Lunedì 25 Maggio 2020
   
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Xylella. Inarrestabile avanzata? Al Canudo con il dott. Boscia

xylella al canudo

xylella al canudo Dall’idea dell’Associazione dei genitori dell’IISS R. Canudo di Gioia del Colle, che ha visto i propri ragazzi partecipi del movimento studentesco internazionale Fridays for Futurelanciato dall’attivista svedese Greta Thumberg, nascono i ‘venerdì dell’ambiente’ dedicati a tutti i giovani studenti per informare, riflettere, analizzare, trasferire conoscenza ed esperienza, persuadere e poter affrontare, con arguta consapevolezza, le tematiche ambientali.

Venerdì 22 novembre, nell’aula magna del liceo scientifico R. Canudo, si è svolto il secondo “venerdì dell’ambiente: la Xylella” con un relatore di eccellenza il Dott. Donato Boscia, dirigente dell’Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante del Cnr di Bari, nostro concittadino, ex studente del nostro amato liceo scientifico, oggi scienziato che dal 2013 studia l’inarrestabile avanzata del batterio Xylella fastidiosa in Puglia. 

Dopo i saluti del dirigente dell’IICC prof. Rocco Fazio, della vicepresidente dell’asxylella e dotto bosciasociazione dei genitori Giovanna Di Fino e l’introduzione del prof. Pierpaolo Armagno, docente dello stesso istituto, il dott. Boscia si è rivolto ad una platea gremita di studenti, con umile maestria e grande empatia, per mostrare i risultati degli studi sul batterio responsabile della distruzione del nostro paesaggio che avanza inesorabile attraverso le distese di ulivi, dal tacco della Puglia fino alla piana degli ulivi secolari, rendendo il quadro del nostro territorio con un ampio sfondo grigio, non più verde brillante.

Racconta ai nostri ragazzi la vicenda della Xylella con i toni di una fiaba, purtroppo non ancora a lieto fine, accompagnato nella sua presentazione da immagini eloquenti. Espone i principali progressi compiuti dalla ricerca partendo dall’estate 2013, quando nelle campagne di Taviano, in provincia di Lecce, si sono manifestati i primi casi della malattia, evidenti con il disseccamento fogliare.

Ad un suo mentore, fitopatologo di chiara fama, a cui chiede consiglio, il professor Martelli dell’Università di Bari, ricordano la “Malattia di Pierce”, una terribile calamità che affligge le viti californiane da almeno 130 anni e per la quale non è stata ancora trovata una cura. A seguito di analisi specificheper la ricerca del patogeno, si rileva proprio la presenza del batterio X. fastidiosa, lo stesso che in California causa la Malattia di Pierce.

Persuade con il suo tono pacato i giovani studenti spiegando tutto di questo batterio, che cos’è, cosa comporta, come è stato introdotto, come fare a limitarne la diffusione.

Rivela che il suo ingresso in Europa è stato attrixylella al canudobuito a un carico di piantine di caffè infette, destinate al commercio vivaistico provenienti dal centro America. Infatti la X. fastidiosa ritrovata in Salento, fa parte della sottospecie pauca, con ceppo ST53, lo stesso di quello presente in Costa Rica. E’ un batterio che si stabilisce e colonizza l’interno dei vasi legnosi della pianta (vasi xilematici), comincia a riprodursi producendo una secrezione viscosa, occlude i vasi interrompendo così il flusso della linfa grezza e impedendo il rifornimento idrico.

La malattia è diffusa in Salento dalla “Sputacchina media” o Philaenus spumarius che in fase adulta sfarfalla e acquisisce il batterio nutrendosi di tutte quelle piante nelle quali Xylella vive, come per esempio l’olivo. Dalla primavera avanzata fino alla tarda estate, su ogni albero di olivo si possono ritrovare fino a diverse centinaia di sputacchine, responsabili della diffusione della malattia. La sputacchina può volare fino a una distanza di 100 metri, ma in realtà l’infezione può essere propagata anche a distanze molto maggiori, rendendo problematica qualsiasi strategia di contenimento totale dell’infezione. Per contenere il vettore, il ricercatore ha riferito dell’obbligo nelle zone interessate di arature a marzo e aprile e trattamenti insetticidi a maggio e giugno.

