Mercoledì 27 Ottobre 2021
   
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ZOMBIE: REALTÀ E FANTASIA HORROR A CONFRONTO

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fr-zombi-george-romero-film-02Quando si assiste ad un opera del sottogenere horror dedicato agli zombie, esseri umani riportati in vita e animati da un'insaziabile sete di sangue, sembrerebbe impossibile riuscire a far aderire lo scenario apocalittico rappresentato alla realtà.

Del resto il genere, portato all'apice dal regista George Andrew Romero e dallo scrittore Richard Matheson, non esiste, apparentemente, per un qualche tipo di crescita intellettuale, bensì per soddisfare la fame dell'orrido umana. Eppure, aldilà della superficiale rappresentazione scenica, non sarebbe difficile individuare una metafora, figlia di una velata critica sociale.

Ciò è possibile in particolar modo in un romanzo del più prolifico autore horror makomc3b3rka-e1521563274955i esistito, Stephen King, intitolato "Cell". Nel romanzo in questione i morti non vengono riportati in vita da un virus fuori controllo o da un terribile rito voodoo e, a dirla tutta, non è neanche di morti che stiamo parlando, bensì di esseri umani che, in seguito ad un misterioso segnale trasmesso attraverso i telefoni cellulari (il libro è stato pubblicato nel 2006, un anno dopo Steve Jobs presenterà il primo iPhone), si tramutano in belve estremamente aggressive, prive di raziocinio. 

Solo poche persone al mondo riescono ad evitare di subire la metamorfosi, ovvero le uniche che al momento dell'attacco non stavano utilizzando un cellulare, quasi a sottolineare la pressoché universale dipendenza dai dispositivi. Ed è proprio questo tema che mi ha portato alla riflessione. Per quanto nelle opere dell'orrore vengono rappresentate paure umane fantasiose e irrazionali, esse hanno pur sempre una causa, partorita dall'istinto di sopravvivenza, riconducibile alla realtà. In questo caso è la ragione umana che si vuole preservare.

Mi spiego meglio. La critica che King ci vuole proporre è indirizzata alla sempre maggiore influenza che la tecnologia ha sull'essere umano, l'abuso della quale può renderci schiavcedere-i-datii. In questo triste scenario veniamo ingozzati da idee parziali e informazioni manipolate tanto da farle nostre, portando sull'altare sacrificale lo spirito critico e dando più peso ad una strampalata teoria del complotto trovata su Facebook piuttosto che a chi ha studiato anni un dato argomento.

In questo triste scenario diventiamo progressivamente più impacciati nelle relazioni umane che non avvengono attraverso uno schermo, schermo costantemente incollato alla faccia anche quando ci si trova insieme ad amici e parenti. In questo scenario lo smartphone diventa talmente insostituibile che preferiremmo perdere un braccio al suo posto. Chi potrebbe affermare il contrario? Chi potrebbe negare che sacrifichiamo il rapporto con la realtà in virtù dell'essere perennemente connessi? Attualmente non siamo noi a decidere su cosa informarci, non siamo noi a decidere cosa comprare, non siamo noi a decidere cosa fare con le nostre vite. Non siamo noi a decidere. Così come gli zombie sono mossi da un istinto primordiale, l'essere umano è succube di un algoritmo, che sceglie e pensa al posto suo. E, come viene ribadito più volte in Arancia Meccanica di Anthony Burgess, se un uomo viene privato della facoltà di scelta cessa di essere un uomo.

 

 

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