Martedì 10 Dicembre 2019
   
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Il racconto del “Il drago in Cina” con Isabella Doniselli Eramo a Gioia

il drago in cina

il drago in cina Si è svolta venerdì 9 agosto 2019 presso Arco Nardulli la presentazione del libro «Il drago in Cina, storia straordinaria di un’icona» (Luni Editrice), scritto dalla sinologa milanese Isabella Doniselli Eramo, vicepresidente dell'Istituto di Cultura per l'Oriente e l'Occidente (ICOO), inserita dalla Pro Loco nell'ambito della manifestazione «La Notte di San Lorenzo 2019».

Il poeta Enzo Diana ha accolto il pubblico nei panni di don Francesco Nardulli, narrando la storia dell'arco eretto dai suoi avi, che ospitava anticamente un quadro della Madonna Addolorata, oggi conservato nel Palazzo Comunale per preservarlo dal degrado. È stato sostituito alcuni anni fa da una copia, sembra attualmente piuttosto rovinata. L'arco fu abbattuto in parte nel 1870 e poi ricostruito. Sotto le fondamenta è stata rinvenuta una moneta bizantina, indice dell'origine del quartiere. L'attuale corte è racchiusa tra l'arco Nardulli e un altro arco minore con accesso su via Gelso.

Una versione della presentazione, rielaborata in forma poetica da Enzo Diana, sarà posta nel chiostro per raccontare la storia di Arco Nardulli ai visitatori.

Il sindaco Mastrangelo ha salutato i presenti, confermando il suo impegno a dislocare le manifestazioni estive nei borghi del centro storico gioiese. Un modo per scoprire le origini della città e valorizzare l'atmosfera speciale presente in questi luoghi, spesso in stato di abbandono. Il suo desiderio è rimettere in sicurezza il borgo e garantirne una piena fruizione durante tutto l'anno, unico modo per combattere il degrado.

Anche l'assessore alla cultura Lucio Romano ha rivolto un breve saluto, ricordando la parentela che lega la sua famiglia a quella dell'autrice, ringraziando il presidente della Pro Loco arch. Sandro Cortese per aver ricreato l'atmosfera cinese, addobbando il cortile con palloncini rossi e un piccolo drago.

La parola è poi passata al giornalista Livio Addabbo che ha presentato rapidamente Isabella Doniselli Eramo, esperta di lingua e cultura cinese, vicepresidente di ICCO, autrice e traduttrice di varie pubblicazioni, che attuail drago in cinalmente vive e lavora a Milano.

Il suo lavoro «Il drago in Cina», viaggio nella storia e nell'arte della Cina attraverso una delle sue figure simbolo più note, viene presentato a Gioia in prima assoluta, circostanza che testimonia il forte legame dell'autrice con il nostro paese.

Prima di parlare del libro l'autrice ha presentato l'associazione ICOO, nata con l'obiettivo di fare da ponte tra culture lontane, a sostegno di studi e ricerche sulle culture «altre», per diffonderne la conoscenza e favorire il dialogo e la reciproca comprensione. Un ponte tra diversi modi di fare cultura che interessa vari soggetti (Università, musei, artisti, musicisti, fotografi, giornalisti; chiunque nel proprio ambito faccia cultura).

Isabella Doniselli Eramo ha sottolineato l'importanza e il valore di arricchimento per tutti che viene dal conoscere altre culture. Preferisce parlare di «culture altre» piuttosto che di «culture diverse», per evidenziare non la diversità, ma piuttosto la possibilità di arricchimento che nasce da queste relazioni.

Non è la prima volta che viene a Gioia a presentare un suo lavoro: nel 2007 è stata nel nostro paese per presentare la raccolta di ritratti commemorativi cinesi di antenati di proprietà di un collezionista gioiese, un settore della pittura cinese che solo da alcuni decenni è al centro dell’attenzione degli studiosi. È poi stata in largo Fusco nel 2016 per il libro «Giuseppe Castiglione. Un artista milanese nel Celeste Impero» e poi nel 2017 presso la Libreria «La Librellula» per «Il tè, storia, popoli e culture», entrambi pubblicati con ICOO.

I volumi della «Biblioteca ICOO» sono definiti come una collana di «studi facilitati», contengono studi approfonditi di autori autorevoli, tradotti in uno stile accessibile a tutti, anche ai non specialisti, un impegno che rende onore ai curatori per aver messo la loro professionalità al servizio della divulgazione delle culture altre, mostrando scambi e incroci avvenuti già nel passato.

Questo volume in particolare è un saggio sull'icona del «Drago», simbolo per eccellenza della forza vitale e del sole, presente nelle culture di tutto il mondo, scritto per essere accessibil drago in cinaile a un pubblico eterogeneo.