Il batterio è in grado di attaccare tutti gli olivi indipendentemente dall’età della pianta, ma con differenze di suscettibilità significative tra le diverse varietà di olivo. In particolare, le varietà “Ogliarola salentina” e “Cellina xylella al canudodi Nardò”, che rappresentano quasi la grande maggioranza della monocoltura di olivi presenti in Salento, sono molto suscettibili e manifestano in modo grave i sintomi della malattia. Le varietà “Leccino” e “Favolosa” sono, invece, parzialmente resistenti e questo vuol dire che ne ostacolano la replicazione batterica e, conseguentemente, sviluppano solo sintomi lievi o non si ammalano affatto. 

Tra le misure per arginare la diffusione della malattia, in zona infetta, è in vigore il divieto di piantare sia l’olivo, con l’eccezione delle due cultivar resistenti, che le altre specie ospiti come, ad esempio, il mandorlo, oltre all’alloro, al rosmarino, al ciliegio…; al fine di prevenire la diffusione del batterio su lunghe distanze, sono inoltre in vigore forti limitazioni commerciali per i vivaisti.

Oltre alle già citate azioni di controllo obbligatorio degli insetti vettori, è previsto anche l’abbattimento delle piante infette, sia nella zona cuscinetto (i primi 10 chilometri adiacenti alla zona infetta) che nella parte terminale della zona infetta (ultimi 20 chilometri), confinante con la zona cuscinetto. Inoltre, nella zona cuscinetto, che per definizione è esente da batterio, quando malauguratamente si scopre una pianta infetta, per ragioni precauzionali, è richiesto l’abbattimento di tutte le piante ospiti ricadenti in un raggio di 100 metri dalle piante infette.

Purtroppo, nel corso di questi ultimi sei anni, la zona “infetta” e di “contenimento” si sono spostate dal focolaio iniziale del comprensorio di Gallipoli fino al confine con il barese e, nell’avanzata dell’epidemia, il ritardo delle decisioni, la disinformazione e le fake news come il dott. Boscia le definisce, hanno avuto un ruolo determinante nella perdita economica di olivicoltori, vivaisti e dell’intero territorio che sembra essere stato vittima di un terremoto o, come afferma in conclusione lo studioso, di ‘un continuo, lento maremoto’.

Ezia Bellacicco
Associazione Genitori IISS R. Canudo

 

Commenti  

 
#3 L.C. 2019-12-13 11:36
Gentile Antonio,sta dicendo fesserie. La lotta al vettore diretta ed indiretta(lavorazioni del terreno ecc.) unitamente all'estirpazione 1 delle piante infette e 2 delle piante vicine alla zona infetta resta l'unica strada da percorrere. Resta difficile far capire questioni del genere a gente che fa la raccolta delle olive "da terra" stramature,e non meccanicamente e forzatamente allo stadio invaiato. La colpa ricade inevitabilmente su uno Stato scellerato che nulla ha fatto per imporre i protocolli e le misure di quarantena sopratutto nella zona cuscinetto. A chiunque verrebbe da dire: "ma i miei alberi non sono malati,perchè devo sradicarli?". Lo Stato avrebbe dovuto usare il pugno di ferro e fare ciò che era necessario PER LEGGE unitamente a garantire sostegno economico e nella fase di non produzione post abbattimento e nella fase di reimpianto. Gli ulivi saranno spazzati via uno ad uno,questo è quello che ci aspetta,dunque godiamoci il nostro olio ancora per poco. Seguiranno anni,forse decenni di non produzione per il reimpianto prima di tornare ai livelli attuali di resa. Morale delle favola? Si poteva rinunciare ad avere olio di bassa qualità da una zona della Puglia(Salento) per qualche anno invece che mandare a monte l'intera filiera pugliese.
 
 
#2 alfabeta funzionale 2019-12-12 13:03
Antonio...e che arriva dall'Australia che non esiste, perchè il pianeta è piatto e per passare da una parte all'altra questo insetto, che non esiste, utilizza l'effetto "pacman".
 
 
#1 Antonio 2019-12-10 20:51
Si sta combattendo un insetto vettore che poco ci entra nella questione!!!!
 

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