Domenica 17 Ottobre 2021
   
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Tra disinteresse e responsabilità sarà difficile dimenticarsi del 2020

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Mali-d-Italia L’anno 2020 è stato caratterizzato da una micidiale pandemia di cui non si sa quando riusciremo a liberarcene. E’ stato di certo un periodo molto sfortunato che ci ha portato a combattere l’invisibile nemico, definito subdolo e che ha fatto tantissime vittime. Motivo per cui lo abbiamo definito come l’anno peggiore nella storia dell’umanità. Ma la storia ci ha tramandato testimonianze di tanti altri momenti bui accaduti nei secoli passati, ogni epoca ha il suo momento critico, a noi è capitato il Covid-19. E non è certo il numero delle vittime a definirne la gravità ma piuttosto la capacità di combatterlo e neutralizzarlo.

Per questa ragione, il “Vaccino-day”, lo scorso 27 dicembre, è stato accolto e festeggiato con gioia. Si è tirato un sospiro di sollievo, si è iniziato a intravedere uno spunnamediraglio di luce dopo tanto buio e per alcuni Paesi, come l’Italia, potrebbe essere stato anche l’inizio della tanto sospirata rinascita, Recovery Fund permettendo.

Come ha più volte sottolineato Massimo Recalcati, una delle lezioni più significative impartite dal Covid consiste nell'averci mostrato che la salvezza o è collettiva o è impossibile e che, di conseguenza, o la libertà viene vissuta come solidarietà o resta una dichiarazione solo retorica. Per cui si deve prendere atto nella nostra Italia che le iniziative o le battaglie d’ora in poi non potranno più essere affrontate in modo isolato.

Sull’onda del pensiero di uno dei più noti psicanalisti e saggisti del momento, ho voluto trarre un bilancio del 2020, focalizzando l’attenzione su tre temi: Scuola, Sanità e Giustizia. Temi che hanno un comune denominatore: il nostro futuro e delle nuove generazioni.

LA SCUOLA RESTA UNA GRANDE INCOGNITAbambini-2

Cominciamo dalla Scuola un settore che ha risentito molto dell’effetto pandemico. Lo faccio prendendo spunto dal libro "I bambini sono sempre gli ultimi. Come le istituzioni si stanno dimenticando del nostro futuro" del pedagogista Daniele Novara. Un’opera che mette il dito nella piaga, rappresentata da una sempre più ridotta attenzione a quello che rappresenta il punto più nevralgico per un Paese: il destino della propria gioventù. Un tema che ne richiama un altro quello della loro educazione prima e formazione dopo.

Il prof. Novara pone in risalto la drastica riduzione negli ultimi vent'anni dell’attenzione da parte delle Istituzioni al tema dell'infanzia e che l’emergenza legata al Covid-19 ha portato alla ribalta. E’ giunto il momento di rimettere i più piccoli al centro delle preoccupazioni istituzionali. E’ bene che uno Stato disattento ricordi che i bambini sono, più di ogni altra cosa, il nostro futuro.

Il tema dell’educazione poi ci porta a fare un’altra riflessione che coinvolge in prima battuta i genitori e il loro ruolo di protagonisti assoluti nella crescita dei figli. Essere genitori significa avere molte responsabilità, un compito tutt’altro che semplice. Pensando al legame tra genitori e figli mi tornano alla mente i miei genitori che non ci sono più. Con loro si affrontavano temi semplici e comunque anche se in disaccordo, ho sempre avuto la libertà di esprimermi liberamente, anche se poi per non contraddirli si faceva come dicevano loro. Oggi molte cose sono cambiate e lo dimostra il fatto che l’Italia è considerato il Paese dei mammoni, dove i figli continuano a restare con i genitori anche se over 35 o 40 e i genitori ad avere nei loro riguardi attenzioni e ansie come se fossero ancora adolescenti.

L’attenzione ora va focalizzata sui ragazzi, quelli dai 13 ai 18 anni, un’età molto critica dove i genitori sovente sbandano e non sono sempre preparati a trovare le giuste risposte e ad assumere gli atteggiamenti più corretti. Ai miei tempi una punizione a Scuola veniva gestita in silenzio senza farne parola a casa, oggi si organizzano spedizioni punitive verso l’insegnante. Si è passati da un clima molto rigido a uno iperprotettivo che non aiuta la formazione e la crescita.

Una nuova linea di condotta che mostra nei genitori un forte disorientamento con la paura che ha preso il sopravvento e con il ricorso agli specialisti per farsi dire come si fa e cosa fare. Sull’altro versante poi ci sono gli adolescenti che durante la crescita sono privi di educazione e finiscono, secondo la moderna letteratura psicologica, diventano ansiosi e nevrotici e non sanno come diventare grandi se non dispongono, proprio in famiglia, di validi punti di riferimento. Una situazione che si aggrava quando ci si trova dinanzi a genitori separati. Ma in tutto questo che colpe hanno i ragazzi?