Parlando del «drago», nella cultura occidentale ricordiamo soprattutto l'episodio mitologico del giardino delle Esperidi in cui un drago con cento teste custodiva l'albero delle mele d'oro. Eracle in una delle sue dodici fatiche uccise il drago Ladone per impossessarsi delle mele d'oro. La dea Era, impietosita per la sua morte, lo trasformò poi nella costellazione del «Draco».

Nel corso della serata il pianista/compositore Roberto Re David ha eseguito alcuni intermezzi musicali ispirati alle sonorità orientali, cinesi in particolari, rilette a suo modo, che hanno portato gli ascoltatori in un mondo evocativo. Le pause hanno consentito all'autrice di intervallare le varie fasi del suo discorso per renderlo maggiormente fruibile.

Ci sono figure e leggende sui draghi in quasi tutte le culture, sia occidentali che orientali. In molte culture la figura del drago si sovrappone a quella del serpente, a una o più teste.

È presente anche nel Medio Oriente islamico e preislamico, come anche in molte zone orientali come il Bhutan, dove addirittura compare nella bandiera nazionale.

Nelle Filippine è presente la figura del serpente marino Bakonawa mentre nella cultura mesoamericana abbiamo il serpente piumato.

Il drago solitamente ha la valenza simbolica di potenza e di forza. Nella cultura occidentale è in genere identificato con il male e troviamo spesso il mito dell'eroe che deve affrontarlo e ucciderlo o sottometterlo. Una sorta di rito di iniziazione per i giovani nella lotta contro il male.

Con il cristianesimo il drago è stato spesso identificato con il serpente biblico o con il maliil drago in cinagno e sono numerosi i santi che lo hanno affrontato e sconfitto (san Giorgio, santa Margherita, san Michele, san Teodoro, santa Marta, etc.). Ricordiamo anche l'immagine del serpente vinto dalla Vergine Maria nell'Apocalisse.

In estremo oriente e in Cina l'immagine è differente e troviamo raffigurazioni diverse in base al periodo storico.

In generale in Cina il drago è simbolo della natura, del cosmo e attraverso il drago l'uomo sceglie di integrarsi con la natura, di compiacerlo per esorcizzare gli aspetti negativi.

È un drago uno dei quattro esseri viventi che aiutano il creatore Pangu a far uscire il mondo dal Caos e creare i due principi fondamentali dell’universo, Yang e Yin.

È considerato una creatura benevola, simbolo della fertilità maschile (lo yang). Secondo la tradizione dorme sottoterra per alcuni mesi e quando esce dal suo letargo genera il primo tuono, che annuncia l'inizio della stagione delle piogge. Per questo viene invocato in caso di siccità.

È un simbolo di vita, festeggiato all'inizio del nuovo anno; per il capodanno cinese viene infatti eseguita la «danza del drago».

Anche in Cina ci sono innumerevoli diverse rappresentazioni del drago; nel corso dei secoli è cambiato il modo di rappresentarlo.

Le prime raffigurazioni risalgono al Neolitico, periodo Yangshao (5000 a.C. – 3000 a.C.) e Hongshan (4700 a.C. – 2900 a.C.) e il drago viene rappresentato come una sorta di serpente.

Nella transizione all'età dei metalli (1700 a.C.) vieneil drago in cina raffigurato su turchesi con base in bronzo.

Con l'età del bronzo l'iconografia si differenzia, vengono rappresentati draghi stilizzati, ridotti a forme geometriche con un forte contenuto simbolico e rituale.

A partire dall'ottavo secolo a.C. vengono realizzati contenitori a forma di drago.

Con la dinastia Han (206 a.C.- 220 d.C) il drago diventa il simbolo della centralità del potere e viene associata alla figura dell'imperatore. Viene rappresentato come un serpente con zampe e una grossa testa.

Durante la dinastia Tang (618-907) vengono poste nelle sepolture delle piccole figure di drago, della dimensione di 10-15 centimetri.

Contemporaneamente l'iconografia del drago si va perfezionando; inizialmente assume zampe da felino (tigre) poi quelle da rapace con tre artigli. Si istituzionalizza il legame con La fenice Yin; drago e fenice cinese diventano simboli dell'imperatore (Yang) e dell'imperatrice (Yin). Questa immagine ha una forte influenza sul Giappone dove ancor oggi il drago viene rappresentato con tre artigli.

Durante la dinastia Song (960 - 1279) il motivo del drago entra nell'arte colta, nella pittura a inchiostro dei letterati, conosciuti anche come mandarini.

L'artista Chen Rong realizza un rotolo di 10 metri detto dei «Nove draghi», numero dalla forte valenza simbolica. Si precisa ancora l'iconografia: il drago ha ora corpo di serpente, zampe da rapace, una lunga cresta il drago in cinasulla testa e lunghe corna.

Il periodo del dominio della dinastia mongola degli Yuan (1279 - 1368) è critico per la cultura cinese; vengono distrutte quasi tutte le antiche tradizioni. Rimane solo la figura del drago, simbolo di energia che rispecchia il carattere indomito dei mongoli.

