Venerdì 26 Maggio 2017
   
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GLI STUDENTI DEL CANUDO E LA “GIORNATA DELLA MEMORIA”

Giorno-della-Memoria

olimpiadi del 1936 Venerdì 27 gennaio 2017, per celebrare la “Giornata della Memoria”, oltre ai tanti eventi organizzati e riportati nella splendida locandina realizzata su progetto grafico di Andrea Spinelli e Nicola Cataldi (riportata in calce), alcuni studenti dell’IIS R. Canudo hanno contribuito, con alcune loro riflessioni che provvediamo a pubblicare, ad evidenziare la strumentalizzazione dello Sport avvenuta nel 1936 ad opera di Hitler con l’organizzazione delle Olimpiadi di Berlino.

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AGONISMO E LOTTA: LE OLIMPIADI DEL 1936

Dal bagliore della fiaccola alla fiamma dell’odio razziale

L’esercizio dell’attività sportiva è un’esigenza connaturata all’uomo. Agonismo, dal greco “agone” significa lotta. Una lotta tesa alla piena realizzazione di sé. L’agon, ovvero lo spingere, il guidare e dirigere, è una sorta di conflitto in cui emerge un leader. Competere è un’accezione positiva del concorrere, è lo stare insieme ed avere un fine a cui tendere, con la possibilità di misurarsi con l’altro ed affermarsi rispetto ad esso. L’uomo attraverso lo sport compete con un suo simile alla ricerca di una vittoria, che è in sé affermazione di una supremazia ed allo stesso tempo promessa di gloria.fiamma olimpiadi del 1936

Le Olimpiadi trasferiscono sul piano delle Nazioni questo spirito competitivo. Ogni quattro anni le Nazioni hanno l’occasione di dimostrare la propria supremazia facendo ardere quella passione per lo sport, quella voglia di superare i limiti (ben rappresentate dalla torcia olimpica) in rappresentanze del proprio Paese.

Le dittature ed i regimi totalitari hanno sempre sfruttato l’attività fisica e lo sport ai fini della preparazione militare e propagandistici. Anche i sostenitori del Terzo Reich compresero che la ginnastica e lo sport potevano diventare uno straordinario mezzo di propaganda, volto a dimostrare la superiorità della razza ariana rispetto alle altre. Sin dai suoi primi passi il regime nazista fa ampio ricorso alla mobilitazione per mezzo di un uso massiccio della propaganda. Le misure economiche e sociali governative vengono pubblicizzate in tutti i modi, anche attraverso i moderni mezzi di comunicazione come la radio.

Durante i giochi olimpici del 1936 svoltisi a Berlino, le immagini sportive che il Reich aveva la premura di divulgare, miravano a creare un’analogia diretta tra la Germania nazista e l’antica Grecia, rappresentando visivamente il mito nazista della superiore civiltà tedesca, erede dell’antica cultura classica “Ariana”. Quella visione dell’antichità classica enfatizzava i caratteri somatici “Ariani”: portamento eroico, occhi azzolimpiadi del 1936urri, capelli biondi.

Quella di Berlino fu una delle edizioni più controverse della storia dei Giochi Olimpici.

Nove atleti ebrei vinsero una medaglia durante le Olimpiadi dei Nazisti, inclusa Mayer e cinque atleti ungheresi. Nell’agosto del 1936, mentre ospitava i Giochi Olimpici estivi, il regime nazista cercò di mascherare le proprie violente politiche razziste. La maggior parte dei segni visibili della persecuzione anti-ebrei fu temporaneamente rimossa e i giornali attenuarono la loro violenta condanna.

In questo modo, il regime sfruttò i Giochi Olimpici per presentare ai giornalisti e spettatori stranieri l’immagine, falsa, di una Germania pacifica e tollerante. Molti giovani sportivi ebrei subirono pressioni da parte delle organizzazioni ebraiche affinché boicottassero i Giochi. Non avendo ancora compreso appieno, a quel tempo, le dimensioni e gli obiettivi della persecuzione degli Ebrei e di altre categorie da parte dei Nazisti, quegli atleti decisero però di gareggiare.

Il presidente americano Roosevelt pensò di inviare un gruppo di osservatori in Germania, per rendersi conto della situazione, ma fu scelta la persona sbagliata: Brundage infatti, una volta inviato in Germania si rifiutò di collaborare al boicottaggio, apprezzando e lodando la perfetta organizzazione dell’operato tedesco.

I nazisti eseguirono un’elaborata preparazione dei Giochi, che si sarebbero svolti dal 1 al 16 agosto. Un'organizzazione straordinariamente perfetta, che contribuì a mostrare agli occhi del mondo intero la Germania nazista come la nazione più efficiente del mondo.

Venne costruito un enorme complesso sportivo e i palazzi e i monumenti di Berlino venolimpiadi articolo cagnazzi-2nero adornati con bandiere olimpiche e stendardi con la svastica. Il mondo intero doveva essere sbalordito dall’eccezionale preparazione nazionalsocialista. Con questa edizione Hitler voleva dimostrare la superiorità della razza ariana e per raggiungere questo obiettivo non era sufficiente il rigore e l’efficienza, ma anche scenari grandiosi e la maggioranza degli atleti tedeschi. La Germania pubblicizzò i giochi con abilità, utilizzando poster dai colori vivaci e articoli illustrati che apparvero in diverse riviste.

La maggior parte dei turisti rimase all’oscuro del fatto che il regime nazista avesse temporaneamente rimosso i cartelli anti-Ebrei, o che la polizia avesse relegato tutti i Rom di Berlino in un campo speciale, ordinato dal Ministero degli Interni tedesco. I Nazisti, inoltre, ordinarono che i turisti stranieri non fossero soggetti alle conseguenze penali previste dalle leggi tedesche sull’omosessualità.

