“Storie di Piazza” e “La teoria di Camila” di Gabriella Genisi

la teoria di Camila

la teoria di Camila “Storie di Piazza”, un appuntamento letterario organizzato da Palazzo Romano Eventi, in collaborazione con la comunità terapeutica Fratello Sole, la libreria La Librellula e con il patrocinio del comune di Gioia del Colle.

Dopo l'interessante incontro con Francesco Carofiglio dello scorso 24 luglio, giovedì 6 settembre 2018 in piazza Rossini abbiamo incontrato la scrittrice barese Gabriella Genisi, nota soprattutto per le storie del commissario Lolita Lobosco.

L’evento è stato introdotto dalla chitarra di Lillo Barile che ha suonato «Tu che conosci il cielo», brano dedicato a Raffaella Rizzi, fan di Ligabue, per ringraziarla per la sua preziosa collaborazione nell'organizzazione degli eventi di Palazzo Romano.

Come sempre molto bello e originale l'allestimento curato da Germana Surico; un tema floreale bicolore bianco e nero ispirato alla spirale riprodotta sulla copertina del libro.

Dopo i saluti di rito Lucio Romano, organizzatore dell’evento che con tanto entusiasmo investe nella cultura, ha passato la parola a Raffaella che con la consueta professionalità ha accompagnato l'autrice nel corso della serata con spunti di riflessione che ci hanno aiutati a conoscere meglio Gabriella e il suo nuovo lavoro.la teoria di Camila

Una presentazione per certi versi differente, incentrata soprattutto sul tema trattato nel libro, il rapporto tra anziani e badanti, più che sul personaggio noto da esibire, come purtroppo spesso accade. Questo clima sereno e rilassato ha consentito di affrontare l'argomento con semplicità e permesso anche a Gabriella di raccontarsi più intimamente, come in una chiacchierata tra amici.

La scrittrice ha molto apprezzato sia la scelta dei brani musicali suonati da Lillo Barile che hanno fatto da raccordo tra i vari momenti, sia quella degli stralci del suo libro letti con trasporto dai ragazzi e dalle ragazze della Comunità Fratello Sole, preparati con la loro psicologa, dottoressa Giordani.

In particolare ha gradito la lettura della lettera di un figlio all'anziano padre colto abbracciato alla sua giovane badante, mai letta prima in altre presentazioni, che le ha permesso di raccontare come è nato questo libro.

Tutto nasce da questa lettera, un articolo pubblicato sul Corriere della Sera da Marcello Veneziani nell'agosto 2009 e dedicato a suo padre, che Gabriella aveva ritagliato e tenuto chiuso in un cassetto per anni. Come molti scrittori anche lei spesso raccoglie immagini, testi, emozioni, possibili spunti per nuove storie, prendendo ispirazione da quello che legge.

Lo faccio a volte anch'io, accumulando appunti sparsi, ela teoria di Camilambrioni di storie che probabilmente non riuscirò mai a raccontare.

Nel 2012 dopo aver letto «Mancarsi» di Diego De Silva, Gabriella ha sentito il bisogno di scrivere una storia altrettanto intensa e coinvolgente per il lettore. Una sfida non facile, anche per la difficoltà di cimentarsi in un genere completamente diverso da quello che l’ha resa famosa.

Nell’estate del 2013 riprende in mano quel ritaglio e comincia a scrivere questo libro, diverso da tutti quelli pubblicati finora, completandolo poi nell'estate del 2014.

Sempre d'estate perché per lei è un periodo di vacanza, di pausa dalla scrittura della sua Lolita.

Il successo delle storie del commissario Lobosco le ha aperto le porte del grande mercato editoriale, ma a volte diventa ingombrante, impone di far uscire un libro all'anno per obblighi contrattuali, lasciando poco spazio per altri progetti.

Se sei una giallista per gli editori non puoi scrivere altro, finiresti per confondere il pubblico, disorientare i tuoi lettori, ma alla lunga scrivere una serie ti stanca, vieni sovrapposta al personaggio, rischi di restare sempre la teoria di camilaingabbiata in quel ruolo.

Lei comunque ha fortemente creduto in questa storia, scritta per passione e ispirazione, senza scadenze o vincoli editoriali. Gli editori probabilmente le avevano sconsigliato questo passo azzardato; credo non sia un caso che il libro sia uscito con una casa editrice diversa da quella che solitamente pubblica i suoi romanzi. Non avere obblighi editoriali significa anche non avere la certezza che poi qualcuno pubblicherà il tuo testo e che il pubblico saprà apprezzare la novità.