La dinastia cinese dei Ming nel 1368 determina una forte rivalutazione della identità nazionale e la definizione della ortodossia culturale cinese. Vengono fissati i requisiti della figura del drago e ribadito il legame con l'imperatore, indicato spesso come «figlio del drago», simbolo che ora compare anche sugli abiti imperiali e sulle porcellane destinate all'imperatore.

Solo imperatore e i suoi più stretti familiari possono utilizzare l'immagine del drago con 5 artigli; gli altri membri della famiglia reale hanno 4 artigli; 3 artigli per i mandarini e i membri della nobiltà terriera. I vasi realizzati per l'esportazione contengono generalmente 4 artigli.

La successiva dinastia Qing (1644-1911) adatta molti usi dei Ming come l'uso del colore giallo oro e il drago con cinque artigli per gli abiti imperiali. Gli abiti sono però di foggia più agile, adatti per montare a cavallo.

La figura del drago è immersa in un profluvio di simboli ricamati con fili d'oro e colori sgargianti che fanno forte contrasto con lo sfondo. Viene mantenuta l'icona codificata con l'aggiunta della perla fiammeggiante, simbolo di prosperità e fortuna, con cui il drago sembra giocare.

Il drago Yang e la sua controparte femminile, la fenice Yin, sono considerati simboli di armonia coniugale.

I draghi affollano gli abiti formali dei mandarini, definite poi vesti drago (con 4 artigli) e sono presenti in ogni elemento architettonico (colonne, architravi, etc.). Al di sopra del trono c'il drago in cinaè la perla fiammeggiante, rincorsa da un drago dorato.

Nel palazzo imperiale il muro che divide gli ambienti destinati all'imperatore dal resto del palazzo è chiamato «Muro dei 9 draghi», una cortina che separa la vita privata dell'imperatore e la zona a lui riservata.

Nella letteratura popolare compaiono molte leggende, racconti relativi al drago e vengono codificate anche le sue facoltà soprannaturali, indicati draghi per specifiche funzioni o luoghi particolari.

Come viene visto oggi il drago in Cina? Per il nuovo anno i giovani cinesi ballano la danza del drago e viene svolta una festa delle barche drago. C'è molto entusiasmo per l'effigie del drago, rappresentato in festival e al centro di varie gare sportive. Il drago viene percepito come un essere benevolo, un portafortuna per l'intera comunità.

L'icona del drago è rappresentativa dell'identità nazionale.

Oggi la letteratura fantasy ha ripreso anche in occidente la figura del drago. Tanti sono i libri, film o cartoni animati in cui compare la figura del drago, visto generalmente come incarnazione delle forze del Male. In alcune storie invece il drago viene presentato come fedele alleato, chiamato ad aiutare l'eroe nella sua lotta contro il male.

Nella serie «Dragon trainer» viene rappresentata l'amicizia tra un ragazzo «diverso» e un drago, che porta serenità all'intera comunità. Il drago viene riletto come simbolo della paura dell'altro, superabile attraverso la conoscenza reciproca.

Nella rappresentazione dei draghi ciascuna cultura rimane generalmente ancorata alla ricchezza della propria tradizione artistica. L'immagine del drago cinese è distinta da quella riportata nel medioevo.

Al termine della serata, conclusa da un brano musicale di Roberto Re David, è stato consegnato all'autrice un omaggio floreale. Isabella Doniselli Eramo ha ringraziato i presenti per l'accoglienza e per averla seguita in questa serata diversa per conoscere meglio il pianeta cinese.

L’arch. Cortese ha chiuso l’incontro ribadendo l'importanza della conoscenza delle altre culture, ricordando l'atteggiamento di Matteo Ricci e dei primi missionari giunti in Cina, che hanno dialogato con rispetto con la cultura cinese, senza imporre in maniera violenta la loro religione, come purtroppo accaduto nell’America Centrale e altre zone. Una lezione di come curiosità, conoscenza, dialogo e rispetto possano camminare insieme.

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DONIil drago in cinaSELLI ERAMO ISABELLA

Isabella Doniselli Eramo, sinologa milanese, si è laureata in Lingua e Letteratura Cinese all’Università La Sapienza di Roma. È vice presidente e coordinatrice del comitato scientifico dell’Istituto di Cultura per l’Oriente e l’Occidente – ICOO; è consulente per la cultura cinese della Biblioteca del Pime di Milano e membro del Comitato Scientifico della Fondazione Prospero Intorcetta Cultura Aperta (Piazza Armerina).

È autrice e curatrice di numerosi libri, tra cui «Giuseppe Castiglione, un artista milanese del Celeste Impero», Luni Editrice 2016. La sua ricerca verte sui temi dell’incontro tra culture e delle reciproche influenze tra Cina ed Europa, su argomenti di storia, di arte e di cultura della Cina, sulla storia delle missioni gesuitiche in Cina e del loro ruolo nel dialogo tra culture.[foto Mario Di Giuseppe]

 

 

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