Martedì 25 Giugno 2019
   
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Roberto De Marco dalle grotte di ghiaccio dell’Islanda al CAI di Gioia

roberto de marco speleologo in islanda

roberto de marco speleologo in islanda Una serata dedicata alla speleologia glaciale, venerdì 3 maggio, presso la sede della Sezione CAI di Gioia del Colle “Donato Boscia” in compagnia dello speleologo/alpinista calabrese Roberto De Marco. Il presidente del CAI di Gioia Agostino Jacobellis ha introdotto brevemente l'ospite che, pur essendo nato a Cosenza, da tempo collabora con il gruppo CAI gioiese, per poi mostrare un video sulle attività svolte dal GASP! Gruppo Archeologico Speleologico Pugliese presso la grave Rotolo, profonda 324 metri.

Un percorso iniziato nel 2012 con la scoperta della grotta e varie spedizioni successive di disostruzione dei passaggi e esplorazione progressiva. Con la scoperta del «pozzo dei Veneti» si è arrivati alla profondità di - 264 m, poi ci sono state le immersioni in falda per altri - 48 m.

Nel 2017, dopo tre anni di esplorazione, è partito il progetto "Rotolo", coordinato dal prof. Mario Parise, in collaborazione con la Regione Puglia, CNR-IRPI, CNR-IRSA, ARPA PUGLIA, CNSAS, Federazione Speleologica Pugliese e altre istituzioni scientifiche e gruppi speleologici per la ricostruzione dell'ingresso della grotta, un nuovo armo di progressione, il prelievo di campioni di roccia a varie profondità che saranno analizzati per la datazione, il posizionamento di sensori per monitorare le variazioni microclimatiche, il posizionamento di una sonda nella falda e l'analisi di alcuni campioni dell'acqua di falda.

Al termine del video Roberto ha parlato della speleologia glaciale, una specialità relativamente recente che unisce le tecniche e le attrezzature tipiche della speleologia e dell'alpinismo e si pone l'obiettivo di esplorare le grotte presenti all'interno dei ghiacciai. A differenza delle normali esplorazioni in cui è possibile esplorare le grotte con spedizioni successive, ripercorrendo i passaggi già liberati, le grotte di ghiaccio con il passare del tempo cambiano; il passaggio dell'acqua scava velocemente i crepacci, creando ogni anno grotte diverse e rendendo ogni esplorazione un'esperienza unica, con la consapevolezza che nessun altro dopo di noi ripercorrerà gli stessi sentieri.

De Marco ha spiegato rapidamente il fenomeno del criocarsismo, di come l'acqua ogni anno penetra nelle fessure del ghiaccio, scavandosi delle grotte che finora nessuno aveva mai esplorato.

I crepacci sono un incubo per gli alpinisti, che tendono a evitarli o a procedere legati in cordata per evitare la caduta accidentale.

Gli speleologi glaciali invece camminano slegati con i ramponi per capire subito gli eventuali pericoli e potersi muovere con maggiore libertà sulla superficie ghiacciata. Cercano i crepacci che rappresentano per loro la via d'ingresso per i ghiacciai e le grotte che spesso racchiudono. Finora si sapeva solo che l'acqua di fusione entrava nelle fratture del ghiaccio, scavandole, ma non come era fatto l'interno del ghiacciaio.

La speleologia glaciale risente molto delle condizioni ambientali per cui può essere svolta solo in alcuni periodi dell'anno; nei mesi compresi tra la fine dell'estate, periodo di scioglimento del ghiaccio superficiale in cui l'acqua di fusione entra nei crepacci, scavando le grotte nel ghiaccio più antico, e l'inizio dell'inverno, quando tutto torna a congelarsi.

SPEDIZIONE SUI GHIACCIAI roberto de marco speleologo in islanda

Negli ultimi anni 2016/2017 sono state effettuate spedizioni sui ghiacciai del Gorner e del Ferpecle. Ottobre è considerato il mese ideale per questo tipo di esplorazioni che richiedono un lungo lavoro di preparazione preliminare e l'uso di attrezzature per alpinismo o speleologia a seconda delle situazioni. 

La fase preliminare parte con lo studio dell'immagini satellitari del ghiacciaio per individuare i punti più promettenti. Seguono una serie di ricognizioni in volo con l'elicottero per capire dove concentrare l'attenzione e individuare i mulinelli che segnalano dove l'acqua si infiltra nel ghiaccio.

Ci sono molte trappole sul percorso, rappresentate soprattutto dai laghetti ghiacciati che all'esterno appaiono come zone piatte con crosta ghiacciata e possono nascondere molti pericoli.

Va fatta particolare attenzione anche a dove stabilire il campo base, posto in un luogo sicuro, per resistere ai forti venti e a temperature di parecchi gradi sotto zero (-20°), e non troppo lontano da dove si svolgeranno le esplorazioni giornaliere.