A queste mie modeste e semplici considerazioni   viene ancora in aiuto il prof. Novara con un altro suo testo “Non è colpa dei bambini. Perché la scuola sta rinunciando a educare i nostri figli e come dobbiamo rimediare. Subito”. L’autore non colpevolizza nessuna categoria ma al contrario chiama tutti, genitori, insegnanti e anche medici, terapeuti e funzionari, a un lavoro comune per recuperare il senso vero dell’educare, tracciando una linea netta tra malattia e cattiva educazione.

Il prof. Novara sostiene che il modo più efficace per affrontare le problematiche di bambini e ragazzi sia l'educazione. L'educazione guarda al bicchiere mezzo pieno e organizza strumenti e processi con l'obiettivo di stimolare, favorire, sostenere l'apprendimento. Ce ne siamo dimenticati. A questa autorevole analisi non va poi sottaciuto come le problematiche di crescita dei ragazzi e quelle educative della famiglia prima e della Scuola poi hanno subito un forte condizionamento durante il 2020 a causa dell’emergenza sanitaria.

La situazione non è certo migliore tra gli studenti degli Istituti Superiori dove i ragazzi hanno non poco sofferto l’assenza del contatto con i compagni e il corpo insegnante.

E questo mi porta a un’altra considerazione che ritengo nevralgica. Mi riferisco alla folta schiera di chi non studia e non lavora. L’Istat ne segnala più di 2milioni in Italia. Sono i Neet, i giovani senza occupazione, non inseriti in percorsi di formazione: nel 2019 nella fascia di popolazione 15-29 anni erano il 22,2%, la quota più elevata tra i Paesi dell’Unione. Dati molto allarmanti che l’emergenza pandemica avrà di sicuro fatto crescere e che mi portano a fare un’altra considerazione.

La Scuola, già in epoca pre Covid-19, presentava non poche lacune. Come quella dell’offerta formativa rispetto alla domanda del settore industriale dove mole richieste di figure professionali con specifiche specializzazioni restano inevase per carenza di candidati all’altezza. E cosi discorrendo si arriva alla ricerca e di qui alla scarsa presa in carico della meritocrazia che inevitabilmente sfocia nella fuga all’estero dei talenti poco apprezzati o con scarse prospettive in madre patria.

GIUSTIZIAtribunale

Non si respira certo un’aria salutare sul fronte giustizia. Un settore il cui dibattito sulla necessità di radicali riforme è sempre al centro dell’attenzione. Negli ultimi decenni, in Italia la magistratura è stata spesso chiamata a supplire alle carenze della classe politica con la quale non sono mancati gli scontri e le invasioni di campo. A parte questo, oggi ancor più si nota come la macchina della “Giustizia” soffra di una atavica lentezza che la rende inefficiente.

Un quadro generale preoccupante che finisce, e questo è un altro aspetto critico, per favorire atteggiamento illegali e corruttivi. Anche per queste ragioni l’Italia, tra i Paesi definiti civili occupa il 161° posto su 183. La durata dei procedimenti e il notevole peso dell’arretrato poi ne delineano un’immagine desolante.

Ma il comparto della Giustizia, non è afflitto solo dalle carenze organizzative, infrastrutturali e procedurali, ben altri drammi endogeni al sistema ne ledono il prestigio e l’autorevolezza.

Mi riferisco alla vicenda “Palamara” che ha gettato ombre sulla corretta gestione del governo della Magistratura, con nomine, spartizioni e accordi sottobanco fra le correnti. Un caso avvilente, che ha portato in superfice una serie di malvezzi da parte dell’Anm con una linea di condotta che ha lasciato interdetti suscitando nell’opinione pubblica sconforto e profonda delusione.

Sullo sfondo incomprensibili atteggiamenti che hanno goduto di una certa immunità. Non una volta è accaduto di imbattersi in motivazioni relative alle sentenze depositate con mesi e mesi di ritardo e di imputati dimenticati in cella per diverse settimane. Per non parlare della sparizione di pratiche e fascicoli, vanificando lo sforzo di lunghe indagini. Sono tanti i procedimenti disciplinari che i svolgono davanti al CSM, alcuni portati alla ribalta dai media e altri sottaciuti. Stefano Zurlo, invece, nel suo” Il libro nero della magistratura” ha voluto accendere i riflettori su un versante sconosciuto della giustizia italiana: i peccati inconfessati delle toghe.