Goebbels, Ministro della Propaganda, per ordine di Hitler, ebbe l’incarico di produrre un documentario artistico dell’evento che aspirasse ad essere ricordato negli anni a venire. Nella locandina del documentario, il discobolo di Mirone si trasforma in 'statua vivente', con taglio di capelli in perfetto stile berlinese. La cerimonia di apertura dei Giochi era stata inizialmente organizzata con l'intento di simboleggiare la trasmissione della cultura classica dalla Grecia alla Germania, così come teorizzato nel Settecento dall'archeologo tedesco Johann J. olimpiadi articolo cagnazzi-1Winckelmann. L'ambigua analogia tra propaganda e sport in Olympia è perfettamente rappresentato dal gioco di somiglianze, evidente appunto nella cerimonia di apertura, tra il saluto olimpico e quello nazista.

È interessante sottolineare l’uso che Leni Riefenstahl, regista del documentario, fece del percorso della fiaccola all’inizio del documentario.

Le scene iniziali sono quasi in penombra, ma dal momento dell’accensione della fiaccola la luminosità aumenta e cresce con l’avvicinarsi a Berlino: “è il passaggio - ha sottolineato il professor Luigi Verolino, (nel libro “Oltre l’oro”) - dall’oscurità al chiarore della civiltà che risplende al massimo sulla città di Berlino, nuovo centro della civiltà mondiale secondo la visione nazionalsocialista. Berlino rappresenta il nuovo faro del mondo, l’esempio verso il quale tutto devono rivolgersi”.

La storia ci ha poi insegnato a guardare dietro quel bagliore di luci e a scorgere le ombre che nascondevano i fantasmi dell’abbrutimento umano e i progetti di una volontà discriminatoria…”.

Maselli Francesca - Nerilli Claudia

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OLIMPIADI 1936ECLATANTI DIFFERENZE

Il valore olimpico ieri e oggi

“Ѐ sempre stata attribuita allo sport, in ogni epoca, soprattutto ad ogni governo, un’importanza grandissima, per la buona ragione che lo sport intrattiene e obnubila e rimbecillisce le masse.” Così disse Thomas Bernhard, diretto spettatore degli anni ‘30-‘40. Nel 1936 Berlino, infatti, si vide partecipe di un grande evento con fini propagandistici, pianificato su precise e false basi: le Olimpiadi. La durezza del regime nazista contro i popoli di razza non ariana cominciò a placarsi con l’avvento dei giochi, per, ottenere sempre più importanza e per rassicurare le democrazie occidentali affinché non dubitassero delle idee razziste che oggi verrebbero criticate come un folle modo di pensare che mortifica la diversità delle culture, dei pensieri e l’unicità dei popoli.

Nel 2016 le nuove Olimpiadi hanno avuto luogo in un Paese sudamericano, che non sarebbe mai stato scelto da parte del Fϋhrer. Anche il loro significato cambia: esse non sono più finalizzate a mascherare pregiudizi infondati, ma esprimono quello che è il vero concetto dello sport. Lo sport è passione, tenacia e soprattutto rispetto. Quest’ultimo non trova corrispondenza nelle Olimpiadi del ’36, alla fine delle quali Hitler fu irritato soprattutto dalla vittoria di Jesse Owens, un atleta afroamericano di colore che fu al centro dell’attenzione di tutto il mondo per aver vinto quattro medaglie d’oro. La passione e il desiderio sportivo vivevano anche negli animi degli atleti dellolimpiadi articolo cagnazzi-3e più diverse nazionalità, che si conquistarono legittimamente la fama nelle Olimpiadi, riuscendo ad avversare grazie ai riconoscimenti olimpici il fiero orgoglio ideologico di Hitler. Alle olimpiadi di Berlino prese parte Helene Mayer, una delle più grandi atlete della Scherma,di stirpe ebrea, ma fiera di essere tedesca, difese i colori della squadra nazionale e ne conservò il titolo, eroina dai capelli biondi e dagli occhi verdi, divenne subito dopo oggetto di indifferenza da parte del Fϋhrer.

A distanza di ottanta anni è stato anche entusiasmante vedere come le Olimpiadi costituiscano un sano terreno di confronto atletico, dove competono i giocatori senza doversi preoccupare dell’appartenenza ad un popolo, ad un’etnia. L’unico legame che li unisce è l’amore per lo sport, il sacrificio e l’allenamento necessari per raggiungere nuovi traguardi. A Rio de Janeiro ha visto disputare una delle partite più significative tra Egitto e Italia.

Ha fatto il giro del mondo la foto che ritrae la giocatrice italiana in bikini e quella egiziana coperta da burka e da una tuta lunga. Differenze così eclatanti che non dividono, ma abbattono le barriere del pregiudizio, dell’indifferenza, della discriminazione raffigurate in solo gesto, lo slancio nello schiacciare secondo le regole del beach volley. Le stesse Paraolimpiadi sono state una risorsa per valorizzare la persona e non la sua disabilità, in contrapposizione alla inaccettabile convinzione mutuata dal nazismo per cui il corpo nella sua prestanza fisica, nella perfezione delle forme e delle potenzialità è meritevole di vita e di dignità.

Il senso ultimo delle Olimpiadi odierne è dunque la soddisfazione di poter partecipare ad una gara, gustando il desiderio della vittoria, in un contesto di competizione dove dovrebbe primeggiare il fair play e la meritata conquista di una medaglia d’oro. E’ legittimo tifare per la propria nazione ed esultare per i successi conquistati, perché lo sport è unione, energia che si sprigiona, senza alcuna discriminazione o razzismo”.

Valentina Cagnazzi - Marilisa Di Fonzo

locandina GIORNATA DELLA MEMORIA

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