Durante la spedizione «Iceland2018», partita per l'Islanda a ottobre 2018, occorrevano cinque ore per arrivare al campo base e le tende erano state poste su una morena, una montagnola di detriti trasportati dal ghiacciaio. Anche se solitamente li consideriamo delle strutture statiche e stabili, i ghiacciai sono formazioni dinamiche, che col tempo tendono a spostarsi e a trasformarsi, cambiando forma posizione. Anche per questo è importante prima di ogni spedizione acquisire informazioni precise sulla sua struttura attuale.

Il tempo è stato inclemente per gran parte della spedizione, costringendo gli speleoalpinisti a restare chiusi in tenda per tre giorni e tre notti, completamente isolati dal mondo esterno.

Data la temperatura hanno dovuto usare tende da alta quota.

In quelle condizioni il tempo non passa mai e gli spazi sono limitati, a malapena si riesce a mangiare qualche cibo liofilizzato stando sdraiati in uno spazio ristretto, cercando di economizzare viveri e energia elettrica.

Internet è fondamentale per ricevere le previsioni meteo e capire come si evolverà la situazione climatica all'esterno, ma può essere usata solo per brevi periodi.

LA SQUADRA

La squadra era composta da 12 persone (Omar Belloni, Giacomo Berliocchi, Roberto De Marco, Stefano Farinelli, Carlo Olivanti, Francesca Onnis, Michele Pazzini, Lorenzo Rossato, Tommaso Santagata, Francesco Taddei, Elena Taffini, Paolo Testa) con diverse abilità e specializzazioni di base, che hanno dovuto imparare a essere sia alpinisti che speleologi per fronteggiare ogni situazione. Nei giorni di esplorazione concessi dal tempo avverso hanno esplorato 29 mulini, percorrendo 300 m di verticale e 700 m di meandri.

Hanno usato un'attrezzatura mista (speleologia/alpinismo) composta da corde, ramponi, tende, viti da ghiaccio, etc); materiali del costo di migliaia di euro che hanno dovuto portare su in pesanti zaini da 20 Kg.

Quando hanno pianificato la spedizione si è presentata la possibilità di portare più materiali in quota con l'elicottero. In questi casi bisogna anche valutare che se il tempo cambia, è difficile riportare a valle da soli il materiale più pesante, per cui conviene non esagerare con i carichi.

Nella speleologia glaciale si cammina tra i crepacci, portando zaini pesanti e attrezzature varie. Per camminare sulla neve si usano i ramponi, ma occorre fare attenzione mentre si sale o scende con la corda a non danneggiarla accidentalmente con le punte metalliche, anche perché per diminuire il peso trasportato si utiliroberto de marco speleologo in islandazzano corde da 8, un po' più sottili rispetto a quelle da alpinismo. Per questa specialità è indispensabile un buon equilibrio, sia fisico che mentale, e una rapida capacità di valutare i rischi. Spesso si cammina su delicate lingue di ghiaccio, ponti naturali molto fragili e non ci si possono permettere errori.

IN VIAGGIO CON GLI SPELEOLOGI

Roberto ci ha fatto vedere varie immagini tratte dalle sue esperienze sul ghiacciaio Ferpecle nel 2017 e successivamente nella spedizione «Iceland2018». Ci ha mostrato un mulinello visto dall'alto, un meandro scavato dall'acqua, una voragine in parte crollata e tante altre bellissime immagini che, a suo dire, non rendevano comunque l'esatto effetto cromatico visto sul posto.

Ha illustrato come è fatta e come funziona una vite da ghiaccio, supporto che consente una buona tenuta. L'ancoraggio minimo è composto da almeno tre viti, solitamente esposte a nord; in genere viene coperto con lo zaino per evitare che il ghiaccio si sciolga troppo, indebolendolo.

I mulini glaciali presentano dei pozzi verticali composti da ghiaccio antico supercompresso dall'aspetto simile al vetro. Un ghiaccio trasparente che permette a volte di vederci attraverso oppure offre l'illusione che la vite da ghiaccio sia ancorata nel nulla. Immagini incredibili che purtroppo le parole e forse neanche le fotografie riescono a descrivere in maniera efficace.

Questo ghiaccio è molto delicato e se urtato tende a fratturarsi per metri come una lastra di cristallo. Analoga attenzione va messa nell'inserimento delle viti da ghiaccio che se avvitate troppo velocemente potrebbero esplodere, dando luogo a una figura tipica chiamata rosa di ghiaccio.

Procedendo alla base dei meandri ci si infila spesso in strettoie tra i ghiacci. Se si procede troppo velocemente la mancanza di attrito fa scivolare all'interno in maniera troppo rapida, correndo il rischio di incastrarsi. Spesso occorre procedere in traverso per evitare le pozze d'acqua. L'acqua rappresenta un grosso limite per cui spesso si è costretti a tornare indietro per aggirarla.