SANITA’, 83e45ed6a4aebf1ad46533438df4ea4fCROCE E DELIZIA DEL SISTEMA-PAESE

E arriviamo al terzo cruccio, la Sanità. Uno dei punti di forza della nostra sanità sta nel suo impianto storico, secondo una ricerca sulle politiche sanitarie e salute globale, emerge che già i Padri costituenti con l’articolo 32 hanno voluto indicare la salute come un diritto del cittadino e interesse della collettività e, nel 1978, l’istituzione del Servizio sanitario nazionale a carattere universalistico ribadiva tale concetto.

E così si è dato vita a un servizio universalistico, equo, teoricamente (molto teoricamente) gratuito nell’erogazione delle prestazioni e finanziato attraverso la fiscalità generale. Questi gli originali presupposti, principi fondanti della sanità italiana, che nel tempo si sono offuscati e oggi presentano non poche ombre.

Nei decenni successivi alla nascita, il sistema sanitario nazionale ha subito non poche trasformazioni. Si inizia nel 1992 con il riordino del SSN, disposto con il decreto legislativo 502/92 che ha trasformato le unità sanitarie locali in aziende con personalità giuridica pubblica e autonomia imprenditoriale e attribuiva alle Regioni nuove responsabilità nel finanziamento e nella programmazione delle attività sanitarie. Un dispositivo normativo che affonda le radici sul micidiale principio a cui ispirarsi: il pareggio di bilancio. Una regola che ha avuto, tra le tante conseguenze, quelle di trasformare i medici di famiglia in ragionieri e di non porre più al centro dell’attenzione la salute dei cittadini.

E così nell’ultimo decennio il comparto si è visto tagliare risorse per ben 37 miliardi a cui ha fatto da contraltare la chiusura di tanti Ospedali e Pronto Soccorso (una decisione che Gioia ne paga ancora oggi le amare conseguenze). Decisioni sospinte appunto dai vari Piani di rientro dinanzi a cui in tanti hanno dovuto soccombere.

Decisioni sofferte hanno sostenuto, per esempio in Puglia, i vari governatori che hanno diretto la Regione, tanto di destra che di sinistra, chiunque ha gestito la Sanità ha più o meno parlato la stessa lingua.

Uno stato di cose che ha poi portato alla ribalta, in epoche non sospette in termini pandemici, che:

  • Anno 2018. Indagine Istat. Sono in media 4 milioni gli italiani che hanno avuto difficoltà ad accedere alle prestazioni del Servizio sanitario nazionale e quindi all’assistenza reale erogata nelle Regioni. Se poi si considera la rinuncia eventuale a prestazioni a pagamento di tipo privato, il numero cresce;
  • Anno 2019. La spesa sanitaria privata dei cittadini ha sforato il tetto dei 40 miliardi di euro (691 euro pro capite per cittadino e 1.522 euro per famiglia). L’indagine condotta dal Censis evidenzia come gli italiani ritengano necessario ricorrere alle cure private per eludere le lunghe liste di attesa e anche per beneficiare di un’organizzazione logistica più compatibile con le proprie esigenze d’orario e per avere servizi migliori e più personalizzati e per poter scegliere il medico più qualificato.

E’ evidente checosì si è vanificato il principio originale del servizio universalistico. Si è assistito a un cambiamento unilaterale in peius. Basti pensare, per esempio, che sempre nell’ultimo decennio le scellerate politiche dei tagli ha provocato un’enorme carenza di personale (circa 40.000 operatori tra medici, infermieri e altre figure professionali) che ha indebolito il sistema le cui ripercussioni sono emerse proprio con l’arrivo del Covi-19.

SARA’ DAV96bf22ee-97be-4a2e-b12a-dabb86c8eb67-largeVERO IL 2021 L’ANNO DELLA RISCOSSA?

Lo hanno chiamato "Ciao" il documento che una forza di maggioranza ha inviato al premier Conte. Un titolo sibillino che suona come un avvertimento. «Si tratta di un documento molto serio: cultura, infrastrutture, ambiente, opportunità» ha sostenuto l’autore. I contenuti, secondo alcuni autorevoli opinionisti, rischiano di far saltare tutti i piani del governo. L'obiettivo del premier era di inviare il “piano di rinascita” a Bruxelles per l'inizio di febbraio, dopo una preliminare approvazione del consiglio dei ministri, per inviarlo poi al Parlamento e vederlo approvato in via definitiva a fine gennaio, inizio febbraio. Tutto questo rischia di saltare se al “Ciao” qualcuno farà seguire i fatti.

Una situazione che la dice lunga su cosa ci attende nei prossimi mesi, a parte gli effetti benefici del vaccino, c’è il rischio che un altro tsunami si abbatta sullo stivale e stavolta non credo che sarà facile trovare l’antidoto giusto, gli italiani sono stufi delle pandemie.

 

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