Antonio Angelillo, storia di un mito, nel ricordo di Enzo Lavarra

Enzo-e-Tonino

Si, mito perché ha cavalcato sulla “cresta dell’onda” innumerevoli generazioni di giovinastri di un paese di provincia, Gioia del Colle, dagli anni 50 ad oggi.

Ovvero di quel gruppo che in ogni tempo andava per la maggiore per la vita spensierata, lasciando a casa affanni personali o familiari. Vita spensierata animata da passioni per auto e moto, per la gara a “rimorchiare”, per le incursioni estive sulla costa romagnola o a Castellaneta Marina, per le mascherate nel Carnevale di Sammichele.

E per gli scherzi che non avevano nulla da invidiare a quelli di “Amici miei” , con la differenza che quello era film e qui era scena del quotidiano.

Tonino, orologiaio di precisione - ma anche ristoratore a stagioni -, pronto a chiudere bottega per qualche “zingarata”.

Sarebbero molti più episodi da raccontare; del gioco, dello scherzo qualche volta sadico scambiato a turno con lui. Solo una frase fra le tante danno idea del personaggio: si era in due o in tre e si discuteva di un qualsiasi tema. C’era sempre chi era “contrasto”. Tonino non si scomponeva. Si rivolgeva ad altri, spesso a me, con la domanda: “Quanti ne vuoi... di scemi?” Finiva li, con lui vincitore del round.

Lui è stato protagonista di decenni appunto di vita spensierata. Quando con poche lire in tasca e una “giacchetta “ci si intrufolava - da portoghesi – nei veglioni o alle discoteche estive delle due coste Ionico - Adriatico.

Ciao Pakistan. Non ti arrabbiare del soprannome. E‘ questo che ti ha fatto famoso e amato da noi.

Condoglianze sincere alla sua famiglia.

Enzo Lavarra