In effetti questa pubblicazione anomala è stata anche un modo per testare la fedeltà dei suoi lettori, capire se l'avrebbero seguita in questa avventura.

Molti inizialmente hanno comprato il libro solo per affezione, per la fiducia con cui acquistiamo solitamente a scatola chiusa i testi dei nostri autori preferiti, certi che non ci deluderanno.

Alcuni sono rimasti sorpresi per la tematica diversa, scoprendo che ci riguarda un po' tutti: il diventare anziani, fragili, il dover crescere di colpo dopo la morte di un genitore, il bisogno d'affetto, di cure, a volte anche di un semplice abbraccio.

Anche quelli che inizialmente avevano visto con sospetto questa nuova avventura, comunque ne sono stati ampiamente soddisfatti e immagino che in futuro l’autrice ci donerà altre storie interessanti, spaziando tra i vari generi. 

Ammiro molto Gabriella per la scelta coraggiosa di mettere temporaneamente da parte il suo personaggio di successo, lasciare in un angolo Lolita Lobosco, la certezza di un pubblico affezionato, per dedicare la sua attenzione ad un tema forse scomodo, all'invisibile esercito delle badanti. Presenti in quasi tutte le case ormai, ma poco considerate, se non come un problema quando chiedono qualche ora di riposo o qualche giorno in più per tornare nel loro paese.

Spesso dimentichiamo che anche loro hanno una famiglia, dei figli, dei genitori, dei mariti, degli affetti che hanno lasciato per venire ad assistere i nostri anziani, con turni a volte massacranti, 24 ore su 24, salvo giusto un'ora d'aria ogni giorno, condizioni che pochi di noi accetterebbero.

Dagli stralci del libro letti durante la serata ho notato una forte partecipazione emotiva dell’autrice, un modo di raccontare coinvolgente, segno di un tema molto sentito, ma forse anche di una maggiore libertà creativa legata all'assenza di vincoli di scadenze.

Il protagonista Marco è un uomo di 49 anni, con un lavoro da ingegnere che non ama, un matrimonio fallito e colleziona amori senza importanza, storie senza futurola teoria di Camila

Un giorno, dopo una partita a calcetto, riceve un sms da Camila, la badante di suo padre, che gli comunica brevemente che suo padre è morto.

Comincia un momento difficile per lui, sia per la difficoltà di accettare la scomparsa del padre, sia per i rimpianti per le loro liti, per le tante parole non dette o pronunciate a sproposito.

Da tempo i due uomini avevano interrotto ogni dialogo, a parte le formalità di rito, non si confidavano più i loro pensieri, le loro emozioni. Tutto da quella notte in cui Marco aveva scoperto per caso suo padre abbracciato alla giovane badante ucraina Camila.

Da quel momento tra padre e figlio c’era stato un allontanamento emotivo, Marco aveva smesso di raccontargli della propria vita, di interessarsi di quella di suo padre.

Per lui Camila era solo un’estranea che aveva approfittato dell’ingenuità di suo padre, credeva che lei lo avesse allontanato dal genitore.la teoria di Camila

Dopo la morte del padre Marco è costretto a parlare con la giovane badante, vede quanto la ragazza ha dato a suo padre, incomincia a conoscere la sua storia, a capire il suo affetto disinteressato per l'anziano genitore, la sua teoria fatta di abbracci, di contatti, di calore.

Spesso per noi i genitori sono come dei supereroi, senza debolezze e spesso è difficile ricordarsi, accettare che possano avere una vita affettiva, sessuale, soprattutto in età matura.

Come se con le età venisse a mancare anche la necessità di un abbraccio, di una carezza, di sentirsi ancora vivi.

Con la morte del padre Marco si sente di colpo con le spalle scoperte, capisce di dover di colpo crescere, come accade a chiunque perda un genitore, non importa a quale età.

Vorrebbe tornare indietro, riprendere quel dialogo interrotto.

Nel libro si affronta spesso il tema della solitudine, della fragilità, della morte, ma è anche un testo pieno di vita e di speranza. Si impara che da un evento doloroso si pla teoria di Camilauò andare oltre, ripensare a tutto quello che abbiamo fatto finora in maniera disordinata e cercare di dargli un senso.

