in processione con la statua dell'Addolorata della Chiesa di San Francesco di Assisi in occasione del sodalizio liturgico francescano giubilare. L’antica Chiesa era affiancata al Convento dei Frati Minori Zoccolanti Riformati, i quali divulgarono nel territorio gioiese il culto del Crocifisso. La Chiesa attuale venne ricostruita nel 1636 grazie alla carità dei Gioiesi in onore del Santo da Padova. All’interno di essa di notevole pregio è il coro dedicato al Perdono di Assisi; particolari sono le tele risalenti ai secoli XVII e XVIII, opera di anonimi artisti francescani e dei frati Francesco da Martina Franca e Giacomo da San Vito dei Normanni. Quest'ultimo, autore del Perdono di Assisi e della Natività del Signore datata 1639.Nella sagrestia, sulle pareti del lavabo, si notano alcune ricciole o mattonelle smaltate con decorazioni a fogliame e personaggi; inoltre vi sono tracce di antichi affreschi, preziosi arredi sacri e reliquiari appartenenti ai Santi Francescani ed uno contenente un frammento del velo della Madonna. Sotto il piazzale antistante, adibito un tempo a cimitero, fra le spoglie di numerosi concittadini deceduti durante il colera del 1837, riposano quelle dell'Abate Francesco Paolo Losapio. Il piazzale panoramico era utilizzato anche per le pubbliche sacre rappresentazioni.

Al tempo dell'epidemia di colera si organizzarono processioni votive del Santissimo Crocifisso, accompagnate dalla statua di San Rocco. In alcune occasioni straordinarie il Crocifisso chiudeva la processione quaresimale dei Sacri Misteri Dolorosi della Chiesa Rettoria di San Rocco. Anche durante le pestilenze il Crocifisso veniva invocato per eliminare i contagi, essendo ricoperto di piaghe. Il Popolo Gioiese, considerava il Crocifisso l'aiutante di San Rocco.

Per motivi cautelativi la festa esterna non prevede la processione del Crocifisso, che dopo il pregevole restauro, veniva portato in Chiesa dall'esterno, estraendolo dall'apertura posteriore della nicchia, con un'impresa non priva di rischi. Alcune reliquie della Santa Croce sono conservate in Chiesa Madre, nella Chiesa Rettoria di San Rocco e nella Chiesa Conventuale di San Francesco di Assisi. San Filippo Neri venerava profondamente Gesù Crocifisso, celebrando nel Suo Oratorio la festa liturgica unitamente a quella della Madonna Addolorata.

San Filippo Neri celebrava la Messa solenne, il panegirico e l'adorazione della Croce, coinvolgendo i suoi ragazzi a partecipare al pellegrinaggio nella Chiesa di Santa Croce in Gerusalemme a Roma. In ogni stanza dell'Oratorio c'era sempre un'immagine di Gesù e Maria. Il Crocifisso, ricordava all'Apostolo di Roma, il sacrificio trionfale d'Amore che Gesù aveva realizzato a caro prezzo per salvare l'Umanità di ogni tempo.

Giuseppe Montanarelli

Commenti  

 
#1 Perla 2021-09-18 14:41
Non capisco il senso del telo raffigurante il Cristo appeso alla porta esterna della Chiesa del Crocifisso, è veramente di cattivi gusto.
 

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