Martedì 25 Giugno 2019
   
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Salotto letterario: una realtà per capire noi stessi e la nostra Storia

valerio magrelli

salotto letterario Il Salotto Letterario ideato e condotto da Giacomo Leronni, giunto al 67° incontro, continua a coinvolgere lettori non solo gioiesi in un percorso sempre più profondo di conoscenza della grande Storia e soprattutto della storia personale attraverso la letteratura quale specchio del tempo.

SpazioUnoTre’ di Mario Pugliese, la libreria ‘La Librellula’ e attualmente la sede dell’Università della Terza Età di Gioia del Colle sono stati i luoghi che hanno contribuito alla crescita di una realtà culturale che unisce il piacere della lettura e della militanza letteraria come antidoto al divenire ‘uomini vuoti’.

Si prendano ad esempio gli ultimi due incontri del Salotto Letterario su “Geologia di un padre” di Valerio Magrelli e su “Notturno cileno”  di Roberto Bolaño quali testi necessari  per scoprire e condividere l’importanza della ricostruzione della storia e delle storie personali e collettive per fare i conti con noi stessi. “Geologia di un padre” di Valerio Magrelli ha fortemente coinvolto i partecipanti sia per la struttura che per i temi: il rapporto padre figlio, il rapporto con i ricordi, il rapporto con la malattia ed il decadimento, la forma romanzo.   Sin dal titolo, il riferimento al ‘padre’, ovvero ad una figura importante e fondamentale nella vita di ognuno di noi, ha posto l’attenzione su un mondo di affetti e di ricordi, sul nucleo fondante la vita e l’esistenza dell’uomo.

L’incontro su “Geologia di un padre” di Valerio Magrelli ha visto quale co-conduttore il poeta Vittorino Curci, un intellettuale la cui fama è riconosciuta a livello nazionale, il quale con grande sensibilità ha condiviso la lettura e le interpretazioni possibili del testo “Geologia di un padre”, uno scritto che viene definito romanzo ma contiene, poesie, disegni, e non segue una vera e propria storia raccontata in ordine cronologico.salotto letterario

Afferma Valerio Magrelli  che il cammino dell’uomo rappresenta una sorta di viaggio dall’essere figlio e al divenire padre del proprio padre : ‘Il figlio come un filo che deve entrare nella cruna della propria crescita. Il padre come un filo che va sfilato’.

Dunque il Salotto Letterario come palestra di riflessione sulla propria esperienza come palestra per fare costantemente i conti con se stessi e con le coordinate della propria esistenza.

Se “Geologia di un padre”, il libro oggetto di analisi del mese di marzo ha posto l’attenzione sul nucleo fondante della famiglia attraverso l’analisi del ruolo della memoria e della morte, il romanzo “Notturno cileno”  del grande scrittore cileno Roberto Bolaño,  ha continuato la riflessione sulla memoria quale mezzo attraverso il quale si può scavare nella Storia personale e di una nazione nell’incontro svoltosi il 3 maggio. “Notturno cileno”, l’ultimo romanzo pubblicato da Bolaño mentre era ancora in vita, presenta il protagonista, padre Sebastián Urrutia Lacroix, prete dell’Opus Dei, mentre sul letto di morte, racconta la sua vita, istigato dal “giovane invecchiato” che lo pungola dall’ombra. Il punto di morte rappresenta il momento della verità, quando l’uomo guarda la sua vita a ritroso e fa i conti con una vita trascorsa tra gli agi ma anche nel silenzio sul Cile di Pinochet. La discussione sul libro protagonista del Salotto letterario si è incentrata sia sull’atto di accusa nei confronti delle gerarchie ecclesiastiche cilene spettatrici silenziose del regime di Pinochet, sia sull’ambiguità diffusa di tutti i livelli della società. L’ambiguità velenosa e diffusa, talvolta consapevole di chi ha preferito in Cile, così come è accaduto tante volte nella Storia, di essere indifferente, di non schierarsi.

Il Salotto Letterario ha ancora coinvolto il folto pubblico di lettori nella riflessione del  ruolo della letteratura  e soprattutto nella consapevolezza che la militanza letteraria passa anche attraverso la riflessione su quanto  Bolaño afferma: “abbiamo l’obbligo morale di essere responsabili delle nostre azioni e anche delle nostre parole e perfino dei nostri silenzi, sì, dei nostri silenzi”. Perché la letteratura, quella grande, quella in grado di parlarci oltre i luoghi ed il tempo ci sprona sempre a testimoniare la Vita, la Storia, i Limiti dell’uomo.

 

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