Gabriella Genisi ha cominciato a scrivere intorno ai 40 anni e per lei la scrittura è stata anche un modo per elaborare il dolore per la perdita del padre. Oltre che un'occasione per incontrare tante persone grazie ai libri.

Scherza un po' sul fatto che molti le dicano che scrive come un uomo, soprattutto in questo libro dove i protagonisti sono principalmente Marco e suo padre.

Forse perché a scuola in genere si leggono solo opere scritte da uomini e con uomini come protagonisti; poche le voci femminili a cui viene concesso uno spazio più ampio. 

Forse perché durante l'infanzia ha spesso letto i libri dei suoi fratelli, libri d'avventura dedicati principalmente al pubblico maschile, letture che le hanno permesso di conoscere meglio questo mondo e immedesimarsi nel nostro modola teoria di Camila di pensare.

Nel corso della storia Marco di rende conto che nel vecchio palazzo dei suoi genitori ormai vivono solo anziani e badanti, una realtà oggi molto comune, con i figli in giro per il mondo alla ricerca di un lavoro e i genitori spesso lasciati soli a invecchiare.

Il ruolo delle badanti è oggi molto importante. Sono entrate a far parte delle nostre famiglie, assistono amorevolmente i nostri cari, spesso fanno da raccordo tra parenti che non comunicano tra loro, ma non si parla mai di loro, se non per qualche episodio di cronaca.

Sono trasparenti, spesso le consideriamo solo delle serve sempre disponibili, dimenticando che hanno lasciato le loro famiglie per accudire i nostri familiari, che i pochi giorni di vacanza concessi spesso non sono sufficienti per andare a trovare i loro cari.

Nel paese del mito della mamma italiana, noi difficilmente riusciremmo a stare per tanto tempo lontani dai nostri affetti, dai nostri figli.

Signore spesso coltissime, a volte laureate, in genere con un'ottima preparazione medico-infermieristica.

Purtroppo la nostra ricca lingua italiana non ha trovato un termine alternativo, che non richiami solo all'aspetto fisico del loro lavoro, al pannolone, alle gocce, alle medicinla teoria di Camilae da dare. In inglese si usa care giver (dispensatrice di cure) che alcuni ritengono più appropriato.

Personalmente ritengo che l'introduzione di un altro inutile inglesismo non risolva il problema come tanti altri termini che abbiamo voluto/dovuto cambiare in nome di un presunto «politicamente corretto» la gente comune continuerà comunque a usare il nome badante, aumentando la distanza con chi si trastulla con inutili parole straniere.

Badanti e anziani sono spesso due solitudini che si uniscono. La solitudine dell’anziano solo, perso nei propri ricordi annebbiati e quella di queste donne, costrette a vivere lontano da casa, ad accudire pazientemente persone che spesso hanno perso la capacità o la voglia di comunicare o di vivere.

Ragazze giovani che cercano di costruire il loro futuro all’estero, rischiando di finire vittime dei loschi giri della prostituzione, o donne più mature che lasciano a casa figli e nipoti per guadagnare il necessario per garantire anche a loro una vita dignitosa.

Spesso i figli sono gelosi delle badanti, temono che interferiscano nel loro rapporto affettivo con i genitori anziani, che vogliano approfittare della loro buona fede per impossessarsi dei loro beni.la teoria di Camila

In effetti è un tema di cui si parla solo quando ci sono storie negative, dimenticando tanti casi di immensa dedizione e cura. La letteratura ha il compito di colmare i vuoti, è giusto che i libri raccontino anche queste storie poco conosciute. Il concetto di badante è abbastanza recente nella nostra società. Nelle famiglie di un tempo in genere c'era un concetto diverso di famiglia, di solito c'erano molti figli, considerati una ricchezza, soprattutto al sud. Affidare i genitori a un estraneo o una casa di riposo veniva considerato quasi una vergogna.

Spesso c'era la zia signorina o una figlia femmina che per caso o per scelta rimaneva in casa con i genitori e si prendeva cura di loro quando invecchiavano. Se c’erano molti figli di solito si stabiliva una turnazione, ciascuno di loro prendeva l’anziano in casa o si trasferiva da lui per qualche settimana, qualche mese.

Questo consentiva di far vivere l’anziano nella sua famiglia, rafforzava i legami tra genitori e figli, tra nonni e nipoti. Credo che tutti abbiano avuto un nonno/nonna in casa e ricordino con affetto questa convivenza forzata, qualche volta un po’ problematica. Di contro, a volte questi frequenti spostamenti causavano disorientamento, perdita dei propri luoghi, delle proprie abitudini.

