Effetti da astinenza da Serd - La testimonianza di una “voce” gioiese

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timthumbL’evaporazione di alcuni servizi territoriali porta inevitabilmente delle conseguenze sui cittadini che usufruiscono delle relative prestazioni.Per gli invisibili diventa più difficile protestare in quanto non hanno un’identità riconosciuta. L’atteggiamento dell’indifferenza politica e sociale porta a far sparire il problema e dopo il primo momento di entusiasmo nessuno ricorda più nulla. Siamo un paese con problemi di memoria collettiva.

Il Serd fa parte dei servizi dimenticati e per ricordare ai più cos’è il Serd abbiamo raccolto il vissuto di una “Voce”. Il Serd è un servizio territoriale per le Dipendenze Patologiche dedicato alla cura, alla prevenzione e alla riabilitazione delle persone che hanno problemi conseguenti all’abuso e alla dipendenza di sostanze psicoattive.

Dal gennaio 2019 a tutt’oggi il Serd di Gioia ha sospeso la sua attività dirottando i pazienti o ad Acquaviva delle Fonti o a Putignano. Abbiamo voluto ascoltare la Voce coraggiosa di chi vive questo problema, una giovane donna che convenzionalmente chiameremo Silvia e che vuole esprimere la sua esperienza, rimanendo anonima.

Silvia (ci riferisce che parla anche a nome di altri pazienti) afferma che il loro disagio rispetto alla chiusura del Serd a Gioia non è stato condiviso né sostenuto da alcuno, forze politiche, Associazioni, parrocchie, sono stati tutti silenti.

“La mancanza del Servizio a Gioia ha inciso fortemente sulla nostra vita, non tutti hanno potuto raggiungere le sedi indicate dalla ASL, alcuni si sono persi, altri hanno faticosamente e in modo irregolare continuato a farsi seguire.”

Silvia, che ringraziamo molto per la sua attenzione, è una persona con una sensibilità notevole che le permette di fare una disamina attenta e precisa della situazione in cui si trova. Riferisce che per loro il Serd era un importante punto di riferimento di cura, di appartenenza. Il lavoro di équipe, modalità di lavoro di molti servizi territoriali, ha garantito loro accoglienza, risposte ai loro bisogni, porgendo soprattutto vari punti di vista, rappresentando così, simbolicamente, il mondo reale.

L’assenza di tutto ciò è un “lutto” da elaborare, che costa molta fatica.

Attualmente manca il sostegno psicologico che, a suo dire, permette la crescita personale, il riconoscimento delle proprie fragilità e del proprio funzionamento. Acquisire la consapevolezza del proprio disturbo è il primo passo per affrontare la tossicodipendenza.

Secondo Silvia l’assenza del Serd e il Covid hanno determinato un aumento di consumo di droghe pesanti con gravi conseguenze personali, una vanificazione del lavoro fatto e un dispendio economico difficile da gestire.

Tali difficoltà di disagio possono determinare un aumento di condotte antisociali, con conseguente danno anche alle famiglie. La stessa asserisce che l’attuale scenario legato al mondo della tossicodipendenza è preoccupante, lo spaccio è gestito da ragazzi molto giovani appartenenti ad ambienti abbienti. L’età di inizio all’uso è scesa notevolmente (10/14 anni).

Ciò merita una riflessione comune, il disagio si sta espandendo in modo evidente a chi vuole vedere.

Silvia rimarca la solitudine in cui la tossicodipendenza viene vissuta, la famiglia non sempre è partecipe, molte volte si “vergogna”, sottovalutando il problema o omettendolo alla sua coscienza.

Silvia evidenzia che la presenza di pregiudizi fa aumentare lo stigma nei confronti della tossicodipendenza, una cultura escludente fa aumentare l’isolamento della persona e della famiglia.

A suo dire Gioia, rispetto ai paesi limitrofi, non ha una sensibilità verso questa tematica, le coscienze sembrano addormentate, il territorio immobile e poco disposto ad interrogarsi per costruire delle azioni che porterebbero ad un bene collettivo, non esiste un vaccino contro la tossicodipendenza.

Silvia conclude il nostro incontro auspicando che Gioia sia più sensibile e disposta ad assumersi la responsabilità dell’armonia della propria comunità.

La redazione ringrazia la Voce coraggiosa di Silvia che ci ha permesso di conoscere più da vicino la tossicodipendenza con occhi più obiettivi.