Bagnarsi è molto pericoloso, si rischia il congelamento rapido.

Per fortuna da alcuni anni esistono anche delle mute stagne, fatte di un tessuto giapponese traspirante e antistrappo simile al Gore-Tex, che permettono di esplorare anche i mulini attivi, con acqua a 0°, senza bagnarsi e senza sudare, consentendo di passare in acqua con un freddo sopportabile. Mute che in genere hanno un costo elevato, intorno ai 2400 euro. 

MISSIONE IN ISLANDA

Roberto ha mostrato la sua muta con calzari integrati, che usa anche per il canyoning invernale. Un prodotto realizzato da una ditta di Castrovillari a un prezzo più abbordabile intorno ai 700 euro. Per fare il confronto rroberto de marco speleologo in islandaicordiamo che una normale muta subacquea costa intorno ai mille euro.

Uno degli obiettivi della speleologia glaciale è cercare di capire come finisce una grotta glaciale, individuare, cioè, il sifone finale. Nel corso delle spedizioni inoltre si raccolgono dati e campioni che poi vengono consegnati agli scienziati competenti per uno studio dettagliato.

In Islanda ci sono le condizioni ideali per queste esplorazioni con la presenza di ghiaccio vecchio di decine di migliaia di anni (ghiaccio puro) nella calotta glaciale. In corrispondenza dell'Islanda affiora la dorsale atlantica media; la lava calda prodotta nel sottosuolo tende ad allontanare le placche tra America e Africa.

L’obiettivo della missione era l’esplorazione di due lingue dei ghiacciai islandesi Vatnajökull (grande quanto la Svizzera) e Mýrdalsjökull, laghi glaciali contenenti anche iceberg.

In Islanda non ci sono ostacoli morfologici, il territorio è sferzato da venti fortissimi, segno di un criocarsismo esagerato.

È anche un'isola vulcanica, caratterizzata da una pioggia costante, dove le cascate scorrono senza aver creato incisioni.

Difficile trasportare l'equipaggiamento, composto in genere da un peso di circa 23 Kg a persona più 8 Kg dello zaino personale.

Il maltempo ha molto rallentato la spedizione, prima a causa di 20 ore di vento forte che non permetteva alcuna attività, poi perché pioveva nelle tende danneggiate dal vento.

È impressionante la vastità del ghiacciaio, si vede solo ghiaccio dappertutto in ogni direzione. Le incisioni profonde indicano una forte attività di carsismo glaciale; il fiume d'acqua crea il suo percorso scavando il ghiaccio in profondità. In alcuni punti si trova ghiaccio misto a cenere vulcanica.

La muta stagna è stata utile per montare il percorso senza bagnarsi; purtroppo su 12 componenti del gruppo solo due ne erano provvisti; per cui Roberto e un altro collega hanno dovuto sacrificarsi per inserire le viti in acqua e permettere a tutti di procedere in sicurezza.

GHIACCIO TRASPARENTE

Una caratteristica particolare delle grotte islandesi oltre al ghiaccio trasparente (effetto cristallo) che consente di vedere le viti infisse come se fossero sospese nel vuoto è il colore blu intenso. Anche in assenza di illuminazione artificiale luce e colori arrivano attraverso il ghiaccio, creano riflessi che viaggiano dentro un crroberto de marco speleologo in islandaistallo, anche fino a profondità di - 80 m.

Nelle speleologia glaciale si è sempre i primi a esplorare un ambiente perché le grotte di ghiaccio si spostano, si chiudono, di modificano sotto l'effetto di un fiume d'acqua sotterranea che arriva fino a 100 lt/sec. Nessun altro andrà mai dopo negli stessi luoghi, anche tornando dopo pochi giorni troveremo un percorso diverso.

Roberto ha concluso il suo intervento con un po' di rimpianto per aver avuto solo tre giorni di reale attività, dovendo passare il tempo restante in tenda a causa del maltempo. Le sue parole e le immagini che ci ha mostrato hanno reso l'idea dell'incredibile spettacolo naturale cui ha assistito e forse invoglieranno qualcuno ad avvicinarsi a questa nuova disciplina, che comunque richiede una grande preparazione.

Bello il clima cordiale che si è creato durante la serata grazie alla bravura e simpatia del «relatore», capace di spiegare le sue imprese in maniera semplice anche per i non esperti, senza mai atteggiarsi a «super eroe», nonostante le tante imprese eccezionali finora compiute. Tanti gli amici pugliesi e non che sono venuti per salutare Roberto, che da tempo collabora con il gruppo CAI gioiese. Una persona umile, come tutti i grandi, ma determinata a raggiungere i propri obiettivi, imparando e mettendo insieme tecniche diverse, senza mai improvvisare.

Per maggiori informazioni, CAI Sezione di Gioia del Colle “Donato Boscia” in Via D. Boscia 17. info 338 9840711”.

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