Il libro della Genisi è pieno di contrasti, con molti personaggi negativi accanto a pochi positivi, tra le donne solo Camila e la cugina Marina.

Marco è ancora tendenzialmente un immala teoria di Camilaturo, che vive di rapporti umani sporadici; è diventato così negli anni, forse a causa delle influenze negative. Appartiene alla generazione dei 40/50enni perennemente insoddisfatti, che hanno spesso dovuto adattarsi a un destino fissato, chiusi in categorie, comparti stagni da cui poi non riescono a uscire.

Il cambiamento di Marco comincia dopo il ritrovamento del quaderno del padre.

Una lettera postuma, una sorta di testamento emotivo, in cui il padre gli svela i segreti della sua famiglia perché Marco non commetta gli stessi errori. Uno scritto che in qualche modo lo aiuta a conoscere meglio suo padre, i lati nascosti del suo carattere, le sue fragilità, gli permette di cominciare a comprenderlo, a volergli bene. Pagine che li aiutano a riappacificarsi, al di là della vita e della morte. Un padre perso, ma poi in qualche modo ritrovato, una possibilità di rinascita.

Gabriella confessa di aver pianto mentre scriveva queste pagine; non è strano, spesso gli scrittori provano emozioni mentre danno forma alle proprie opere e provano in prima persona l'effetto emotivo delle loro parole.

GLI INTERVENTI

Dopo la presentazione del libro, i ragazzi/e della Comunità Fratello Sole hanno posto alcune domande o fatto riflessioni sul libro che hanno letto in anteprima e analizzato insieme alla loro psicologa, rendendo anche questo testo parte del loro cammino terapeutico.

F.) Hai trovato la ricetta per la felicità?la teoria di Camila

Occorre sempre vedere le cose in positivo e seguire le proprie aspirazioni, evitando di reprimere le proprie inclinazioni per seguire i percorsi canonici. Per crescere è importante leggere e seguire i propri percorsi, le proprie passioni. Negli anni '80 imperava il mito della donna in carriera, invece scelsi di fare la casalinga, di non lavorare. Poi la passione per la lettura mi ha portata alla scrittura, ad un nuovo percorso di vita, fino a diventare un vero e proprio lavoro che mi permette di conoscere tanti luoghi diversi, tante persone.

R.) Parlaci della formula matematica citata nel libro che avvicina padre e figlio (equazione di Dirac)

Non sono un’esperta. In sintesi quando due persone, due pianeti, due particelle anche se lontani in qualche modo continuano ad influenzarsi. Tutti quelli che incontriamo lasciano un segno in noi, in qualche modo non ci si perde mai.

C.) Perché in genere dopo una separazione tutte le incombenze vengono demandate alle madri?

In passato i padri non erano molto presenti nella vita familiare. Non cambiavano i pannolini ai loro figli, non aiutavano in casa. Erano visti solo come un bancomat, considerati solo per il loro contributo economico alla famiglia. Oggi i ruoli stanno cambiando, forse gli uomini si sono un po' femminilizzati, assumendo anche ruoli tipicamente femminili e occupandosi di più dei figli.

A.) Come i figli vedono la sessualità dei loro genitori?

I figli vedono spesso i genitori come privi di istinti sessuali. È un tabù difficile da superare, i figli giudicano i genitori solo in riferimento al loro rapporto affettivo. Ti giudicano come la teoria di Camilamadre, non come donna, non riescono a slegare i due elementi, a immaginare che i loro genitori possano avere anche una vita sentimentale/sessuale.

S.) Solo una riflessione. C'è una certa disattenzione del protagonista Marco verso la vita. A volte serve un evento drastico per poterne apprezzare il valore.

La parola è poi passata al commissario Postiglione che ha confermato il suo apprezzamento per le iniziative di Palazzo Romano complimentandosi con l'autrice sia per il tema descritto, sia per la difficoltà per una donna di scrivere di un protagonista maschile.

Si è poi soffermato su quella che ha definito l'isola delle badanti, un universo femminile ancora poco conosciuto, ricordando con affetto e ironia anche la sua esperienza con le badanti dei propri genitori. Si è chiesto come mai oggi si tenda sempre più a far stare i genitori a casa loro con le badanti, piuttosto che tenerli con sé, portarli a casa propria, una considerazione che meriterebbe una più attenta riflessione. [foto Mario Di Giuseppe]